La neve continuerà a interessare le montagne italiane prima che il passaggio della perturbazione conceda una tregua, ma con differenze importanti tra i diversi settori. Mentre sulle Alpi occidentali la fase perturbata ha già favorito nevicate significative, tra venerdì 6 e sabato 7 novembre altri fenomeni raggiungeranno parte dell’arco alpino, con apporti generalmente più modesti procedendo verso est. A determinare dove il paesaggio tornerà a imbiancarsi saranno soprattutto l’altitudine e la distribuzione delle precipitazioni: il peggioramento porterà neve a quote di media montagna al Nord-Ovest, mentre sull’Appennino centrale i fiocchi resteranno confinati più in alto.
Alpi occidentali più coinvolte: dove si concentrano gli accumuli maggiori
Il settore occidentale rimane al centro della fase nevosa, favorita dall’incontro tra l’aria fredda affluita nei giorni precedenti e le correnti umide associate alla depressione sull’Europa occidentale. Le montagne del Cuneese e del Torinese, dalle Alpi Liguri e Marittime alle Cozie e alle Graie, sono tra le aree maggiormente interessate dall’episodio, grazie anche alla risalita dell’aria umida lungo i versanti.
Per l’intero passaggio perturbato iniziato mercoledì 4 novembre e sviluppatosi fino a venerdì 6, le stime indicano 20-40 centimetri di neve fresca oltre i 1.800-2.200 metri, dalle Marittime al Gran Paradiso. Nei settori più esposti delle valli Maira, Gesso, Stura di Demonte e Vermenagna, oltre che nel comprensorio del Mondolè, sono state prospettate punte fino a 50 centimetri sopra i 2.200 metri. Si tratta degli apporti complessivi dell’episodio, che comprendono dunque anche la neve già caduta, e non di ulteriori accumuli interamente attesi nel fine settimana. La quota delle nevicate, scesa più in basso nelle fasi precedenti, venerdì tende a collocarsi prevalentemente oltre i 1.500-1.700 metri.
Anche in Valle d’Aosta il venerdì rimane instabile. Il limite delle nevicate si trova intorno ai 1.400-1.600 metri al mattino, risale temporaneamente durante le ore centrali e torna verso i 1.500 metri nella sera e nella notte. Le precipitazioni saranno discontinue, con una nuova possibilità di fenomeni serali prima dell’attenuazione prevista per sabato 7 novembre. Per la finestra compresa tra la sera di giovedì 5 e la giornata di venerdì 6, gli apporti stimati sono di 15-30 centimetri dai 2.000 metri sui settori centro-orientali, inferiori nelle altre zone. Anche questi quantitativi comprendono una parte della precipitazione già avvenuta.
Tra Lombardia, Trentino e Veneto nevicate più deboli e discontinue
Procedendo verso le Alpi centrali, la perturbazione porterà fenomeni meno consistenti. In Lombardia, venerdì 6 novembre sono previste deboli nevicate oltre i 1.700 metri, associate a precipitazioni sparse. La fase residua si concentrerà tra la notte e il mattino di sabato 7, seguita dalla cessazione dei fenomeni: la nuvolosità potrà comunque insistere anche dopo la fine delle precipitazioni. Il quadro regionale non indica una nevicata abbondante e uniforme sull’intero settore alpino lombardo.
In Trentino il peggioramento prenderà corpo dal tardo pomeriggio di venerdì e proseguirà, con precipitazioni deboli e intermittenti, durante sabato. La neve cadrà inizialmente intorno ai 2.000 metri, con il limite in successivo abbassamento verso i 1.800 metri. Gli apporti saranno quindi legati a fenomeni discontinui, in un contesto ben diverso rispetto alle nevicate più persistenti che hanno interessato le montagne piemontesi.
Sulla montagna veneta gli effetti saranno ancora più limitati. Nella serata di venerdì qualche debole precipitazione potrà raggiungere soprattutto le Prealpi veronesi e vicentine, con fiocchi sulle cime oltre i 1.800-2.000 metri. Tra la notte e il mattino di sabato resterà la possibilità di fenomeni modesti lungo i confini occidentali della montagna regionale, nevosi indicativamente oltre i 1.600-1.900 metri. Non emergono, per questo passaggio, indicazioni di accumuli importanti e diffusi sulle Dolomiti venete.
Fiocchi sulle cime appenniniche, poi una pausa prima del nuovo passaggio
Sull’Appennino centrale la neve è attesa a quote più elevate, generalmente oltre i 1.900-2.000 metri, con apporti stimati intorno ai 10-15 centimetri entro la conclusione dell’evento. Sabato 7 novembre le precipitazioni interesseranno soprattutto il versante adriatico tra Marche e Abruzzo, mentre alle quote inferiori prevarrà la pioggia.
Domenica 8 novembre segnerà una pausa sulle Alpi, con un miglioramento ben riconoscibile anche tra Lombardia, Trentino e Veneto. La tregua non chiuderà però definitivamente la fase variabile: lunedì 9 aumenterà nuovamente la nuvolosità e la tendenza per martedì 10 novembre indica un altro passaggio perturbato. Per questa seconda fase, gli aggiornamenti disponibili non consentono ancora di fissare con altrettanta precisione nuovi accumuli nevosi e quote locali.
Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it
