Tempeste di sabbia in aumento, l’Italia è il Paese più colpito: lo studio di Nature lancia l’allarme su clima e salute

Lo studio pubblicato su Nature evidenzia l’aumento delle polveri sahariane in Europa negli ultimi dieci anni, collegandolo ai cambiamenti climatici e sollevando allarmi concreti per la qualità dell’aria e la salute pubblica.

Nel cuore di un’Europa già segnata dalle trasformazioni climatiche, un nuovo studio pubblicato oggi su Nature accende i riflettori su un fenomeno in rapida evoluzione e ancora sottovalutato: l’aumento della polvere minerale desertica trasportata dal Sahara verso il continente. La ricerca, firmata da Petros N. Vasilakos, Imad El-Haddad e Kaspar R. Daellenbach del Paul Scherrer Institute, documenta con rigore scientifico una crescita costante delle concentrazioni tra il 2012 e il 2021, collegandola a cambiamenti profondi nella circolazione atmosferica globale e ai processi di desertificazione del Nord Africa.

Per analizzare il fenomeno, il team ha introdotto un approccio innovativo basato sull’intelligenza artificiale, utilizzando un algoritmo di machine learning (Random Forest) capace di superare i limiti dei modelli tradizionali. Attraverso circa 18.500 misurazioni giornaliere raccolte in 103 stazioni europee e basate su specifici metalli traccianti come alluminio, ferro e silicio, gli scienziati sono riusciti a ricostruire con elevata precisione la distribuzione quotidiana delle polveri al suolo, restituendo una mappa dettagliata del loro viaggio transcontinentale.

I risultati delineano una netta frattura geografica. Se nell’Europa centro-settentrionale le concentrazioni medie si fermano a 2,09 microgrammi per metro cubo, nell’area mediterranea il valore più che raddoppia, raggiungendo i 5,28 microgrammi. L’Italia emerge come uno degli epicentri del fenomeno, insieme al Mar Adriatico e al Mar Egeo. Nel 2021, la polvere desertica ha inciso per il 31% sul limite annuale raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità per il PM10 e per il 25,8% su quello del PM2.5. Nel Sud Europa, si registrano in media 46 giorni all’anno caratterizzati da intrusioni sahariane di forte intensità.

Le implicazioni sanitarie sono tutt’altro che marginali. Durante gli episodi più acuti, le concentrazioni di particolato superano i 9,68 microgrammi per metro cubo, con effetti immediati sulla popolazione. Lo studio evidenzia un incremento dello 0,67% della mortalità giornaliera per tutte le cause e un aumento dello 0,73% dei ricoveri urgenti per patologie respiratorie negli adulti. Ancora più preoccupante è l’impatto sui bambini tra 0 e 14 anni, per i quali si registra un aumento del 2,47% dei ricoveri per malattie respiratorie acute durante le tempeste di polvere.

Il fenomeno, tuttavia, non è circoscritto all’ultimo decennio. L’analisi delle carote di ghiaccio del Colle Gnifetti, nel massiccio del Monte Rosa, rivela che la deposizione di polveri desertiche sulle Alpi è cresciuta del 110% rispetto all’era preindustriale. Un dato che conferma l’esistenza di una tendenza di lungo periodo, strettamente legata all’aridità crescente del Sahara nord-occidentale e del Marocco, influenzata da dinamiche climatiche su larga scala come l’Oscillazione Nord Atlantica e l’Indice di Oscillazione Sahariana.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda la trasformazione qualitativa degli eventi. Se in alcune regioni dell’Europa orientale e della Grecia il numero di episodi è rimasto stabile o in lieve diminuzione, la loro intensità è aumentata in modo significativo. Nel Sud Italia, ad esempio, le concentrazioni durante gli eventi acuti crescono a un ritmo di 0,270 microgrammi per metro cubo all’anno. Parallelamente, nel Nord Europa si osserva un aumento della polvere di fondo, segno che le masse d’aria desertiche percorrono distanze sempre maggiori.

Gli autori dello studio sottolineano come la polvere minerale rappresenti un chiaro indicatore del cambiamento climatico in atto e un ostacolo concreto al raggiungimento degli obiettivi europei sulla qualità dell’aria. A ciò si aggiungono le lacune nella rete di monitoraggio: se Paesi come Italia e Spagna dispongono di sistemi avanzati, altre aree del continente, in particolare Scandinavia, Balcani ed Europa nord-orientale, restano insufficientemente coperte. Da qui l’urgenza di rafforzare l’infrastruttura scientifica con nuovi siti di rilevazione e strumenti più sofisticati. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!