La Fondazione Teatro La Fenice ha deciso di interrompere ogni rapporto professionale con il maestro Beatrice Venezi, annunciando l’annullamento di tutte le collaborazioni future. La decisione, comunicata attraverso una nota ufficiale, è stata assunta dal sovrintendente Nicola Colabianchi a seguito delle recenti dichiarazioni pubbliche della direttrice d’orchestra, ritenute dalla Fondazione incompatibili con i valori dell’istituzione.
Nel comunicato, la Fondazione spiega che “la decisione è maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra”. Parole che evidenziano una frattura ormai insanabile tra la direzione del teatro e la musicista. La nota prosegue sottolineando che “tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai professori d’Orchestra”.
La presa di posizione si conclude con un richiamo ai principi cardine dell’istituzione veneziana: “ribadisce il proprio impegno nella promozione di un ambiente professionale fondato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione costruttiva e sull’eccellenza artistica”.
All’origine della rottura vi sono le dichiarazioni rilasciate da Venezi al quotidiano argentino La Naciòn. Nell’intervista, la direttrice aveva affermato: “questa è un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio”, aggiungendo che “anche Diego Matheuz la diresse a soli 26 anni, per quanto era un protetto di Abbado. Io non ho padrini, questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti”.
Nel prosieguo dell’intervento, Venezi aveva rimarcato la propria posizione all’interno del teatro veneziano: “Non provengo da una famiglia di musicisti, sono una donna, ho 36 anni, sono la prima donna direttrice del Teatro La Fenice, e voglio portare un cambiamento. Questo è il punto principale. Hanno paura del cambiamento, del rinnovamento. È più facile rimanere ancorati alle vecchie abitudini. Ma è così che muore un teatro”.
Dichiarazioni che avevano immediatamente suscitato la reazione del sovrintendente Colabianchi, il quale aveva preso le distanze sottolineando di non condividerne il contenuto e ribadendo “l’ottima qualità” dell’orchestra. A stretto giro era intervenuta anche la rappresentanza sindacale unitaria del teatro, con parole particolarmente dure: “Si tratta di affermazioni gravi – sottolineano i lavoratori -, false e offensive, che ledono la professionalità, il merito e la dignità delle professoresse e dei professori d’orchestra della Fenice, professionisti di altissimo livello selezionati esclusivamente attraverso concorsi pubblici internazionali basati sul talento e sul rigore procedurale”.
La nota delle maestranze proseguiva evidenziando come “offendere i lavoratori e il pubblico del Teatro non è solo un atto di scortesia istituzionale, ma un attacco diretto all’identità stessa della nostra Fondazione”, concludendo che le dichiarazioni della direttrice risultavano “incompatibili con le condizioni necessarie per costruire un rapporto di fiducia e una collaborazione artistica proficua”.
Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha espresso sostegno alla decisione del sovrintendente: “prende atto della decisione di Nicola Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza, e conferma al sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia”. Il ministro ha inoltre auspicato che “tale scelta possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d’ogni ordine e grado; nell’interesse del Teatro e della città di Venezia”.
La rottura tra la Fenice e Venezi segna un passaggio rilevante per uno dei principali teatri lirici italiani, aprendo interrogativi sul futuro assetto artistico dell’istituzione veneziana e sulle prospettive della direttrice d’orchestra. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
