La prima neve di novembre ha già trasformato il paesaggio di diverse località appenniniche, imbiancando anche centri abitati e boschi ancora segnati dai colori autunnali. Nel tardo pomeriggio di lunedì 2 novembre, però, l’evoluzione entra in una fase diversa: mentre il vortice depressionario si sposta dal Tirreno verso lo Ionio, sulle montagne centrali restano possibili altre precipitazioni, accompagnate da un graduale rialzo della quota neve.
Le nevicate di domenica 1° novembre hanno interessato soprattutto le montagne abruzzesi. A Roccaraso, Rivisondoli e Pescocostanzo, in provincia dell’Aquila, sono stati segnalati circa 5-6 centimetri, mentre la neve ha imbiancato anche Pescasseroli. Coinvolti inoltre Prati di Tivo, sul versante teramano del Gran Sasso, e il comprensorio di Passolanciano e della Majelletta. Sono accumuli osservati nella prima parte dell’episodio, distinti dai quantitativi previsti sulle montagne maggiormente esposte.
La fase iniziale ha portato fiocchi anche sull’Appennino tosco-romagnolo, all’Abetone e sui rilievi umbri del Monte Cucco e del Serrasanta, localmente fino a 900-1.000 metri. Per le ore successive di lunedì, tuttavia, le previsioni indicano un limite delle nevicate in risalita verso 1.600-1.800 metri sull’Appennino centrale, con fenomeni progressivamente meno intensi. Alle quote inferiori, quindi, il proseguimento delle precipitazioni non comporterà necessariamente altra neve: potranno prevalere pioggia o precipitazioni miste.
Fino a 50 centimetri sui rilievi più esposti
Il peggioramento comprende i rilievi della Romagna, delle Marche, dell’Abruzzo e del Molise, con un coinvolgimento dello spartiacque verso la Campania. Le indicazioni iniziali collocavano la quota neve prevalentemente fra 1.300 e 1.600 metri, prima del successivo rialzo.
Gli accumuli massimi previsti raggiungono localmente 50 centimetri, soprattutto sui versanti montuosi esposti alle correnti nordorientali: fra le aree indicate figurano Majella, Monti Marsicani e rilievi fra Abruzzo, Molise e Campania. Il mezzo metro rappresenta una punta dell’episodio tra lunedì 2 e martedì 3 novembre, non una quantità aggiuntiva attesa integralmente dalla serata di oggi, né un accumulo uniforme su tutte le località.
La persistenza delle precipitazioni è legata alla lenta traslazione del minimo depressionario verso lo Ionio. Martedì 3 novembre il sistema tenderà ad allontanarsi, lasciando ancora rovesci e temporali soprattutto su Puglia, Basilicata e Sicilia settentrionale, con punte locali ulteriori di 30-40 millimetri. Gran parte del Nord resterà ai margini delle precipitazioni organizzate, mentre sull’Appennino centrale la fase nevosa andrà attenuandosi.
Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it
