Il cambiamento si farà strada in due tempi, con un primo passaggio relativamente rapido e una seconda perturbazione capace di rendere il maltempo più persistente. È soprattutto questa differenza a caratterizzare l’evoluzione della prossima settimana: quando le precipitazioni insistono per diverse ore sugli stessi territori, agli effetti dell’intensità si aggiungono quelli della durata, con accumuli che possono crescere sensibilmente anche su distanze ridotte.
Le previsioni indicano il ritorno delle correnti atlantiche sul Mediterraneo, mentre sull’Europa occidentale prenderà forma una circolazione depressionaria. La sua posizione sarà determinante per il tempo italiano, perché favorirà il richiamo di correnti meridionali davanti alla perturbazione.
Martedì 10 novembre il primo passaggio, poi una breve pausa
La prima perturbazione attraverserà l’Italia martedì 10 novembre, muovendosi da nord-ovest verso sud-est. Le precipitazioni interesseranno soprattutto il versante tirrenico tra Toscana e Lazio, con fenomeni generalmente moderati e distribuiti in modo irregolare. Mercoledì 11 novembre sono attese schiarite, prima del successivo peggioramento.
La rapidità del transito rappresenta un elemento importante: il tempo impiegato da un fronte per attraversare una zona contribuisce a determinare quanto a lungo possano durare le piogge. Un passaggio veloce lascia generalmente meno spazio alla persistenza, mentre una perturbazione alimentata più a lungo può mantenere attivi i meccanismi che producono precipitazioni.
Giovedì 12 e venerdì 13: dove potranno concentrarsi gli accumuli maggiori
La fase più significativa è attesa tra giovedì 12 e venerdì 13 novembre, quando una perturbazione più organizzata, sostenuta da correnti da sud-sudovest, coinvolgerà gran parte del Nord e del Centro. Le aree indicate per le precipitazioni più abbondanti sono Liguria, settori alpini e prealpini.
In queste situazioni il rilievo può contribuire ad accentuare le piogge: l’aria umida, spinta contro le montagne, è costretta a salire, si raffredda e favorisce la condensazione. L’esposizione dei versanti rispetto alle correnti diventa quindi importante quanto il passaggio della perturbazione stessa, aiutando a spiegare perché gli accumuli possano risultare molto diversi anche tra territori vicini.
In presenza di temporali marittimi, i picchi locali potranno avvicinarsi a 150-200 millimetri in poche ore, con possibili criticità idrogeologiche. Si tratta ancora di una tendenza da confermare nei dettagli.
Per comprendere la portata di questi quantitativi, 200 millimetri equivalgono a 200 litri d’acqua per metro quadrato. Una quantità concentrata in poche ore richiede particolare attenzione alla persistenza dei rovesci: temporali lenti o successivi passaggi sulla stessa area possono far crescere rapidamente il deflusso verso torrenti e corsi d’acqua. Anche la pendenza dei terreni e la presenza di superfici impermeabili influiscono sulla velocità con cui l’acqua si raccoglie.
Correnti miti, neve sulle Alpi e vento al Sud
Il peggioramento avrà caratteristiche autunnali: sulle Alpi la quota neve resterà prevalentemente oltre 2.000 metri, localmente più in alto. Sud e Sicilia saranno più ai margini delle piogge, ma risentiranno del rinforzo di Libeccio, Ostro e, a tratti, Scirocco, con temperature sopra media soprattutto sui versanti ionici e adriatici.
Il richiamo meridionale spiega come una fase perturbata possa accompagnarsi a condizioni miti: la pioggia dipende dal sollevamento dell’aria e dalla sua umidità, mentre la temperatura risente anche della provenienza delle masse d’aria.
Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it
