Nel caso Garlasco tornano al centro del dibattito mediatico alcune registrazioni attribuite ad Andrea Sempio, ma per la famiglia Poggi non rappresentano in alcun modo un elemento confessorio. A chiarirlo è l’avvocato Francesco Compagna, che insieme al collega Gian Luigi Tizzoni assiste i familiari di Chiara Poggi, uccisa nel 2007.
Il legale interviene con fermezza per ridimensionare il valore delle nuove ricostruzioni circolate negli ultimi giorni: “Non è certo con delle suggestioni mediatiche che si può modificare la realtà dei fatti. Adesso accade con delle registrazioni di un anno fa dei soliloqui dell’indagato mentre sentiva delle trasmissioni o dei podcast e sinceramente tutto mi pare fuorché un dato confessorio”.
Secondo quanto riferito dalla difesa di Sempio, infatti, quei contenuti audio sarebbero stati registrati mentre l’uomo commentava podcast ascoltati in auto il 14 aprile 2025. Una circostanza su cui i legali stanno lavorando per recuperare i materiali originali.
Compagna sottolinea inoltre come, a suo avviso, si stia creando un clima di pressione attorno all’indagato: “Parliamo di un ragazzo che viene braccato e intercettato come Jim Carrey nel famoso The Truman Show e non è certo in questo modo che si può arrivare a dimostrare la colpevolezza di una persona che veramente sembra non aver alcuna attinenza con il delitto”.
Il riferimento del legale è anche a precedenti episodi che, a suo dire, hanno generato interpretazioni fuorvianti: “Non è certo con delle suggestioni mediatiche che si può modificare la realtà dei fatti – chiarisce l’avvocato che, con il collega Gian Luigi Tizzoni, assiste la famiglia Poggi -. Era successo con il precedente interrogatorio di Sempio, con la diffusione di un’immagine che ritraeva un’impronta rossa e poi si è scoperto dopo pochi giorni che non era un’impronta insanguinata e che quell’impronta non era nemmeno attribuibile a Andrea Sempio”.
Nel suo intervento, Compagna ribadisce poi la solidità del quadro probatorio che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi: “Sono troppi gli elementi che erano già stati raccolti e che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi perché qualcuno possa immaginare di riscrivere la storia dal nulla. Parliamo del falso ritrovamento del corpo di Chiara sotto le scale, dell’occultamento della bici nera da donna che era stata vista da ben due testimoni quella mattina, dello spostamento dei pedali col Dna su un’altra bici, delle Frau 42, delle impronte sul dispenser del lavandino, insomma tutto ciò che si doveva accertare è già stato accertato”.
Infine, un passaggio sulle eventuali iniziative future della difesa di Stasi: “La Procura di Pavia può fare tutte le ipotesi che ritiene opportune, ma noi davvero riteniamo che non ci sia alcuno spazio. E se e quando i difensori di Stasi riterranno di proporre ancora una volta una istanza di revisione, sarà possibile confrontarsi su dati reali e non sulle mistificazioni e in sede giudiziaria verranno assunte le giuste determinazioni”.
Il caso Garlasco, a distanza di anni, continua dunque a riaccendere il confronto tra piste investigative, letture mediatiche e posizioni giudiziarie ormai consolidate. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
