Il Mar Mediterraneo si presenta all’avvio dell’autunno meteorologico con temperature superficiali ancora superiori alle medie del periodo e, sebbene la fase di massimo riscaldamento raggiunta nel corso dell’estate sia ormai alle spalle e il bacino abbia iniziato il suo graduale raffreddamento stagionale, la quantità di energia termica accumulata nelle acque continua a rappresentare un fattore determinante per l’evoluzione del tempo sull’Italia, al punto da favorire lo sviluppo di rovesci, temporali e trombe marine anche in un contesto che, secondo le proiezioni dei principali centri di calcolo, nelle prossime due settimane sarà dominato in prevalenza da un regime di alta pressione.
Il meccanismo alla base di questa dinamica è legato all’elevata inerzia termica dell’acqua, che cede il calore immagazzinato con tempi molto più lunghi rispetto alla terraferma e che, attraverso i flussi di calore sensibile e soprattutto di calore latente associati all’evaporazione, trasferisce energia e umidità agli strati atmosferici più bassi, rendendoli predisposti ai moti convettivi. A parità di latitudine il Mediterraneo mantiene valori sensibilmente più elevati rispetto all’Oceano Atlantico, e questa differenza fa sì che qualunque massa d’aria più fresca in ingresso sul bacino, sia essa di provenienza occidentale, settentrionale o, più avanti nella stagione, nord-orientale, trovi condizioni favorevoli alla formazione di contrasti termici marcati, con un conseguente incremento dell’instabilità.
La distribuzione del calore non è tuttavia omogenea sull’intero bacino, poiché settori come il Golfo del Leone e il Mar Egeo, esposti con maggiore frequenza a ventilazione sostenuta dai quadranti settentrionali che favorisce il rimescolamento delle acque, registrano valori inferiori rispetto a quelli dei mari che circondano la Penisola. Tra questi ultimi risultano particolarmente caldi l’Adriatico, lo Ionio, il Tirreno e il Mar Ligure, mentre il Mare di Sardegna presenta anomalie leggermente più contenute, in un quadro complessivo che, come documentato dalle rilevazioni satellitari della temperatura superficiale marina, colloca gran parte delle acque italiane al di sopra dei riferimenti climatologici.
È in questo contesto che si inseriscono i temporali che stanno interessando diverse regioni con una distribuzione a macchia di leopardo, in parte lungo le coste e in parte nelle aree interne, dove l’attività convettiva tende a concentrarsi nelle ore pomeridiane grazie a temperature diurne che si mantengono su valori superiori alla norma. Rispetto alle settimane centrali dell’estate si osserva però un elemento di discontinuità, poiché le temperature massime più elevate vengono ora registrate lungo i litorali e non più nell’entroterra, dove la progressiva riduzione della radiazione solare, legata all’accorciamento delle giornate e alla minore elevazione del sole, limita il riscaldamento del suolo, tanto più in presenza di una nuvolosità irregolare che, come mostrano le immagini satellitari, alterna estese coperture ad ampie zone di cielo sereno in cui i valori termici riescono comunque a salire.
Sul piano sinottico l’attenzione è rivolta alle perturbazioni in discesa dai quadranti nord-occidentali, una delle quali sta raggiungendo le Isole Britanniche, il cui ruolo nei confronti dell’Italia non si esplica tanto attraverso un transito diretto dei sistemi frontali quanto attraverso un’azione indiretta, consistente nel sospingere verso il Mediterraneo masse d’aria di origine atlantica. Si tratta di correnti che in partenza non presentano caratteristiche di particolare instabilità, ma che la acquisiscono una volta giunte a contatto con la superficie marina calda e con terre emerse che conservano a loro volta parte del calore accumulato nei mesi estivi, poiché il riscaldamento dal basso accentua il gradiente termico verticale e, unito all’apporto di vapore acqueo, fornisce il combustibile necessario allo sviluppo di celle temporalesche.
Ne deriva che la prevalenza di un campo di alta pressione, indicata dai modelli per buona parte del periodo che conduce alla fine di settembre, non equivale a una garanzia di stabilità generalizzata, dal momento che la struttura anticiclonica potrà risultare a tratti vulnerabile a infiltrazioni di aria più fresca lungo i suoi margini, sufficienti ad attivare fenomeni localizzati. Lo scenario delineato conferma inoltre il ritardo di una circolazione propriamente autunnale, caratterizzata dal passaggio regolare di perturbazioni organizzate e da precipitazioni diffuse, che al momento non trova riscontro nelle proiezioni a medio termine.
La natura di questi temporali ne rende particolarmente complessa la previsione di dettaglio, poiché la loro comparsa avviene in modo irregolare sul territorio e consente ai previsori di indicare la probabilità che un fenomeno interessi una determinata area, generalmente su scala regionale, senza poter stabilire con precisione quali località verranno effettivamente colpite. Una segnalazione di temporali sparsi sul Lazio, a titolo di esempio, può tradursi in precipitazioni su Viterbo e nell’assenza di fenomeni su Roma, o viceversa, e proprio questa aleatorietà costituisce il tratto distintivo dell’instabilità atmosferica rispetto al transito di una perturbazione strutturata, alla quale si associano invece fenomeni più estesi, continui e meglio localizzabili.
Il rischio riguarda tuttora anche il Nord Italia, dove la stagione dei temporali non può dirsi conclusa, ma è destinato a ridursi progressivamente con l’avanzare delle settimane fino a diventare marginale in pieno autunno, quando sulle regioni settentrionali l’attività temporalesca risulta pressoché assente e le precipitazioni assumono in prevalenza carattere stratiforme.
Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it
