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Garlasco, l’ex capitano Cassese sarebbe indagato per false informazioni: i verbali, le anomalie e i vuoti di memoria

Nuove ombre investigative sul caso Garlasco: le anomalie nei verbali del 2008 e i vuoti di memoria dell’ex comandante riaccendono l’attenzione sulle prime fasi dell’inchiesta.
Credit © Mediaset

Si riapre con un nuovo fronte giudiziario il caso Garlasco. Al centro dell’attenzione della Procura di Pavia finisce l’ex capitano dei carabinieri Gennaro Cassese, 62 anni, all’epoca comandante della compagnia di Vigevano e figura chiave nelle prime indagini sull’omicidio. L’ufficiale, che negli ultimi mesi è intervenuto più volte anche in televisione per commentare la vicenda, è indagato per false informazioni al pubblico ministero in relazione ai verbali degli interrogatori condotti nel 2008, tra cui quelli degli amici di Marco Poggi.

Il passaggio cruciale si consuma il 27 giugno dello scorso anno, negli uffici della Procura pavese, davanti all’aggiunto Stefano Civardi e alla pm Giuliana Rizza. Nel corso dell’interrogatorio, dopo una serie di risposte ritenute non esaustive, il magistrato interrompe il verbale leggendo l’avviso previsto dall’articolo 371 bis del codice penale. Nell’atto si sottolinea che “Il pubblico ministero legge l’articolo 371 bis c.p. che punisce le dichiarazioni non solo false ma anche reticenti e interrompe il verbale”.

Cassese aveva coordinato gran parte delle indagini iniziali e condotto personalmente, insieme al maresciallo Flavio Devecchi, gli interrogatori del 4 ottobre 2008. Proprio quei verbali sono oggi al centro delle verifiche degli inquirenti, che ne evidenziano diverse anomalie: audizioni svolte nelle stesse ore, negli stessi locali e dagli stessi verbalizzanti, con sovrapposizioni temporali difficili da spiegare.

Tra gli elementi più discussi, la posizione di Andrea Sempio, all’epoca ventenne, che durante l’interrogatorio consegnò lo scontrino del parcheggio di Vigevano, indicato come alibi. Secondo gli investigatori, quel documento potrebbe essere stato in realtà prodotto dalla madre. Interrogato su quel passaggio già il 4 aprile 2025, Cassese aveva dichiarato: “Se avessi interrotto il verbale per acquisirlo da qualche parte o se fosse stato portato da qualcuno ne avrei dato atto”, aggiungendo di non essere rimasto sorpreso: “No”.

Le incongruenze emergono con maggiore evidenza nel secondo interrogatorio del 27 giugno. I pm evidenziano come il verbale di Sempio, redatto dalle 10.30 alle 14.40, si sovrapponga a quello di altri testimoni, tra cui Biasibetti e Capra Mattia. Di fronte a queste contestazioni, Cassese ammette possibili lacune: “Non escludo, anche se non ne ho un ricordo, che il verbale di Sempio sia stato interrotto, benché non se ne dia atto per attendere lo scontrino”. E ancora, incalzato sulle sovrapposizioni: “Posso solo supporre che sia mancante la sospensione del verbale e abbiamo svolto altra istruttoria mentre il verbale di Sempio era sospeso, anche se non ne abbiamo dato atto”.

Un altro punto critico riguarda il malore accusato da Sempio durante l’interrogatorio, episodio documentato dai sanitari ma assente nei verbali ufficiali. Alla domanda diretta dei pm, Cassese risponde: “Non lo posso escludere, ma non lo ricordo”. E, di fronte alla scheda di intervento del 118 che attesta una lipotimia alle 11.19 della durata di 16 minuti, ribadisce: “Non ricordo”.

I magistrati tentano di chiarire anche le ragioni di queste lacune, chiedendo se vi siano problemi di memoria: “Ha avuto qualche malattia che dia ragione di un deficit patologico di memoria?”. La risposta è netta: “No”. Così come appare altrettanto chiara la sua affermazione su eventuali omissioni: “Se fosse intervenuta un’ambulanza ne avrei dato atto a verbale? Sì”.

Sarebbe proprio questo insieme di incongruenze, omissioni e dichiarazioni non ricordate ad aver spinto la Procura a formalizzare l’iscrizione nel registro degli indagati ma che ad ora non è verificata. Una vicenda che riporta sotto i riflettori non solo l’inchiesta originaria, ma anche le modalità con cui furono raccolte le testimonianze chiave.

Già la scorsa estate, quando emersero i primi dubbi sui verbali, Cassese aveva ammesso pubblicamente alcune criticità, dichiarando in televisione: “Abbiamo fatto delle cappellate”. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!