Certificati Medici per evitare i Rimpatri, l’inchiesta de Il Tempo scoperchia il ‘sistema’ dei camici di Sinistra

L’inchiesta partita da Ravenna, raccontata dal quotidiano Il Tempo, si allarga a livello nazionale: al centro una presunta rete di certificazioni mediche usate per ostacolare i rimpatri nei Cpr.
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Si estende ben oltre i confini della Romagna l’indagine della Procura di Ravenna sui certificati di inidoneità al trattenimento nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), rilasciati a cittadini stranieri dopo visite sanitarie. Un’inchiesta raccontata dal quotidiano Il Tempo che, partita da un nucleo ristretto di medici dell’ospedale civile ravennate, si configura ora come un filone investigativo di portata nazionale, con “oltre cento casi in diverse regioni e decine di medici coinvolti”.

Secondo quanto ricostruito nell’inchiesta del quotidiano Il Tempo, il fascicolo iniziale – incentrato su alcuni professionisti del reparto Malattie infettive – non sarebbe più limitato all’Ausl locale. Dopo le perquisizioni e le misure cautelari di sospensione dalla professione disposte nel febbraio 2026, gli accertamenti si sarebbero progressivamente estesi ad altre province, delineando un quadro ben più ampio. Gli investigatori ipotizzano infatti che “gli indagati ravennati sarebbero stati in contatto con diverse decine di medici in tutta Italia”, suggerendo l’esistenza di una rete professionale e operativa.

Elemento centrale dell’indagine, come sottolinea ancora Il Tempo, sarebbe un modello condiviso: “Il punto di collegamento sarebbe una bozza di modulo di certificato medico di inidoneità elaborato dalla Simm, Società italiana di medicina delle migrazioni, non coinvolta nelle indagini, utilizzato nei casi già finiti sotto inchiesta”. Un documento che, secondo l’impostazione investigativa, avrebbe rappresentato la base per la redazione di numerosi certificati.

Le accuse formulate dalla Procura sono pesanti: “la falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e l’interruzione di pubblico servizio”. L’ipotesi è che il giudizio medico, anziché limitarsi alla valutazione clinica, sia stato utilizzato come strumento per ostacolare l’esecuzione dei provvedimenti amministrativi. In questo senso, sempre secondo quanto emerge dall’inchiesta del quotidiano Il Tempo, “il caso Ravenna sarebbe, quindi, il punto di partenza di una rete più ampia, nella quale il giudizio medico sul trattenimento nei Cpr viene letto dagli inquirenti come possibile leva per impedire l’esecuzione dei provvedimenti amministrativi”.

Gli investigatori delineano uno schema preciso: “un intervento sanitario piegato a una finalità estranea alla certificazione: sottrarre i migranti al circuito dei rimpatri attraverso attestazioni di inidoneità”. Una chiave interpretativa che orienta anche la nuova fase dell’inchiesta, ora concentrata sull’analisi di oltre cento episodi sospetti distribuiti su più territori.

Il Tempo riferisce che “le verifiche riguardano più regioni e puntano a ricostruire se il modello ravennate sia stato replicato altrove, con gli stessi moduli, gli stessi criteri e gli stessi contatti professionali”. L’ipotesi è che non si tratti di singole valutazioni isolate, ma di una prassi condivisa: “l’attività non si sia esaurita in singole valutazioni mediche, ma abbia seguito una linea comune riconducibile alle posizioni personali dei professionisti coinvolti e alla loro contrarietà al sistema dei Cpr”.

Un ulteriore elemento emerso, sempre nell’inchiesta del quotidiano Il Tempo, riguarda le modalità di redazione dei referti: “I referti di inidoneità sarebbero stati redatti utilizzando modelli prestampati tratti anche da pagine web del movimento ‘Mai più lager – No ai Cpr'”. Un dettaglio che rafforza l’ipotesi di una matrice comune.

Nel fascicolo compaiono anche casi specifici che gli inquirenti considerano rilevanti. Tra questi quello di S.M.L., cittadino guineano: “dichiarato inidoneo il 10 luglio 2025”, ma successivamente coinvolto in una serie di episodi penali. “Il 20 agosto è stato arrestato per resistenza e minaccia a pubblico ufficiale e lesioni personali, oltre che deferito per possesso di oggetti atti a offendere. Il 17 settembre è stato deferito per rapina. Il 16 ottobre è stato deferito per furto e possesso di oggetti atti a offendere. Il 5 novembre è stato deferito per atti persecutori”. Nonostante una seconda certificazione di inidoneità, “arrivata il 2 dicembre 2025”, “il primo gennaio 2026 è stato arrestato in flagranza per resistenza a pubblico ufficiale e deferito per rifiuto di fornire le generalità e inosservanza del divieto di ritorno nel comune di Ravenna”.

Analogo il caso di S.F., cittadino bangladese: “dichiarato inidoneo al Cpr il 7 maggio 2025”, ma “il 26 luglio è stato arrestato per atti persecutori e deferito per furto aggravato”.

La nuova fase investigativa, come evidenziato dall’inchiesta del quotidiano Il Tempo, mira ora a quantificare l’impatto del fenomeno: “stabilire quanti certificati siano stati rilasciati con lo stesso schema, quanti medici abbiano utilizzato lo stesso modulo e quante decisioni di inidoneità abbiano inciso sull’esecuzione dei trattenimenti dei migranti nei Centri di permanenza per i rimpatri”. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!