Nuovi sviluppi nell’inchiesta bresciana legata al caso di Garlasco delineano un quadro investigativo sempre più complesso, in cui emergono presunte irregolarità nella circolazione di atti giudiziari sensibili. Al centro dell’attenzione degli inquirenti vi è la posizione degli ex legali di Andrea Sempio, per i quali i carabinieri di Milano affermano che sarebbe stato accertato “senza ombra di dubbio” come “i legali di Sempio” dell’epoca “fossero venuti in possesso illecitamente della documentazione che poi, formalmente il 13 gennaio 2017, era entrata in possesso del Gen. Garofano”, consulente della difesa nella prima indagine a carico del giovane.
La documentazione in questione comprendeva l’esposto della difesa di Alberto Stasi e la consulenza Fabbri-Linarello relativa al Dna rinvenuto sulle unghie di Chiara Poggi, elementi centrali nel contesto investigativo. Secondo quanto riportato nell’annotazione, tali atti sarebbero stati trasmessi “attraverso gli stessi legali”, circostanza che rafforza l’ipotesi di una loro acquisizione irregolare.
L’informativa dei militari si sofferma anche su altri aspetti dell’indagine bresciana, evidenziando criticità nel lavoro investigativo svolto in passato. Viene infatti richiamata una “grande superficialità” nelle indagini, insieme alla presenza di contatti ritenuti anomali. In particolare, vengono citati i “contatti Sapone-Sempio”, definiti “assolutamente ingiustificati” e “mai menzionati” nelle annotazioni relative ai tabulati telefonici.
Un ulteriore elemento di rilievo riguarda la figura di Maurizio Pappalardo, ex comandante del nucleo informativo dei carabinieri di Pavia, già condannato a cinque anni e otto mesi per corruzione e stalking nel processo “Clean 2”. Gli investigatori documentano che Pappalardo si sarebbe recato in Procura a Pavia il 24 dicembre 2016, pur essendo fuori servizio. Nel suo telefono sarebbero state rinvenute “tre fotografie” scattate con “parte del contenuto delle famose ‘carte'” del primo fascicolo aperto a carico di Sempio, immagini risalenti “il giorno prima” della sua presenza negli uffici giudiziari.
Alla luce di questi elementi, i carabinieri ipotizzano che Pappalardo possa rientrare “nel novero dei soggetti che, in maniera del tutto illecita, possano aver messo nelle condizioni Andrea Sempio” di entrare in possesso di documenti che gli erano “precluse”. L’attenzione investigativa si concentra quindi sulla possibile rete di passaggi informali e illegittimi di atti riservati.
Un ampio spazio dell’annotazione è dedicato alla ricostruzione della cosiddetta “fuoriuscita” dell’esposto e della consulenza della difesa Stasi. Gli inquirenti escludono che i documenti, giunti all’allora consulente Garofano tramite l’avvocato Soldani, “provenissero” dal fascicolo pavese o da quello della Corte d’Appello di Brescia. Piuttosto, viene considerato “suggestivo il fatto che alcuni appunti manoscritti, trovati all’interno dei faldoni che compongono il fascicolo della Procura Generale di Milano” del processo d’appello bis a carico di Stasi, “abbiano dei tratti simili allo scritto trovato nel post-it rimasto sulla copia giunta al Gen. Garofano”. Un elemento che apre alla possibilità che la documentazione possa essere fuoriuscita proprio dagli uffici della Procura Generale milanese.
L’inchiesta, che coinvolge tra gli altri l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti e il padre di Sempio con l’accusa di corruzione in atti giudiziari, prosegue dunque nel tentativo di chiarire responsabilità e modalità di una presunta circolazione illecita di atti riservati in uno dei casi più discussi della cronaca giudiziaria italiana. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
