Il confronto tra colleghe si intensifica dopo l’intervista che Martina Strazzer ha concesso a Selvaggia Lucarelli, provocando una dura reazione da parte di Charlotte Matteini, giornalista del Il Fatto Quotidiano che aveva originariamente portato alla luce il controverso caso della contabile incinta di Amabile. Le dichiarazioni di Matteini evidenziano non soltanto divergenze professionali, ma sollevano interrogativi più ampi sui metodi di lavoro giornalistico e sulla verifica delle fonti nell’era dell’informazione digitale.
Charlotte Matteini ha espresso un giudizio severo nei confronti dell’operato di Selvaggia Lucarelli, pur senza mai citarla esplicitamente, definendola semplicemente “una collega”. La giornalista ha esordito dichiarando di aver letto l’intervista ma di avere “in questo momento altre priorità”, spostando immediatamente l’attenzione su quella che considera “una mossa brutta a livello etico” perpetrata dalla Lucarelli. Secondo Matteini, la collega avrebbe commesso un errore deontologico grave, facendola passare “nemmeno troppo velatamente, come una che raccoglie un racconto e pubblica qualcosa senza aver verificato quel racconto”.
La fermezza delle parole di Matteini rivela una concezione rigorosa del mestiere giornalistico: “Questa è una cosa che io non permetto di dire nemmeno a mia madre, figuriamoci, a una persona che fa il mio stesso lavoro”. L’indignazione della giornalista specializzata in inchieste sul mondo del lavoro sembra derivare non solo dalla contestazione del proprio metodo professionale, ma anche dalla mancata comunicazione tra colleghe durante la fase di raccolta delle informazioni.
@chamatteini To be continued #strazzer ♬ suono originale – Charlotte Matteini
Uno degli aspetti più controversi della vicenda riguarda l’assenza di comunicazione diretta tra le due giornaliste prima della pubblicazione dell’intervista da parte di Lucarelli. Matteini ha rivelato di aver “sollecitato più volte – nell’arco di tre settimane – Martina Strazzer per avere una risposta che però non è mai arrivata”. La giornalista ha sottolineato come la “collega che ha raccolto la replica di Strazzer ha il mio numero di telefono e quando le sono servita e ha avuto bisogno di me, il telefono l’ha tirato su”.
Questa mancanza di coordinamento ha generato tensioni professionali significative, con Matteini che ha evidenziato come Lucarelli avrebbe potuto contattarla per chiedere “ma tu per caso hai delle pezze d’appoggio a sostegno di questo racconto?”. La critica sottende una concezione del giornalismo basata sulla collaborazione tra colleghi e sulla condivisione delle fonti per garantire una copertura più completa e accurata degli eventi.
Charlotte Matteini ha rivendicato con forza il proprio metodo di lavoro, definendosi “rigorosa, quasi a livello veramente ossessivo, con la verifica delle fonti e delle prove”. Questa autodefinizione riflette l’approccio metodologico della giornalista, nota per le sue inchieste approfondite sul mondo dello sfruttamento lavorativo e per il suo impegno nel fact-checking e nella lotta alle fake news. La specializzazione di Matteini in tematiche lavorative e la sua reputazione costruita attraverso anni di inchieste per testate come Il Fatto Quotidiano conferiscono peso alle sue critiche metodologiche.
La giornalista ha inoltre fatto riferimento al suo libro “Gli italiani non hanno più voglia di lavorare (e hanno ragione)”, pubblicato da Cairo Editore, che testimonia il suo impegno pluriennale nell’analisi delle dinamiche occupazionali italiane e delle forme di sfruttamento nel mercato del lavoro contemporaneo.
La controversia si è estesa anche alla questione dell’esposto che Matteini intende presentare all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Selvaggia Lucarelli, nella sua newsletter, aveva ironizzato su questa iniziativa con un punto interrogativo, suggerendo che Matteini stesse “ricalcando una specie di format già visto”. La replica di Charlotte è stata decisa: “Non capisco onestamente che cosa ci sia da sminuire su questo punto. Non è la prima volta che lo faccio, l’ho già fatto in passato”.
La giornalista ha chiarito che quando raccoglie “delle carte, delle prove che possono essere utili alle autorità, le ho sempre date, non è il primo esposto che faccio”. Questa dichiarazione evidenzia un approccio sistemico al giornalismo investigativo, dove la raccolta di informazioni si trasforma in azione concreta presso le autorità competenti. L’esposto dovrebbe riguardare presunte pratiche commerciali scorrette legate all’uso di storytelling etico come leva di marketing da parte di Amabile.
Matteini ha anche accusato Selvaggia Lucarelli di aver tentato di “bruciare” la seconda parte della sua inchiesta su Amabile, già in preparazione. Secondo la giornalista, l’intervista di Lucarelli a Strazzer avrebbe avuto l’obiettivo di anticipare e sminuire il lavoro investigativo ancora in corso. Tuttavia, Matteini ha minimizzato l’impatto di questa presunta strategia, dichiarando che “mi fa solo pubblicità”.Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!