Super El Niño fuori scala, il Pacifico fa paura: il gigante climatico può sconvolgere il 2027

Il Pacifico invia segnali mai osservati prima: un’anomalia gigantesca può riscrivere il clima globale. Gli esperti guardano ai prossimi mesi quando lo scenario potrebbe mostrare il suo volto peggiore.

Il riscaldamento dell’Oceano Pacifico equatoriale sta accelerando oltre le attese, alimentando il timore che l’attuale El Niño possa diventare il più intenso degli ultimi 150 anni. I dati più recenti mostrano un’evoluzione più rapida rispetto a quella osservata, nello stesso periodo, durante lo storico episodio del 1997-1998.

La soglia necessaria alla formazione di El Niño sarebbe stata raggiunta già a maggio, seguita da un marcato aumento delle temperature superficiali oceaniche tra giugno e luglio. Le proiezioni indicano anomalie potenzialmente comprese tra +3,5 e +4°C, valori che collocherebbero l’evento in una categoria mai sperimentata nell’epoca delle osservazioni moderne.

Il fenomeno non ha ancora raggiunto la massima intensità: il picco è atteso tra l’autunno e l’inverno, mentre la durata complessiva potrebbe arrivare a dieci o undici mesi, con effetti almeno fino alla tarda primavera del 2027.

L’analisi del Centro Climatico Nazionale Cinese: le tre fasi critiche

Il Centro Climatico Nazionale Cinese, attraverso la capo meteorologa Chen Lijuan, ha suddiviso l’evoluzione del fenomeno in tre passaggi distinti.

La prima fase, quella dello sviluppo estivo, riguarda soprattutto il Pacifico nord-occidentale. Il riscaldamento anomalo delle acque potrebbe favorire tifoni più intensi, capaci di formarsi più a sud-est rispetto alla norma e di raggiungere le coste asiatiche con maggiore energia.

La seconda fase coinciderà con il probabile picco tra autunno e inverno. In questo periodo aumenterebbe il rischio di precipitazioni torrenziali sulla Cina meridionale e su altre regioni del pianeta. La riorganizzazione della circolazione atmosferica potrebbe contemporaneamente favorire siccità e caldo estremo nelle aree rimaste ai margini dei principali flussi umidi.

La terza fase, prevista durante il progressivo indebolimento tra la primavera e l’estate del 2027, potrebbe risultare altrettanto pericolosa. Nel bacino del Fiume Azzurro viene segnalato il rischio di gravi alluvioni, provocate dal prolungato accumulo di umidità e dalla persistenza di precipitazioni superiori alla norma.

Le conseguenze peggiori potrebbero arrivare nel 2027

Gli effetti di un El Niño eccezionalmente intenso non si esauriscono con il raffreddamento del Pacifico. Il trasferimento del calore dall’oceano all’atmosfera può richiedere dai sei ai dodici mesi, producendo conseguenze ritardate sulla temperatura media globale.

Per questo motivo il 2027 potrebbe diventare l’anno più caldo mai registrato. L’energia liberata dal Pacifico si sommerebbe infatti a un pianeta già surriscaldato, aumentando il rischio di ondate di calore, incendi, crisi idriche, piogge estreme e danni alle produzioni agricole.

Le ripercussioni potrebbero coinvolgere anche i mercati internazionali. In Asia sono particolarmente esposti i raccolti di riso, le riserve idriche e le reti elettriche, sottoposte a consumi eccezionali durante le fasi di caldo più intenso.

Per l’Europa e l’Italia non è possibile stabilire fin d’ora uno scenario meteorologico preciso. Un Super El Niño di questa portata potrebbe tuttavia modificare le correnti a getto e la distribuzione delle alte e basse pressioni, favorendo stagioni più irregolari, lunghi blocchi atmosferici e violenti contrasti tra masse d’aria.rna.

Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it