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Piano Casa del Governo? Inutile il vero problema è la speculazione sui terreni edificabili

Il Governo promette 100 mila alloggi e porta il Piano casa verso il Cdm del 1° maggio, ma il mercato resta ostaggio della rendita sui terreni edificabili: è lì che si gioca la vera emergenza italiana.

Il Piano casa del Governo Meloni si presenta come una risposta “robusta, imponente, strutturale” alla crisi abitativa, ma il rischio è che finisca per agire sugli effetti senza toccare la causa più profonda: la speculazione sui terreni edificabili. È qui che si gioca una partita decisiva per il futuro di giovani, coppie e famiglie che non chiedono assistenza permanente, ma la possibilità concreta di acquistare un lotto a prezzi sostenibili e costruire una prospettiva di vita. È una frattura che in molte aree del Paese si è allargata fino a rendere il diritto alla casa un privilegio, non più un traguardo accessibile. Su questo punto si inserisce anche il quadro già ricostruito in questo approfondimento, che mette a fuoco come il mercato dei suoli edificabili stia drogando l’intera filiera dell’abitare.

La linea del Governo, almeno per come è stata illustrata finora, si muove invece su un doppio binario. Da un lato c’è il recupero del patrimonio pubblico di edilizia residenziale e sociale oggi non assegnato perché non a norma; dall’altro, un progetto più ampio destinato alla cosiddetta “fascia grigia”, cioè quei cittadini che non rientrano nei requisiti dell’edilizia popolare ma non riescono comunque a sostenere mutui, acquisti o affitti di mercato. Matteo Salvini, intervenendo al Senato il 5 marzo, ha spiegato che un primo decreto mette a disposizione circa 950 milioni di euro per manutenzione e recupero degli alloggi ERP ed ERS non utilizzabili, con l’obiettivo di rimettere rapidamente in circolo fra 50 mila e 60 mila appartamenti. Ha anche chiarito che questo primo stanziamento “non è il Piano casa”, ma solo un intervento immediato dentro una strategia più larga.

Giorgia Meloni ha poi alzato l’asticella politica annunciando alla Camera, il 9 aprile, un Piano casa capace di rendere disponibili, tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati, oltre 100 mila case nei prossimi dieci anni. Nello stesso intervento la premier ha collocato il passaggio politico decisivo in Consiglio dei ministri “in vista della ricorrenza del 1° maggio”; diverse ricostruzioni successive hanno indicato proprio il 1° maggio 2026 come data prevista per l’esame dei primi provvedimenti attuativi.

Terreni edificabili, una follia speculativa che sta uccidendo il diritto alla casa

Il problema, però, è che l’aumento dell’offerta pubblica o calmierata non scioglie automaticamente il nodo dell’accesso alla proprietà privata per il ceto medio e per chi vuole investire sul proprio futuro senza restare intrappolato per decenni nell’affitto o nelle graduatorie. Se il prezzo del terreno edificabile continua a salire per effetto di rendite, aspettative speculative e scarsità artificiale, ogni politica abitativa rischia di diventare un tampone. Si recuperano alloggi, si promettono nuove disponibilità, si mobilitano fondi pubblici, ma non si spezza il meccanismo che ha trasformato il suolo edificabile in un bene finanziario. E finché non si interverrà su pianificazione urbanistica, fiscalità delle aree edificabili inutilizzate e trasparenza dei valori di mercato, il costo della casa continuerà a essere gonfiato a monte.

È su questo terreno che la critica al Piano casa diventa politica prima ancora che tecnica. Il Governo prova a dare una risposta all’emergenza abitativa con il recupero dell’esistente, con alloggi sociali e con formule come il rent to buy rivolte alla fascia intermedia; ma la domanda che resta aperta è se basti costruire o recuperare case senza affrontare la rendita che soffoca il mercato dei terreni. Perché un Paese che rende proibitivo comprare un lotto edificabile a chi lavora e risparmia non sta soltanto vivendo una crisi immobiliare: sta restringendo l’orizzonte sociale di un’intera generazione. E allora il vero banco di prova del Piano casa non sarà nella cifra annunciata né nella platea evocata, ma nella capacità di colpire il punto in cui il diritto all’abitare si trasforma in speculazione pura. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!