Crisi climatica, il Cervino senza neve: le immagini impressionanti

La montagna che sembrava custodire la neve anche d’estate oggi mostra soltanto la roccia: il Cervino senza il suo manto bianco è il volto più impressionante di un clima che sta cambiando davanti ai nostri occhi.

La sua inconfondibile piramide di roccia appare completamente spoglia fino alla vetta, a 4.478 metri di quota. Le immagini riprese dalle webcam e diffuse sui social mostrano un Cervino quasi irriconoscibile, privo di quella sottile copertura bianca che solitamente resiste anche al termine dell’estate. Il confronto con lo stesso panorama osservato nel 2025 rende ancora più evidente la trasformazione.

Vedere il Cervino senza neve nei primi giorni di ottobre resta un evento eccezionale, sebbene non completamente inedito: una situazione simile era stata osservata nel 2022, durante un’altra stagione caratterizzata da caldo estremo e fusione accelerata dei ghiacciai. La fotografia di quest’anno, tuttavia, arriva al termine di una lunga sequenza di anomalie che ha interessato gran parte del continente europeo dalla fine di maggio fino a settembre.

A confermarlo sono i dati del Copernicus Climate Change Service, secondo cui l’estate del 2026 è stata la più calda mai registrata nell’Europa occidentale. Tra giugno e agosto la temperatura media della regione ha raggiunto i 21,7 gradi, superando di 2,5 gradi il valore medio del periodo 1991-2020 e battendo anche il precedente primato stabilito nel 2003. Considerando l’intero continente, quella appena trascorsa è stata invece la terza estate più calda della serie storica elaborata attraverso il dataset ERA5.

A rendere eccezionale la stagione non è stata soltanto l’intensità delle singole ondate di calore, ma soprattutto la loro durata e la vastità delle aree coinvolte. Copernicus ha contato 17 giornate durante le quali almeno il 60% dell’Europa occidentale ha superato i 30 gradi: nel 2003 erano state 11, mentre nel 2025 appena sette. Il 52% del territorio europeo ha inoltre sperimentato almeno una volta condizioni di stress termico “molto forte”, corrispondenti a una temperatura percepita pari o superiore ai 38 gradi.

Sulle Alpi, gli effetti del caldo sono stati amplificati da un inverno povero di precipitazioni nevose. Secondo la rete svizzera di monitoraggio GLAMOS e la Commissione per l’osservazione della criosfera dell’Accademia svizzera delle scienze, durante il 2026 i ghiacciai elvetici hanno perso oltre il 5% del proprio volume. Nell’arco di appena cinque anni la riduzione complessiva ha sfiorato il 20%, mentre tra maggio e settembre lo zero termico è rimasto sopra i 4.000 metri per 76 giorni, più del doppio rispetto alla media.

La neve invernale svolge una funzione essenziale perché protegge il ghiaccio sottostante e riflette una parte consistente della radiazione solare. Nel 2026 questa copertura è scomparsa in anticipo durante le ondate di caldo di giugno e, a settembre, non ne restava più nemmeno a 3.500 metri. Una volta esposto, il ghiaccio più scuro assorbe maggiore energia, accelera la fusione e lascia emergere rocce e detriti, modificando rapidamente l’aspetto dell’alta montagna.

L’immagine del Cervino completamente spoglio non costituisce, da sola, una misurazione del cambiamento climatico: l’innevamento di una singola vetta può infatti variare anche per effetto del vento, delle precipitazioni e delle condizioni meteorologiche stagionali. Inserita però nel quadro fornito dalle osservazioni di Copernicus e GLAMOS, diventa il simbolo visibile di una tendenza documentata: estati sempre più calde, neve che scompare prima e ghiacciai alpini che continuano a perdere massa a una velocità eccezionale. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!