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Giuseppe Conte: “Ecco il mio piano per l’Italia”, sfida sul Patto di Stabilità e Nazionalizzazioni

Conte rimette in campo la sua ricetta economica tra Patto di stabilità, partecipate e fondo sovrano: non solo opposizione a Meloni, ma il tentativo di tornare competitivo per Palazzo Chigi.
Credit © la7

Giuseppe Conte prova a riportare il Movimento 5 Stelle al centro del confronto economico e politico con una piattaforma che tiene insieme conti pubblici, politica industriale e consenso sociale. Il leader pentastellato torna a parlare da candidato naturale a Palazzo Chigi e mette in fila una proposta alternativa all’impostazione del governo Meloni: revisione del Patto di stabilità, tassazione degli extraprofitti energetici e bancari, difesa delle partecipate strategiche e creazione di un fondo sovrano capace di indirizzare il risparmio italiano verso gli investimenti considerati decisivi per il Paese. Il quadro politico in cui questa offensiva si colloca è quello di “NOVA – Parola all’Italia”, il percorso lanciato dal M5S il 7 aprile per costruire un programma di governo partecipato in vista dei prossimi anni.

Nel merito, Conte attacca il cuore della linea economica dell’esecutivo. Sulla mancata uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione per deficit, afferma che “è stato uno degli errori più gravi di Meloni e Giorgetti pensare ai conti pubblici come un fine e non come uno strumento”. È una formula che riassume bene il suo messaggio: la disciplina di bilancio, per l’ex premier, non può diventare una gabbia in una fase di crescita debole. Da qui la richiesta di una “totale ridiscussione del Patto di stabilità e del ReArm Ue”, perché, sostiene, in un contesto di stagnazione “Patti e clausole pro-cicliche non fanno altro che esacerbare la situazione”. Una posizione che però si scontra con l’orientamento attuale della Commissione europea: il 24 aprile Ursula von der Leyen ha chiarito che la sospensione del Patto può scattare solo in caso di grave congiuntura economica e che, allo stato, questa condizione non è ritenuta presente.

Il secondo asse è quello redistributivo. Conte insiste sulla necessità di colpire gli utili eccezionali maturati nei settori che hanno beneficiato delle tensioni internazionali e dell’inflazione energetica. Nell’intervista rilancia una “vera tassazione degli extraprofitti bancari ed energetici” e aggiunge che l’intervento sarebbe più efficace su scala comunitaria, pur sostenendo che anche i singoli Stati debbano muoversi subito. Il punto non è solo polemico: il 4 aprile cinque ministri dell’Economia dell’Unione, tra cui Giancarlo Giorgetti, hanno effettivamente chiesto a Bruxelles una misura europea sugli extraprofitti delle società energetiche come risposta al rialzo dei prezzi del carburante legato alla guerra in Medio Oriente. Conte cerca dunque di trasformare un dossier già aperto a livello Ue in una bandiera politica contro la prudenza del governo italiano.

C’è poi il capitolo più identitario della sua proposta economica: il fondo sovrano. Conte rivendica che il progetto era già stato impostato durante la sua esperienza a Palazzo Chigi e lo descrive come uno strumento utile “per programmare efficacemente gli investimenti più strategici e per evitare che il risparmio italiano sia gestito dai grandi fondi di investimento stranieri”. È qui che il discorso economico diventa apertamente politico: il leader M5S prova a parlare insieme al ceto medio, al mondo produttivo e a chi teme una progressiva perdita di controllo nazionale su asset e capitali. Nella sua lettura, il risparmio privato non deve restare soltanto una massa finanziaria dispersa, ma diventare leva di politica industriale sotto regia pubblica.

La stessa logica vale per le società partecipate. Conte le definisce strategiche e assicura che il Movimento non immagina “alcuna operazione per vendere o svendere”. Al contrario, l’idea è coinvolgere competenze industriali e capitale paziente dentro un piano pluriennale di sviluppo. Anche in questo caso la cornice è chiara: meno privatizzazioni, più regia pubblica, più selezione degli investimenti. È una proposta che punta a differenziarsi sia dal liberismo del centrodestra sia dalle ambiguità del centrosinistra, con l’obiettivo di ricostruire una credibilità di governo dopo la lunga stagione dell’opposizione.

Il messaggio finale è forse il più importante: Conte non si limita a fare opposizione, sta tentando di presentarsi come il perno di una futura coalizione progressista. Il lancio di NOVA, descritto dal M5S come un percorso aperto per definire il programma di governo dei prossimi cinque anni, conferma che l’orizzonte non è la sola protesta ma una candidatura di sistema. Fondo sovrano, extraprofitti, difesa delle partecipate e revisione delle regole europee diventano così i tasselli di una narrativa coerente: quella di un leader che vuole tornare a Palazzo Chigi offrendo una risposta sociale alla stagnazione e una risposta politica alla crisi di rappresentanza. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!