Protezione Civile, volontari sempre più anziani: il sistema rischia il collasso

Volontari storici, giovani pochi e ricambio fermo: la Protezione Civile italiana regge ancora, ma il tempo stringe. Senza nuove leve, garantire lo stesso livello di risposta diventerà sempre più difficile.

Il problema non è più soltanto organizzativo, ma strutturale. Nel volontariato di Protezione Civile italiano il nodo del ricambio generazionale è ormai entrato nella fase critica: i volontari restano una colonna del sistema, ma la difficoltà a coinvolgere stabilmente nuove leve sta diventando una fragilità operativa destinata a pesare sempre di più nei prossimi anni. Lo stesso Capo del Dipartimento, Fabio Ciciliano, negli ultimi mesi ha insistito sulla necessità di riportare i giovani dentro il sistema, fino a sostenere che il ricambio generazionale è un tema “cruciale” e che molte organizzazioni appaiono ancora guidate da logiche e leadership anziane, poco permeabili all’ingresso delle nuove generazioni.

Il segnale più evidente arriva proprio dalle iniziative avviate dal Dipartimento. Il Tavolo nazionale dei giovani, istituito nel novembre 2024 e reso operativo nel 2025, nasce per “avvicinare le nuove generazioni” al volontariato organizzato di Protezione Civile e per favorire, nero su bianco, la transizione generazionale. È un passaggio importante, ma proprio la sua istituzione certifica che il problema esiste ed è considerato strategico dal vertice del sistema. Se c’è bisogno di un organismo dedicato a interpretare i bisogni dei giovani, proporre modelli organizzativi nuovi e incentivare le iscrizioni, significa che il canale ordinario di reclutamento non basta più.

I numeri più solidi arrivano dall’Istat e descrivono un Paese in cui il volontariato tiene soprattutto nelle fasce più adulte e anziane, mentre arretra proprio tra i giovani. Nel 2023 il volontariato organizzato ha coinvolto il 6,2% della popolazione over 15, ma i tassi più alti si concentrano tra i 45 e i 64 anni e tra gli over 65. Tra i 15 e i 24 anni il dato del volontariato organizzato si ferma al 5,3%, e nel decennio 2013-2023 il calo è stato netto: meno 2,2 punti tra i più giovani, mentre tra gli studenti la flessione è ancora più marcata, da 9,5% a 5,5%. Al contrario, tra gli over 65 si osserva una sostanziale tenuta, con un lieve incremento. È la fotografia di un impegno civico che invecchia, mentre la base giovanile si restringe.

Questo non significa che i giovani siano del tutto assenti, ma che la Protezione Civile non riesce a intercettarne una quota sufficiente e continuativa. Il Dipartimento prova a coltivare interesse con strumenti mirati, dai campi scuola “Anch’io sono la Protezione Civile” al nuovo Tavolo giovani. I campi scuola 2025 coinvolgono oltre 340 iniziative e più di 6.000 ragazze e ragazzi, mentre il progetto ha formato nel tempo oltre 100 mila giovani. Sono numeri rilevanti sul piano educativo, ma ancora non abbastanza da garantire automaticamente un ricambio stabile nelle organizzazioni. Lo stesso Ciciliano ha definito questi percorsi utili a formare “cittadini attivi”, riconoscendo che servono a costruire una futura base di volontariato. Se la semina continua a essere necessaria, è perché il raccolto non è ancora sufficiente.

Il punto centrale è che la Protezione Civile non può permettersi un volontariato soltanto numeroso sulla carta. Il sistema nazionale può contare su oltre 4.000 organizzazioni iscritte all’elenco nazionale, una rete capillare e preziosa che regge attività di prevenzione, formazione, supporto ai territori ed emergenze. Ma una rete così ampia, per rimanere efficiente, ha bisogno di un ricambio reale nelle squadre operative, nei quadri intermedi e nella futura dirigenza associativa. Quando il peso resta per anni sulle stesse generazioni, aumenta il rischio di una progressiva erosione della capacità di risposta, soprattutto in un contesto in cui eventi meteo estremi, incendi, dissesto idrogeologico e grandi mobilitazioni richiedono continuità, addestramento e disponibilità crescente.

Il tema, allora, non è soltanto anagrafico. È culturale, organizzativo e anche sociale. Il volontariato di Protezione Civile richiede tempo, disciplina, formazione, presenza sul territorio e disponibilità a operare in emergenza. Proprio per questo oggi fatica a competere con stili di vita più frammentati, con lavori più instabili, con una minore propensione dei più giovani a entrare in strutture percepite come rigide o troppo gerarchiche. Le stesse riflessioni emerse nei tavoli promossi dal Dipartimento parlano di fiducia, sostenibilità, motivazione, esperienza e cambiamento: parole che raccontano un sistema consapevole della distanza che si è creata tra organizzazioni storiche e nuove generazioni.

Per questo l’allarme va preso sul serio adesso. Non siamo davanti a un collasso imminente, ma a una tendenza che, se non invertita, porterà il sistema a una progressiva perdita di forza. Senza un ingresso massiccio e stabile di giovani volontari, tra pochi anni molte realtà locali rischieranno di avere meno braccia, meno disponibilità operativa e meno capacità di assicurare turnazioni, addestramento e presenza costante. In un settore dove il volontariato è componente fondamentale del Servizio Nazionale, il mancato ricambio non è un dettaglio associativo: è un problema di resilienza del Paese. Ecco perché l’insistenza di Ciciliano sui giovani non suona come un auspicio, ma come la presa d’atto di una necessità urgente. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!