Nel giorno della Liberazione, Elly Schlein ha scelto Sant’Anna di Stazzema, luogo simbolo della memoria nazionale per l’eccidio nazifascista del 12 agosto 1944, per rilanciare una lettura netta del 25 Aprile come data fondativa della Repubblica. La segretaria del Pd, intervenendo alla cerimonia e incontrando alcuni superstiti della strage, ha sostenuto che “il 25 aprile non è divisivo, lo è solo per chi ha nostalgia degli oppressori”, aggiungendo che la ricorrenza “appartiene a tutti gli italiani” ed è “una festa popolare”.
Il passaggio politico più marcato del suo intervento è stato però quello sull’antifascismo come perimetro costituzionale e non come semplice opzione culturale. Schlein ha affermato che “il fascismo non è un’opinione, è un crimine, è un reato” e ha chiesto lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste, richiamando esplicitamente la Costituzione. Nello stesso discorso ha rivendicato la necessità di dare continuità all’impegno contro la propaganda nazista e fascista, collocando così la memoria della Liberazione dentro l’attualità dello scontro politico e civile.
La giornata del 25 Aprile ha mostrato, ancora una volta, due registri distinti nel dibattito pubblico. Da un lato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ribadito il valore permanente della Resistenza, affermando a San Severino Marche che “il passato non è mai morto” e rilanciando l’impegno “ora e sempre Resistenza”; dall’altro, nella maggioranza, sono rimasti visibili accenti differenti sul significato politico della ricorrenza.
Giorgia Meloni, nella nota diffusa per la giornata, ha parlato della “fine dell’occupazione nazista e della sconfitta dell’oppressione fascista”, definendo il 25 Aprile un momento di “riflessione collettiva e di coesione nazionale”. Ma il quadro del centrodestra, secondo la ricostruzione di ANSA, è rimasto segnato da distinguo e sfumature diverse: dalle parole precedenti di Ignazio La Russa sui caduti della Repubblica di Salò ai richiami di Matteo Salvini contro tutte le dittature, fino alla linea di Forza Italia che ha insistito sulla Liberazione come “festa di tutti”. In questo contesto, la dichiarazione di Schlein ha assunto il valore di una risposta politica diretta, pensata per respingere ogni tentativo di relativizzare la matrice antifascista della ricorrenza.
La scelta di Sant’Anna di Stazzema non è stata soltanto simbolica. Portare lì il messaggio del Pd ha significato legare il 25 Aprile non a una memoria rituale, ma a una memoria militante, in un luogo che continua a rappresentare una delle ferite più profonde della violenza nazifascista in Italia. Per Schlein, il punto politico è precisamente questo: sottrarre la Liberazione alla contesa identitaria e restituirla a una dimensione nazionale, ma dentro un confine chiaro, quello antifascista, oltre il quale la festa torna a dividersi. Ecco perché la formula “divisiva solo per i nostalgici” non è solo uno slogan di giornata, ma la sintesi di una linea che punta a fare del 25 Aprile il terreno di un confronto netto con la destra di governo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
