Con l’aumento delle temperature e delle attività all’aria aperta cresce anche il rischio di entrare in contatto con le zecche. Questi piccoli parassiti sono presenti soprattutto nei boschi, nei prati, tra l’erba alta, nella vegetazione incolta e nelle zone frequentate da animali selvatici o domestici. Non saltano e non volano: rimangono sulla vegetazione aspettando il passaggio di un possibile ospite al quale aggrapparsi.
Il caldo intenso non provoca automaticamente un aumento uniforme delle zecche, perché la loro sopravvivenza dipende anche dall’umidità e dalle caratteristiche ambientali. Tuttavia, primavere e autunni più miti possono prolungarne il periodo di attività, mentre durante l’estate escursioni, campeggi e passeggiate aumentano le occasioni di esposizione. L’ECDC segnala che in Europa la stagione di attività delle zecche si sta allungando in diverse aree.
Quali malattie possono trasmettere
La puntura non significa necessariamente infezione: non tutte le zecche sono portatrici di agenti patogeni e, anche quando lo sono, la trasmissione non avviene automaticamente. In Italia le principali malattie associate alle zecche sono la borreliosi di Lyme, la meningoencefalite da zecca, le rickettsiosi, la febbre ricorrente da zecche, la tularemia e l’ehrlichiosi.
La malattia di Lyme è un’infezione batterica. Il segno più caratteristico è l’eritema migrante, una chiazza rossa che tende ad allargarsi progressivamente, talvolta schiarendosi al centro. Possono comparire anche febbre, stanchezza, dolori muscolari e mal di testa. Senza trattamento, l’infezione può coinvolgere articolazioni, cuore e sistema nervoso. Se riconosciuta tempestivamente, viene curata con antibiotici prescritti dal medico.
La meningoencefalite da zecca, o TBE, è invece una malattia virale del sistema nervoso centrale. Molte infezioni restano asintomatiche, ma nei casi clinici possono comparire inizialmente febbre, dolori e malessere, seguiti talvolta da meningite o encefalite. Le forme neurologiche possono lasciare conseguenze persistenti e, raramente, avere esito mortale. Non esiste una terapia antivirale specifica, ma è disponibile un vaccino consigliabile, dopo valutazione sanitaria, a chi vive o soggiorna frequentemente nelle aree a rischio.
Le rickettsiosi possono provocare febbre elevata, mal di testa, dolori muscolari, eruzione cutanea e una lesione scura nel punto della puntura, chiamata “tache noire”. Anche ehrlichiosi e altre infezioni batteriche possono presentarsi con febbre, debolezza e alterazioni del sangue. La tularemia può causare febbre, ingrossamento dei linfonodi e un’ulcera cutanea. Le forme gravi sono poco frequenti, ma alcune infezioni trasmesse dalle zecche possono diventare pericolose soprattutto nelle persone anziane, fragili o immunodepresse.
In alcune aree dell’Europa e del mondo le zecche possono trasmettere anche anaplasmosi, babesiosi e febbre emorragica Crimea-Congo. Quest’ultima è una malattia virale potenzialmente letale, ma il rischio varia enormemente secondo la zona geografica e la specie di zecca presente: non ogni puntura deve quindi essere interpretata come un’emergenza.
Cosa fare quando si trova una zecca
La zecca deve essere rimossa il prima possibile, senza aspettare che cada spontaneamente. Bisogna utilizzare una pinzetta a punte sottili o un apposito estrattore, afferrandola il più vicino possibile alla superficie della pelle, nella zona dell’apparato boccale. Si tira lentamente e con decisione verso l’alto, evitando strattoni, torsioni e soprattutto di schiacciarne il corpo.
Non bisogna cospargerla, mentre è ancora attaccata, con alcol, olio, vaselina, benzina, ammoniaca, acetone, smalto o altre sostanze. Sono da evitare anche fiammiferi, aghi arroventati e tentativi di bruciarla: queste manovre possono irritare il parassita e favorire il rigurgito di materiale potenzialmente infetto nella ferita.
Dopo la rimozione occorre lavare le mani, detergere la zona e applicare un disinfettante. Se una piccola parte dell’apparato boccale rimane nella pelle non bisogna scavare aggressivamente: è opportuno rivolgersi al medico se non si riesce a rimuoverla facilmente o se la zona diventa molto infiammata. È utile annotare la data della puntura e fotografare la zecca o la lesione.
L’assunzione preventiva di antibiotici non deve essere decisa autonomamente: viene valutata dal medico in base alla zona, alla specie di zecca, alla durata presumibile del contatto e alle condizioni della persona. Nemmeno gli esami del sangue eseguiti immediatamente dopo la puntura sono necessariamente informativi.
I sintomi da non sottovalutare
Nelle settimane successive bisogna controllare la pelle e lo stato generale. È necessario contattare rapidamente il medico in presenza di una chiazza rossa che si allarga, febbre, forte mal di testa, stanchezza marcata, dolori muscolari o articolari, linfonodi ingrossati, eruzione cutanea, rigidità del collo, disturbi neurologici o una crosta nera nella sede della puntura.
Un piccolo arrossamento localizzato nelle prime ore può essere una semplice reazione irritativa. L’eritema migrante della malattia di Lyme, invece, tende generalmente a espandersi nel corso dei giorni e non sempre assume il classico aspetto “a bersaglio”. In caso di febbre elevata, confusione, difficoltà respiratoria, debolezza improvvisa o rigidità nucale serve una valutazione urgente.
Come evitare le punture durante le vacanze
Durante passeggiate, trekking e attività nei boschi è consigliabile camminare al centro dei sentieri, evitando erba alta, felci, cespugli e accumuli di foglie. Sono preferibili scarpe chiuse, pantaloni lunghi, calze alte e maglie a maniche lunghe. Gli abiti chiari aiutano a individuare più facilmente le zecche prima che raggiungano la pelle.
Sulla cute esposta si possono applicare repellenti formulati specificamente anche contro le zecche, seguendo scrupolosamente etichetta, durata della protezione, età minima e modalità d’uso. Tra i principi attivi maggiormente utilizzati figurano DEET, icaridina o picaridina e IR3535. La permetrina può essere impiegata esclusivamente sui tessuti o su equipaggiamenti quando previsto dal prodotto, mai direttamente sulla pelle.
Al ritorno è fondamentale controllare tutto il corpo, prestando attenzione a cuoio capelluto, attaccatura dei capelli, orecchie, ascelle, inguine, ombelico, vita, parte posteriore delle ginocchia e spazio tra le dita. Nei bambini bisogna esaminare con particolare cura testa e collo. Anche vestiti, zaini e animali domestici devono essere controllati; una doccia effettuata presto può aiutare a individuare le zecche non ancora attaccate.
Repellenti naturali: attenzione al fai da te
Tra le alternative di origine vegetale esistono prodotti registrati contenenti olio di eucalipto citrato formulato, OLE, oppure il suo principio attivo PMD. Possono avere azione repellente, ma devono essere prodotti specifici, testati e autorizzati. Non vanno confusi con il comune olio essenziale puro di eucalipto, per il quale non sono garantite la stessa efficacia e sicurezza. OLE e PMD non sono raccomandati sui bambini sotto i tre anni.
Citronella, lavanda, geranio, tea tree oil, aglio e altre preparazioni domestiche non offrono una protezione prevedibile o sufficientemente duratura. Gli oli essenziali, inoltre, possono irritare la pelle, causare allergie o risultare tossici se usati in modo improprio. Il termine “naturale” non equivale quindi a “sicuro” e questi rimedi non dovrebbero sostituire abbigliamento protettivo, controlli accurati e repellenti autorizzati.
La prevenzione più efficace resta una combinazione di comportamenti semplici: evitare la vegetazione fitta, coprire la pelle, utilizzare correttamente un repellente adatto e ispezionare attentamente il corpo dopo ogni attività all’aperto. Una zecca rimossa tempestivamente e una corretta osservazione dei sintomi riducono sensibilmente il rischio di complicazioni. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
