Super El Niño verso un’intensità record, ripercussioni drammatiche sull’autunno: i rischi per l’Italia

Il Pacifico equatoriale continua a riscaldarsi e i modelli indicano la persistenza di El Niño fino ai primi mesi del 2027. Aumentano i rischi di caldo estremo, siccità, incendi e alluvioni.

El Niño si sta rafforzando rapidamente nel Pacifico equatoriale e potrebbe raggiungere entro la fine del 2026 un’intensità eccezionale, potenzialmente superiore a quella dei maggiori episodi osservati dal 1950. Le conseguenze non saranno uniformi, ma potranno modificare temperature e precipitazioni in numerose regioni del pianeta durante l’autunno boreale e nei primi mesi del 2027.

L’ultimo aggiornamento dell’International Research Institute for Climate and Society della Columbia University assegna una probabilità del 100% alla permanenza di condizioni di El Niño dal trimestre agosto-ottobre 2026 fino a febbraio-aprile 2027. La probabilità scenderebbe al 97% nel trimestre marzo-maggio e al 78% tra aprile e giugno.

Il dato non significa che ogni territorio subirà necessariamente eventi estremi, né rappresenta una previsione meteorologica puntuale. Indica però una convergenza molto forte dei modelli sulla durata del fenomeno e sulla capacità del Pacifico tropicale di condizionare la circolazione atmosferica globale.

Il Pacifico accumula una quantità eccezionale di calore

Secondo il Bureau of Meteorology australiano, nella settimana conclusa il 9 agosto l’indice relativo Niño 3.4 aveva raggiunto un’anomalia di +2,20 °C, nettamente superiore alla soglia di El Niño fissata dall’agenzia australiana a +0,80 °C.

Anche l’atmosfera sta rispondendo al riscaldamento oceanico. Gli alisei risultano indeboliti o localmente invertiti sul Pacifico occidentale, mentre l’indice di oscillazione meridionale, il SOI, è rimasto fortemente negativo. Nel luglio 2026 ha raggiunto il valore più basso mai registrato per quel mese.

Sotto la superficie si trova inoltre un vasto serbatoio di acqua insolitamente calda: l’anomalia termica dello strato superiore del Pacifico equatoriale osservata a luglio è stata la più elevata dell’intera serie disponibile dal 1979. Questa energia può continuare ad alimentare il fenomeno durante i prossimi mesi.

I modelli del Bureau australiano indicano un possibile picco tra la tarda primavera e l’estate australe, quindi indicativamente tra novembre 2026 e l’inizio del 2027. Le temperature della regione Niño 3.4 potrebbero raggiungere valori superiori a quelli osservati negli episodi più intensi dal 1950.

Autunno più caldo e precipitazioni fortemente squilibrate

L’Organizzazione meteorologica mondiale prevede che El Niño continui a intensificarsi nel trimestre agosto-ottobre. La media dei modelli internazionali prospetta anomalie della temperatura superficiale del mare vicine a +2,9 °C nelle principali aree di monitoraggio, con un possibile massimo nel mese di novembre.

La configurazione dovrebbe favorire temperature superiori alla norma su gran parte delle terre emerse. Sul fronte delle precipitazioni, invece, emergerà la tipica impronta disomogenea di El Niño: alcune regioni potranno ricevere piogge molto più abbondanti del normale, mentre altre saranno esposte a siccità prolungate.

A rafforzare questi contrasti potrebbe concorrere lo sviluppo di un Dipolo positivo dell’Oceano Indiano, caratterizzato da acque relativamente più calde nella parte occidentale e più fredde in quella orientale. L’interazione fra El Niño, Dipolo dell’Oceano Indiano e mari globalmente molto caldi può amplificare il rischio di alluvioni, siccità, incendi e ondate di calore marine.

Le aree maggiormente esposte

Nel Corno d’Africa l’ultimo trimestre del 2026 potrebbe risultare più caldo e piovoso del normale. Secondo un’analisi coordinata dall’Organizzazione meteorologica mondiale, alcune zone dell’Etiopia meridionale, della Somalia centrale e meridionale e del Kenya nordorientale presentano una probabilità fino al 90% di precipitazioni superiori alla media. Le piogge potrebbero migliorare la disponibilità d’acqua, ma aumenterebbero contemporaneamente il pericolo di inondazioni, danni alle coltivazioni e diffusione di malattie trasmesse dall’acqua o da vettori.

In Australia El Niño tende invece a ridurre le precipitazioni invernali e primaverili, soprattutto nelle regioni orientali e settentrionali. Il terreno più asciutto, insieme alle temperature elevate, può creare condizioni favorevoli agli incendi boschivi. Il Bureau australiano invita tuttavia alla cautela: un El Niño molto intenso non produce automaticamente conseguenze altrettanto estreme in ogni area, perché il clima regionale dipende anche da numerosi altri fattori.

Nel Sud-Est asiatico e nell’area del Pacifico occidentale aumenta il rischio di deficit pluviometrici, stress agricolo e ritardi della stagione piovosa. Nel Pacifico centrale e orientale, al contrario, lo spostamento verso est delle acque più calde e dell’attività temporalesca può favorire precipitazioni eccezionali e una maggiore attività ciclonica.

Cosa può accadere in Europa e in Italia

Il legame tra El Niño e il clima europeo è molto meno diretto rispetto a quello osservato nelle regioni tropicali e nel Pacifico. Non è quindi scientificamente corretto attribuire automaticamente a El Niño un determinato autunno in Italia o prevedere, con mesi di anticipo, siccità oppure alluvioni nel Mediterraneo.

Il fenomeno può influenzare indirettamente la circolazione atmosferica dell’emisfero settentrionale, modificando le correnti a getto e la distribuzione delle anomalie di pressione. Gli effetti europei dipenderanno però anche dal vortice polare, dalle temperature dell’Atlantico, dall’oscillazione nord-atlantica e dalle condizioni del Mediterraneo.

Per l’Italia, dunque, El Niño rappresenta un importante elemento dello scenario climatico globale, ma non una previsione meteorologica autonoma. L’aspetto più solido riguarda la temperatura media planetaria: un evento così intenso, sovrapposto al riscaldamento climatico di origine antropica e a oceani già eccezionalmente caldi, aumenta la probabilità che la fine del 2026 e il 2027 registrino nuovi primati termici globali.

Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it