Neve in Pianura Padana, perché arriva sempre meno? Ecco cosa è cambiato

Per ritrovare le città imbiancate non basta una notte di gelo: c’è un incastro atmosferico che decide il destino dei fiocchi, e oggi basta poco perché una nevicata attesa si trasformi in pioggia.

La neve in pianura è ormai un fenomeno sempre più raro e le belle nevicate che hanno caratterizzato molti inverni della Pianura Padana fino ai primi anni Duemila sembrano appartenere a un passato lontano, soprattutto per chi ricorda strade imbiancate, giardini coperti per giorni e fiocchi capaci di cadere dalla mattina alla sera. Oggi capita più spesso di aspettare la neve e vedere arrivare soltanto pioggia fredda, oppure un’imbiancata che scompare dopo poche ore: che cosa è cambiato e perché il freddo sembra non bastare più?

Perché oggi è più difficile vedere la neve in pianura

La spiegazione principale è nell’aumento delle temperature, che durante una perturbazione invernale può spostare l’equilibrio dalla neve alla pioggia anche senza rendere la giornata particolarmente mite. Quando l’aria è già vicina allo zero, una piccola differenza termica diventa decisiva: i fiocchi si formano nelle nubi, ma attraversando gli strati più caldi possono sciogliersi prima di raggiungere il terreno.

Per questo non basta che il termometro segni zero gradi davanti a casa: conta anche la temperatura dell’aria nelle centinaia di metri sopra di noi. Può piovere con il suolo gelato se in quota passa aria mite, mentre può nevicare con uno o due gradi positivi quando le condizioni atmosferiche permettono ai fiocchi di arrivare fino a terra.

In Pianura Padana molte nevicate dipendono dal cosiddetto cuscinetto freddo, una riserva di aria gelida che ristagna tra Alpi e Appennini dopo un’irruzione invernale. Quando arriva una perturbazione, l’aria umida scorre sopra questo strato freddo e produce precipitazioni che possono raggiungere la pianura sotto forma di neve.

Il meccanismo funziona ancora, soprattutto tra Piemonte e Lombardia occidentale, ma richiede un incastro preciso: il freddo deve arrivare prima, essere abbastanza profondo e resistere durante le precipitazioni. Se la perturbazione porta troppo rapidamente correnti miti, la nevicata lascia spazio alla pioggia; se invece il freddo rimane accompagnato da tempo asciutto, si hanno gelate e nebbie senza alcun fiocco.

Che cosa dicono i dati e perché può ancora nevicare molto

La diminuzione non riguarda soltanto i ricordi. A Padova, una serie storica estesa dal 1725 al 2024 indica una media di 4,4 giorni nevosi all’anno nel periodo 1995-2024, contro i 10,4 del trentennio 1785-1814. È un confronto tra epoche lontane, che non rappresenta tutte le città padane, ma documenta quanto sia cambiata la frequenza della neve nel lungo periodo.

Anche quando i fiocchi arrivano, la loro durata al suolo dipende dalle temperature successive e dalle condizioni del terreno. Nei centri urbani, il calore trattenuto da edifici e superfici asfaltate può rendere più difficile l’accumulo rispetto alle campagne, soprattutto nelle nevicate al limite tra pioggia e neve.

Questo non significa che le grandi imbiancate siano diventate impossibili: il 28 dicembre 2020 Milano registrò circa 17-20 centimetri di neve in centro, dimostrando che una combinazione favorevole di freddo e precipitazioni può ancora produrre un episodio importante. Il cambiamento riguarda soprattutto la facilità con cui quell’incastro si realizza: le occasioni diminuiscono, ma una singola nevicata abbondante resta possibile, anche durante un inverno complessivamente mite.

Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it