Il 30 agosto 2025 segna una svolta decisiva nella controversa vicenda che ha travolto Martina Strazzer e la sua azienda Amabile. La giovane imprenditrice di 25 anni, fondatrice del brand di gioielli dal fatturato di 7,7 milioni di euro, ha scelto di rompere il silenzio che manteneva dal 12 agosto, concedendo una lunga intervista alla giornalista Selvaggia Lucarelli per la sua newsletter “Vale Tutto”.
Per diciotto giorni consecutivi, Strazzer aveva adottato una strategia di comunicazione diametralmente opposta a quella utilizzata da Chiara Ferragni nel caso Balocco, optando per il silenzio totale sui social media invece che per video di scuse pubbliche. La scelta si è rivelata rischiosa ma calcolata: durante questo periodo, l’imprenditrice ha perso 16.000 follower su Instagram, passando da 767.000 a 751.000.
La decisione di accettare l’intervista con Lucarelli rappresenta un cambio di strategia significativo. Come sottolinea la stessa giornalista, Strazzer si è presentata all’appuntamento senza avvocati né uffici stampa, non ha richiesto le domande in anticipo e non ha voluto rileggere l’articolo prima della pubblicazione. Un atteggiamento che contrasta nettamente con la gestione delle crisi comunicative tipiche del mondo degli influencer.
L’ammissione di responsabilità e la difesa professionale
Il fulcro dell’intervista ruota attorno alla doppia ammissione di responsabilità da parte di Strazzer. Dal punto di vista comunicativo, l’imprenditrice dichiara senza esitazioni: “Mi assumo la responsabilità di aver trasformato una normale selezione di risorse umane in un simbolo valoriale. Col senno di poi è stato inopportuno, e l’ho fatto con leggerezza”.
Questa ammissione tocca il cuore dell’accusa di purpose washing che le era stata rivolta dopo la pubblicazione dell’articolo della giornalista Charlotte Matteini. Il termine indica l’uso strumentale di cause sociali per scopi di marketing, trasformando valori etici in leve commerciali.
Tuttavia, sulla questione professionale, Strazzer mantiene una posizione ferma nella difesa delle sue scelte imprenditoriali. La CEO spiega che il mancato rinnovo del contratto a Sara è stato determinato da “gravissimi errori, procedurali e numerici” emersi durante le scadenze contabili di marzo 2025. Gli errori sarebbero stati rilevati dai consulenti esterni dell’azienda, non direttamente dalla stessa Strazzer, che dichiara: “Io non mi occupo di contabilità”.
I dettagli della vicenda Sara: versioni a confronto
L’intervista fornisce per la prima volta la versione dettagliata di Amabile sulla controversa gestione del rapporto lavorativo con Sara, l’ex contabile assunta al quarto mese di gravidanza nel luglio 2024. Strazzer chiarisce che Sara aveva lasciato un contratto a tempo indeterminato presso l’associazione Lapam per entrare in Amabile, motivando la scelta con la necessità di “nuovi stimoli dopo tanti anni”.
L’imprenditrice respinge categoricamente alcune delle accuse più gravi: “Non ho mai avuto rapporti lavorativi con lei mentre era in gravidanza. Non mi sarei mai permessa”. Riguardo alle presunte garanzie di stabilizzazione, Strazzer precisa: “Non mi ero esposta, prima delle scadenze contabili mi ero limitata a dirle che fino a quel momento il lavoro andava bene”.
Particolarmente significativo è il racconto del confronto finale tra le parti. Secondo Strazzer, Sara avrebbe adottato un atteggiamento di chiusura totale: “Il problema è che dai dialoghi con lei non abbiamo mai tratto qualcosa di costruttivo, migliorativo. Era un muro totale”. Durante gli incontri con i consulenti per chiarire gli errori contabili, Sara avrebbe risposto invariabilmente: “No, si fa così, io ho esperienza”.
Le indagini di Selvaggia Lucarelli su Sara
L’intervista acquisisce ulteriore spessore grazie alle verifiche indipendenti condotte dalla stessa Lucarelli presso i precedenti datori di lavoro di Sara. Secondo quanto emerso dai colloqui con ex colleghi, Sara avrebbe “competenze molto basiche in materia di contabilità e non reagisce bene alle critiche, ha un carattere spigoloso”. La giornalista riporta inoltre episodi di conflitti con colleghe e una segnalazione iniziale per mobbing nei confronti dei precedenti datori di lavoro, successivamente ritirata.
Questi elementi aggiungono una dimensione professionale alla vicenda che era rimasta in secondo piano nella narrazione iniziale, spostando il focus dal presunto caso di discriminazione verso una questione di competenze lavorative non adeguate alle aspettative.
L’impatto sull’azienda e le prospettive future
Durante l’intervista, Strazzer fornisce dettagli concreti sull’impatto della crisi sulla sua attività. Gli ordini continuano ad arrivare e l’azienda non ha subito danni significativi nel breve periodo, mentre l’impatto maggiore si è concentrato sulla figura dell’imprenditrice. Il tradizionale evento annuale dell’azienda, il concorso a premi con viaggio alle Maldive, è stato posticipato da agosto a settembre.
L’imprenditrice descrive il clima interno all’azienda durante questi giorni difficili: “Le persone dell’azienda hanno diritto di lavorare e non mi posso fermare”. Le dipendenti avrebbero ricevuto messaggi privati di critica, con domande come “Ma non ti vergogni a lavorare lì dentro?”, ma avrebbero anche manifestato sostegno alla loro titolare, tanto che alcune sarebbero state “agguerrite della serie ‘Basta adesso faccio un video!’ ‘Basta adesso scrivo la verità!'”.
Le azioni legali e il futuro comunicativo
Strazzer annuncia che l’azienda intraprenderà azioni legali, anche se non specifica ancora di che tipo e nei confronti di chi. La decisione rappresenta un cambio di strategia rispetto al silenzio mantenuto finora, segnalando la volontà di passare a una difesa più attiva.
Riguardo al futuro della comunicazione aziendale, l’imprenditrice dichiara di aver appreso importanti lezioni dall’esperienza: “Non farei più marketing delle emozioni”. Quando Lucarelli le chiede scherzosamente se realizzerebbe “un gioiello su questo tuo burnout”, Strazzer risponde ridendo: “No guarda, neppure uno sulla maternità”.
La vicenda Amabile rappresenta un caso emblematico delle sfide che gli imprenditori-influencer devono affrontare nell’era dei social media. L’intervista di Selvaggia Lucarelli non solo fornisce la versione dell’azienda sui fatti contestati, ma solleva questioni più ampie sul confine tra marketing valoriale e purpose washing, tra storytelling aziendale e strumentalizzazione delle storie personali.
La scelta di Strazzer di sottoporsi a un’intervista senza filtri con una delle giornaliste più temute del panorama mediatico italiano dimostra una maturità comunicativa inaspettata per una imprenditrice di 25 anni. Come nota la stessa Lucarelli: “Dentro di me penso che a 25 anni, nella sua situazione in cui una parola sbagliata la seppellirà, o è molto avventata o è molto centrata. Di sicuro, coraggiosa”.
Il caso continua a essere seguito con attenzione, tanto più che la giornalista Charlotte Matteini ha annunciato l’intenzione di presentare un esposto all’AGCM per presunte pratiche commerciali scorrette legate all’uso di storytelling etico come leva di marketing. La vicenda rappresenta quindi non solo una crisi aziendale, ma un potenziale precedente normativo per il settore della comunicazione d’impresa sui social media.Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!