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Addio alla Radio, rischia di scoparire dalle automobili: l’allarme dell’Agcom

Massimiliano Capitanio (Agcom) avverte del rischio concreto della scomparsa della radio dalle nuove automobili.

La progressiva scomparsa della radio dai veicoli di nuova generazione rappresenta uno dei temi più urgenti per il sistema informativo italiano, un fenomeno che potrebbe incidere significativamente su milioni di cittadini e sul loro accesso ai servizi di informazione e comunicazione d’emergenza. Massimiliano Capitanio, commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), ha acceso i riflettori su una dinamica già in corso presso i principali costruttori automobilistici, dove il classico sintonizzatore FM o DAB viene gradualmente sostituito da semplici interfacce USB e schermi multifunzione.

Secondo i dati illustrati da Capitanio, circa 26 milioni di italiani ascoltano quotidianamente la radio in automobile, uno strumento che non rappresenta soltanto un elemento di intrattenimento ma costituisce un presidio fondamentale di democrazia e pluralismo informativo. Tuttavia, il panorama automobilistico sta mutando in modo significativo: diverse case automobilistiche, in particolare i produttori di microcar elettriche frequentemente utilizzate dai giovani, stanno già commercializzando vetture completamente prive dell’autoradio tradizionale. Casi emblematici sono rappresentati dalla nuova Fiat Grande Panda Hybrid e dalla Citroën C3 negli allestimenti base, dove il sintonizzatore radio è del tutto assente e viene rimpiazzato da un semplice supporto per smartphone dotato di connessione Bluetooth. Queste configurazioni, adottate al fine di contenere i prezzi d’attacco dei veicoli, eliminano di fatto l’accesso alle trasmissioni radiofoniche tradizionali, subordinando l’ascolto della radio a piattaforme digitali che richiedono connessione dati, abbonamenti e disponibilità di batteria dello smartphone.

La situazione si rivela ancor più critica nel segmento delle piccole auto elettriche destinate ai giovani, dove quadricicli leggeri quali la Citroën AMI e modelli analoghi di altre case costruttrici escono dalla produzione completamente privi di alcun ricevitore radio. Questi veicoli, guidabili già a partire dai 14 anni senza patente, rappresentano una fascia di mercato in espansione, particolarmente attrattiva per i ceti socioeconomici medio-bassi e per gli adolescenti. L’eliminazione della radio da questa categoria comporta una discriminazione informativa significativa, privando proprio i segmenti più vulnerabili della popolazione dell’accesso a uno strumento d’informazione stoicamente gratuito e universale.

Di fronte a questa tendenza, l’Agcom ha scelto di intervenire con determinazione. La questione è stata sottoposta ufficialmente al Governo italiano mediante una segnalazione formale, attraverso la quale l’Autorità ha proposto una visione della normativa vigente al fine di rendere obbligatoria la presenza di un sintonizzatore radio (FM, DAB o DAB+) su tutti i veicoli dotati di sistemi audio. La proposta dell’Agcom va oltre il semplice obbligo del DAB+, già previsto dalle normative comunitarie, estendendo il vincolo a tutte le autovetture con capacità di ricezione sonora, indipendentemente dal tipo di infotainment installato.

Capitanio ha sottolineato come il rischio fosse inizialmente sottovalutato, ma come evidenze empiriche e commerciali abbiano dimostrato la concretezza della minaccia. Nel sottolineare l’urgenza della questione, il commissario Agcom ha affermato che l’eliminazione della radio dalle automobili comporterebbe conseguenze che trascendono il mero ambito tecnologico: si tratterebbe, a suo avviso, di una perdita sostanziale di pluralismo informativo e di un fondamentale presidio della democrazia. In Parlamento è già in corso un dibattito orientato verso un intervento legislativo che tuteli le norme italiane e comunitarie sulla radiodiffusione, sebbene al momento non sia stata ancora approvata alcuna norma definitiva.

La radiofonia rappresenta da decenni uno dei veicoli informativi più capillari, democratici e intrinsecamente accessibili in Italia. A differenza della televisione o dei giornali, la radio non richiede abbonamenti, non è vincolata a piattaforme proprietary, non dipende da algoritmi selettivi e, crucialmente, non necessita di connessione internet. Questa caratteristica assume importanza capitale nei contesti di emergenza: in caso di calamità naturali, blackout infrastrutturali, incidenti stradali o situazioni di crisi, la radio rappresenta l’unico canale in grado di fornire informazioni critiche e istruzioni di protezione civile a chi si trova in viaggio. Il sistema FM, in particolare, funziona come backup essenziale per la comunicazione pubblica, operando indipendentemente dalle reti dati e mantenendo una copertura capillare lungo le autostrade e nelle aree geograficamente periferiche.

L’orientamento verso piattaforme di streaming musicale e servizi audio connessi rappresenta una trasformazione silenziosa ma radicale dell’ambiente informativo dell’automobile. Queste soluzioni, sebbene tecnologicamente sofisticate e dotate di cataloghi sterminati, sono intrinsecamente chiuse, proprietarie e sottoposte a gestione centralizzata dei costruttori automotive. La proliferazione di Apple CarPlay, Android Auto e sistemi di infotainment proprietari ha favorito una progressiva marginalizzazione della radio nei cruscotti moderni, dove il sintonizzatore FM non viene nemmeno attivato per default alla riaccensione del veicolo, preferendo il ripristino dell’ultima sorgente audio utilizzata, solitamente una app di streaming.

L’allarme lanciato da Capitanio non riguarda soltanto la dimensione civile e democratica della comunicazione: il commissario Agcom ha evidenziato esplicitamente come la scomparsa della radio dalle automobili comporterebbe conseguenze drammatiche per l’occupazione nel settore radiofonico. Migliaia di posti di lavoro risulterebbero a rischio, interessando redattori, tecnici, produttori e dipendenti delle emittenti radiofoniche locali e nazionali. L’ascolto in auto rappresenta ancora oggi un segmento cruciale dell’audience radiofonico italiano: nel 2022, 23,7 milioni di italiani hanno ascoltato la radio principalmente attraverso l’autoradio, confermando il ruolo preponderante dell’automobile nell’ecosistema della radiodiffusione sonora.

Il settore radiofonico italiano, già sottoposto a pressioni competitive derivanti dalla digitalizzazione e dalla frammentazione dei consumi mediali, potrebbe subire una contrazione ulteriore della propria base di ascoltatori, con effetti a cascata sulla sostenibilità economica delle emittenti, soprattutto a livello locale e regionale dove la radio rappresenta spesso una risorsa informativa insostituibile e un fattore di coesione territoriale.

L’attuale quadro normativo europeo e italiano, sebbene obblighi la presenza di sintonizzatori DAB+ nelle autovetture, contiene una lacuna significativa: la norma si applica esclusivamente laddove sia presente un sistema di infotainment o un’autoradio. I costruttori, sfruttando questa apertura normativa, hanno iniziato a omettere del tutto l’autoradio dai modelli base, aggirandone l’obbligo. In questa prospettiva, la proposta dell’Agcom di estendere l’obbligo a tutte le autovetture dotate di sistemi di ricezione audio, indipendentemente dalla natura del sistema infotainment, rappresenta un intervento correttivo fondamentale.

Nel frattempo, come soluzione transitoria, sono emerse applicazioni digitali quali Radioplayer Italia, disponibile gratuitamente su iOS, Android e dispositivi Huawei, che consentono l’ascolto delle emittenti radiofoniche italiane tramite connessione dati. Tuttavia, tale soluzione presenta limitazioni evidenti: richiede connessione internet, consumo di dati, disponibilità di batteria dello smartphone e, soprattutto, non funziona in caso di blackout infrastrutturale o carenza di segnale dati, esattamente negli scenari in cui la radio tradizionale rivela la sua utilità maggiore.

L’Agcom ha dichiarato di intendere procedere con una revisione complessiva del quadro regolamentare della radiodiffusione digitale terrestre (DAB), considerando eventuali aggiornamenti normativi che tengano conto sia dei nuovi assetti tecnologici sia della necessità di garantire l’accesso diffuso e continuo ai servizi radiofonici su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo dichiarato è quello di contemperare le esigenze di innovazione industriale con la tutela dei diritti di accesso all’informazione e del pluralismo mediatico.

Il Governo italiano, sensibilizzato da Agcom, ha sottoposto la questione alle istituzioni europee, notificando a Bruxelles la proposta di modificazione del Codice delle comunicazioni elettroniche al fine di renderla coerente con le finalità di tutela dell’informazione pubblica. Rimane tuttavia da verificare se e quando tale intervento normativo troverà concretizzazione legislativa, in un contesto dove le dinamiche commerciali dell’industria automobilistica globale spingono verso l’adozione di soluzioni di infotainment semplificate e dal costo inferiore.

La questione della scomparsa della radio dalle automobili rappresenta, in definitiva, una sfida complessa che trascende la dimensione puramente tecnologica per investire il tema più ampio della accessibilità dell’informazione, della resilienza dei sistemi comunicativi pubblici e della equità distributiva degli strumenti di democrazia. La soluzione richiede un bilanciamento delicato tra l’innovazione industriale, gli interessi commerciali dei costruttori, e la necessità di preservare infrastrutture informative accessibili, resilienti e universalmente disponibili, quale la radio rappresenta storicamente nel contesto italiano e europeo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!