Clima, in arrivo 5 anni di caldo record: il 2027 rischia di essere l’anno più torrido per El Niño

Nei prossimi cinque anni il clima globale entrerà in una fase critica, con temperature record sempre più probabili e il 2027 osservato speciale per l’effetto El Niño, mentre si riduce il margine per contenere il riscaldamento globale.

Le temperature globali si preparano a infrangere nuovi record nel prossimo quinquennio. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), elaborato con il contributo scientifico del Met Office britannico e di una rete internazionale di centri climatici, che traccia uno scenario inequivocabile: tra il 2026 e il 2030 il pianeta continuerà a riscaldarsi a ritmi sostenuti, con valori medi annuali compresi tra +1,3°C e +1,9°C rispetto ai livelli preindustriali (1850-1900).

Il dato più significativo riguarda la probabilità di nuovi record assoluti: secondo la WMO esiste un’86% di possibilità che almeno uno dei prossimi cinque anni superi il 2024, attuale anno più caldo mai registrato. Una stima in crescita rispetto all’80% indicato nel rapporto precedente, pubblicato nel 2025, che conferma un’accelerazione della tendenza al riscaldamento globale.

Osservato speciale è il 2027, individuato dagli esperti come potenziale picco termico del quinquennio. La ragione è legata al ritorno del fenomeno climatico El Niño, previsto tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Questo evento naturale, che si manifesta mediamente ogni cinque anni con il riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale, è noto per amplificare temporaneamente la temperatura globale, sommando i suoi effetti al riscaldamento di origine antropica.

Il rapporto, prodotto dal Met Office del Regno Unito in qualità di centro di riferimento della WMO, sintetizza le previsioni di 13 istituti internazionali, tra cui quattro Centri di Produzione Globale (GPC) ufficialmente designati: il Barcelona Supercomputing Center, il Canadian Centre for Climate Modelling and Analysis, il Deutscher Wetterdienst e lo stesso Met Office. L’analisi combinata dei modelli climatici fornisce un quadro robusto e coerente dell’evoluzione attesa.

Un altro indicatore chiave riguarda la soglia critica di +1,5°C, fissata dall’Accordo di Parigi come limite per contenere gli impatti più gravi del cambiamento climatico. Secondo il nuovo rapporto, esiste una probabilità del 91% che almeno uno dei prossimi cinque anni superi temporaneamente questo limite. Il superamento è già avvenuto nel 2024, quando la temperatura media globale ha raggiunto +1,55°C rispetto ai livelli preindustriali. Si tratta di un segnale allarmante: sebbene il superamento annuale non equivalga a un fallimento definitivo degli obiettivi climatici (che si basano su medie pluridecennali), indica tuttavia quanto il margine di sicurezza si stia rapidamente riducendo.

Resta invece estremamente improbabile, con una probabilità inferiore all’1%, che entro il 2030 si raggiunga un’anomalia di +2°C in un singolo anno. Un dato che offre un margine di relativa cautela, ma che non ridimensiona la gravità del trend in atto.

Le conseguenze del riscaldamento si manifesteranno in modo particolarmente accentuato nelle regioni polari. L’Artico continuerà a riscaldarsi a un ritmo molto più rapido rispetto alla media globale: nei prossimi cinque inverni dell’emisfero nord le temperature artiche saranno superiori di circa +2,8°C rispetto ai valori medi, ovvero 3,5 volte il tasso globale. Questo fenomeno di amplificazione artica si tradurrà in una progressiva riduzione del ghiaccio marino, con effetti particolarmente evidenti nel Mare di Barents, nel Mare di Bering e nel Mare di Okhotsk.

Sul fronte delle precipitazioni, il quadro delineato dai modelli evidenzia una crescente disomogeneità. Alle alte latitudini dell’emisfero settentrionale si prevedono condizioni più umide della media, soprattutto durante l’inverno (novembre-marzo). Al contrario, le regioni subtropicali – in particolare nell’emisfero australe – andranno incontro a una riduzione delle piogge, accentuando i rischi di siccità.

Durante le stagioni estive, le anomalie pluviometriche saranno altrettanto marcate: aumenteranno le precipitazioni su Europa settentrionale, Alaska, Siberia e nella fascia del Sahel africano, mentre si prospettano condizioni più aride per l’Amazzonia, con potenziali ripercussioni sugli ecosistemi e sul ciclo globale del carbonio.

Il rapporto della WMO conferma dunque una traiettoria climatica ormai ben definita, in cui la variabilità naturale – rappresentata da fenomeni come El Niño – si innesta su un trend di riscaldamento strutturale guidato dalle emissioni di gas serra. La combinazione di questi fattori rende sempre più probabile il verificarsi di eventi estremi, rafforzando l’urgenza di interventi concreti per la mitigazione e l’adattamento. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!