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Garlasco, Inquirenti: “Sempio non poteva sapere che i video di Chiara e Alberto erano dentro la penna usb”

Le intercettazioni riaprono interrogativi cruciali nel caso Garlasco: il riferimento alla chiavetta Usb divide accusa e difesa, tra presunte conoscenze riservate e spiegazioni alternative ancora tutte da verificare.

Si concentra su una frase, apparentemente marginale ma ritenuta decisiva dagli inquirenti, uno dei nuovi sviluppi nell’indagine sul caso di Garlasco. Al centro del confronto tra accusa e difesa ci sono le parole pronunciate da Andrea Sempio durante un soliloquio captato dalle microspie installate nella sua auto, in cui emergono riferimenti ai video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi.

Nella trascrizione riportata dai giornali, il 38enne afferma: “Lei dice ‘Non l’ho più trovato’ il video (…) io ho portato il video (…) anche lui lo sa… Perché ho visto… dal suo cellulare… Perché Chiara non… con quel video e io ce l’ho dentro la penna”. È proprio quel passaggio – “ce l’ho dentro la penna” – ad aver attirato l’attenzione degli investigatori, che lo considerano un possibile elemento indiziario.

Secondo la ricostruzione riportata, una consulenza informatica firmata da Paolo Del Checco avrebbe accertato che i filmati, contenuti in tre file risalenti a una vacanza del 2006 e archiviati in una cartella denominata “Albert.zip”, furono violati nonostante la presenza di una password e successivamente trasferiti su una chiavetta Usb. Un dettaglio che, nella lettura degli inquirenti, Sempio non avrebbe potuto conoscere. Proprio su questo punto si sarebbe soffermato anche il procuratore aggiunto Stefano Civardi durante le tre ore e mezza di interrogatorio condotto insieme ai magistrati Giuliana Rizza e Valentina De Stefano.

Le intercettazioni ambientali mostrano inoltre uno stato di forte tensione dell’indagato. In un altro passaggio, sempre riportato, Sempio si lascerebbe andare a un commento carico di preoccupazione: “Me l’aspetto da un momento all’altro”. E ancora, in un’ulteriore captazione, una frase che ha suscitato particolare attenzione: “Lì c’era sangue quando me ne sono andato”.

Sul fronte opposto, la difesa respinge la lettura accusatoria e ridimensiona il contenuto delle intercettazioni. L’avvocato Liborio Cataliotti ha dichiarato: “Dico fin da subito che il mio cliente ritiene di essere in grado di spiegare quelle captazioni”, mentre la collega Angela Taccia ha suggerito una possibile interpretazione alternativa, sostenendo che Sempio potrebbe aver semplicemente “commentato” informazioni apprese da “trasmissioni tv” o “in un podcast” dedicati al caso. Gli stessi legali parlano inoltre di trascrizioni “infarcite di non comprensibile”, mettendo in dubbio l’affidabilità di alcuni passaggi.

Il nodo resta dunque quello della conoscenza dei dettagli tecnici relativi ai file: per l’accusa un elemento potenzialmente compromettente, per la difesa una coincidenza spiegabile. In mezzo, intercettazioni che continuano ad alimentare interrogativi in un caso che, a distanza di anni, non smette di riaccendersi. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!