Europa, CIA: “La Russia pronta ad attacchi con droni in Italia, Francia e Spagna”

Container sulle rotte del Mediterraneo, droni difficili da individuare e tre Paesi nel rapporto dell’intelligence: la nuova ipotesi di escalation porta la tensione fin sulle coste italiane.
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Per settimane l’attenzione europea si è concentrata sul confine orientale della Nato, tra sconfinamenti aerei, sabotaggi e incidenti attribuiti a Mosca. Adesso, secondo una ricostruzione pubblicata dal quotidiano spagnolo El Mundo, i servizi statunitensi avrebbero segnalato ai governi europei un’altra possibilità di escalation: droni russi lanciati dal mare contro uno tra Italia, Francia e Spagna. Il piano descritto non riguarda un’offensiva militare su larga scala, ma azioni capaci di colpire infrastrutture, interrompere servizi e produrre un forte effetto politico. Al momento non sono stati resi pubblici né una data né obiettivi specifici per un eventuale attacco.

La segnalazione si inserisce in una sequenza di tensioni che precede l’allarme sul Mediterraneo. Il 25 agosto il direttore della Cia, John Ratcliffe, si è recato a Mosca per una visita inattesa durante la quale, secondo le ricostruzioni giornalistiche, avrebbe ammonito la Russia a evitare attacchi o provocazioni contro la Nato. Nelle settimane successive, però, l’Europa ha continuato a fare i conti con episodi sempre più preoccupanti: dai droni carichi di esplosivo individuati nell’area dell’aeroporto di Lipsia alle incursioni aeree sul fronte orientale dell’Alleanza. È in questo contesto che sarebbe circolato tra alcune capitali europee il rapporto dell’intelligence americana sulle possibili mosse del Cremlino.

L’elemento centrale della ricostruzione è la modalità del lancio. I droni potrebbero essere nascosti nei container trasportati da navi mercantili e fatti partire nel Mediterraneo, a una distanza di circa 200 o 300 chilometri dalle coste europee. Una fonte vicina al ministero della Difesa lituano, citata da El Mundo, indica come possibile velivolo il Gerbera: lungo circa due metri, con un’apertura alare di due metri e mezzo, peserebbe fino a 18 chilogrammi, raggiungerebbe velocità intorno ai 160 chilometri orari e avrebbe un’autonomia dichiarata di circa 600 chilometri. Da quella distanza, secondo le stime riportate, potrebbe arrivare sulla terraferma in un intervallo compreso tra un’ora e un quarto e due ore.

Il carico esplosivo attribuito al Gerbera, nell’ordine di quattro o cinque chilogrammi, sarebbe troppo limitato per abbattere una grande infrastruttura. Ciò non significa che un impatto sarebbe privo di conseguenze: potrebbe causare vittime o feriti, innescare incendi, danneggiare apparecchiature esposte e costringere un porto o un aeroporto a sospendere temporaneamente le attività. È proprio questa sproporzione tra il mezzo impiegato e il possibile contraccolpo sulla vita quotidiana, sull’economia e sulla percezione della sicurezza a rendere lo scenario preso in considerazione dai servizi particolarmente delicato.

Anche l’Italia compare nell’allerta. La portata teorica dei droni, in uno scenario di lancio dal mare, comprenderebbe gran parte del territorio nazionale, con l’eccezione del Nord-Est nella rappresentazione pubblicata da El Mundo. Non si tratta però di un elenco di città designate come bersagli: la distanza raggiungibile da un velivolo indica ciò che sarebbe tecnicamente alla sua portata, non dove la Russia avrebbe deciso di colpire. Le informazioni diffuse finora parlano di una possibile operazione contro uno dei tre Paesi citati, senza identificare un obiettivo preciso.

Perché l’allarme riguarda Italia, Francia e Spagna

Secondo la lettura riportata dal quotidiano spagnolo, la scelta di questi Paesi avrebbe anche una ragione politica. Tutti e tre si avvicinano a importanti appuntamenti elettorali nel 2027 e un episodio capace di diffondere paura, provocare disagi e riaccendere le divisioni sul sostegno all’Ucraina potrebbe pesare sul loro dibattito pubblico. Le azioni con droni sarebbero dunque, nell’ipotesi esaminata, un’estensione verso il Mediterraneo della pressione già esercitata sul fianco orientale della Nato.

Il punto è stato riassunto dall’analista britannico Keir Giles: un’eventuale iniziativa russa non dovrebbe necessariamente concentrarsi sui Paesi geograficamente più vicini al fronte, ma potrebbe cercare le aree in cui la difesa europea risulta meno preparata alla minaccia dei droni. In particolare, Giles richiama la necessità di sistemi di difesa aerea e antimissile integrati. È una valutazione strategica che aiuta a spiegare l’attenzione per il Mediterraneo; non costituisce, da sola, la prova che un attacco sia stato deciso.

La Francia ha già reagito al peggioramento del quadro di sicurezza. Il 16 settembre Emmanuel Macron ha riunito il Consiglio di difesa e due giorni dopo ha convocato all’Eliseo i leader dei partiti e i candidati alle presidenziali del 2027. Il presidente francese ha parlato di un’intensificazione della minaccia ibrida russa e ha chiesto al governo un piano per proteggere le infrastrutture critiche da droni e attacchi informatici. El Mundo riferisce inoltre che, dopo la riunione politica, su canali Telegram vicini al Cremlino sarebbero comparse mappe del Mediterraneo con possibili obiettivi francesi, accompagnate dalla frase «Medicina contro l’arroganza francese». Sono contenuti propagandistici la cui comparsa non conferma l’esistenza di bersagli già scelti. Mosca, dal canto suo, respinge le accuse europee sulle attività ibride.

L’allarme, quindi, è concreto come segnalazione di intelligence riferita dalla stampa, ma non equivale all’annuncio di un raid imminente. Per Italia, Francia e Spagna la questione è capire se un’azione partita dal mare possa trasformare un piccolo drone in uno strumento di pressione su interi Paesi: è su questa possibilità che si concentra ora l’attenzione dei governi europei. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!