Di fronte a un Mediterraneo sempre più caldo e a fenomeni capaci di colpire duramente le comunità, la preparazione dell’Italia passa dalla capacità di anticipare i pericoli e da un cambiamento che riguarda la gestione quotidiana del territorio, l’informazione e i comportamenti dei cittadini. È il messaggio lanciato dal capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, intervenuto a margine dell’inaugurazione del villaggio “Percorsi di Protezione Civile” a Villa Borghese, a Roma, nell’ambito dell’ottava edizione della Settimana nazionale della Protezione Civile. L’iniziativa, in programma dal 15 al 18 ottobre, è dedicata alla conoscenza dei rischi e alla diffusione della prevenzione.
Rispondendo a una domanda sugli effetti di El Niño in Italia, Ciciliano ha descritto le condizioni che possono rendere particolarmente insidiosi gli episodi di maltempo nel Mediterraneo, richiamando anche il ruolo della conformazione geografica della Penisola. «Nel bacino del Mediterraneo stiamo registrando delle temperature delle acque del mare particolarmente elevate, a cui si accompagna un importante aumento della quantità di umidità. Questa condizione, insieme alle correnti fredde che provengono dal nord d’Europa purtroppo causano, come è già successo con il ciclone Harry ma anche con le trombe marine della settimana scorsa in Sicilia, delle importanti ripercussioni sulla vita delle comunità e ovviamente impattano sui territori. Da un punto di vista geografico siamo anche particolarmente sfortunati perché abbiamo i binari degli Appennini che tecnicamente incanalano e instradano queste correnti di aria che sono responsabili di questi fenomeni», ha affermato.
Il riferimento a El Niño richiede comunque una distinzione: il fenomeno nasce dal riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale e può influenzare la circolazione atmosferica su scala globale, ma non permette di attribuire automaticamente a una sola causa ogni episodio estremo italiano. Come spiega il meteorologo Federico Vermi in un approfondimento dell’Agenzia nazionale ItaliaMeteo, gli effetti sull’Europa sono più complessi e meno diretti rispetto a quelli osservati in altre regioni del mondo. Per collegare un singolo evento al fenomeno servono quindi analisi specifiche, mentre la sua presenza non consente di prevedere il tempo di una determinata località a mesi di distanza.
Alla domanda se il Paese sia pronto a contenere gli impatti, Ciciliano ha legato la risposta all’operatività della rete di previsione e protezione, citando l’esperienza del ciclone Harry. L’Italia, ha spiegato, «è pronta nella misura in cui i programmi e le attività di previsione dei sistemi di protezione civile sono in piedi e funzionano. La prova è che, a seguito del ciclone Harry, che è un ciclone distruttivo, non è stato registrato neanche un ferito, quindi significa che il sistema funziona. Ovviamente il sistema funziona se è dinamico. Non possiamo pensare che siccome c’è stato il ciclone Harry e i sistemi hanno funzionato, quello sia un paradigma fisso che dobbiamo tenere nella testa». Nel ragionamento del capo del Dipartimento, dunque, una risposta efficace rappresenta un risultato da consolidare, attraverso un aggiornamento continuo delle capacità di intervento e prevenzione.
La prospettiva indicata si estende oltre le previsioni dei giorni immediatamente successivi, fino alle scelte con cui amministrazioni e comunità organizzano il proprio futuro. «Bisogna ragionare non soltanto in termini di meteorologia, quindi a breve termine, ma dobbiamo cominciare a ragionare sulla climatologia, cioè tutto quello che è possibile fare come politiche del territorio e delle comunità per ridurre non solo l’impatto ma l’impegno e la gestione di questi eventi sulla popolazione attraverso conoscenze, sistemi di previsione e di prevenzione», ha sottolineato Ciciliano. Il punto è rendere la riduzione del rischio una componente stabile delle decisioni sul territorio, senza aspettare che un nuovo episodio distruttivo riporti il problema al centro dell’attenzione.
Per spiegare quanto conti anche la consapevolezza individuale, il capo della Protezione Civile ha richiamato un pericolo concreto, quello dei sottopassi durante gli allagamenti. «Non possiamo più nasconderci dietro a un dito dicendo che il sottopasso è pericoloso», ha proseguito, aggiungendo: «Il sottopasso è pericoloso e un cittadino consapevole deve sapere che non lo deve imboccare, indipendentemente dal fatto che ci sia qualcuno che glielo dica». Una conoscenza del rischio che, nella sua visione, deve tradursi nella capacità di riconoscere le situazioni pericolose e adottare comportamenti adeguati: «Secondo me è il paradigma nuovo: spingere tutti quanti insieme verso un’azione di cittadinanza resiliente che significa cittadinanza informata».
Questo percorso deve però confrontarsi con differenze territoriali che riguardano anche il lavoro già compiuto nella prevenzione e nella preparazione delle comunità. Ciciliano ha ricordato che in Italia «i territori sono diversi e anche le maturità dei territori sono diverse. Dobbiamo far crescere territori meno maturi nella direzione di coloro i quali, invece, hanno lavorato e investito in maniera maggiore nella protezione da questo tipo di disastri». L’obiettivo indicato è quindi far crescere la capacità di protezione nelle realtà che hanno ancora più strada da percorrere, valorizzando l’esperienza di quelle che hanno investito maggiormente.
La conclusione del suo intervento riguarda il modo in cui questa cultura può entrare nella vita quotidiana, attraverso la famiglia e la scuola, con risultati che richiedono continuità e tempo. «Dobbiamo cominciare a smettere di pensare sempre alle gestioni emergenziali e dobbiamo cominciare a ragionare in situazioni ordinarie. La cultura non è una cosa che viene spinta in maniera straordinaria, deve essere una cosa intima, interna, culturale e ciò lo insegni a casa, ma anche a scuola. Bisogna rendere ordinario quello che appare in questo momento straordinario e solo così avremo, certo non domani, certo non tra una settimana, ma sicuramente tra qualche anno, una comunità capace di fare un’analisi e di essere maggiormente rispettosa del territorio in cui vive», ha concluso Ciciliano.
Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it
