La Spagna ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo delle sue basi militari di Rota e Morón per le operazioni di guerra contro l’Iran, imponendo il trasferimento di almeno quindici aerei americani verso la base tedesca di Ramstein. Una decisione che ha trasformato Madrid nell’unico grande Paese europeo a prendere una posizione netta e pubblica contro l’offensiva militare avviata sabato da Washington e Gerusalemme.
Il premier Pedro Sánchez ha condannato apertamente l’intervento già nelle ore successive all’avvio dei bombardamenti: “Condanniamo l’azione militare unilaterale degli Stati Uniti e di Israele, che pone le basi per un’escalation e contribuisce a un ordine internazionale più incerto e ostile”, ha dichiarato, chiedendo “una immediata de-escalation e il pieno rispetto del diritto internazionale”.
Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha poi precisato che le basi spagnole “non sono né saranno usate per alcunché che vada al di là dell’accordo o che non sia coperto dalla Carta Onu”. La ministra della Difesa Margarita Robles ha aggiunto che gli americani, consapevoli del diniego, “probabilmente avranno deciso in modo sovrano di andarsene verso altre basi” senza nemmeno presentare formale richiesta di autorizzazione.
Dal punto di vista tecnico, la Spagna si è limitata ad applicare gli accordi bilaterali vigenti, che vietano agli Stati Uniti di condurre azioni unilaterali dalle basi iberiche senza previa autorizzazione di Madrid. La scelta politica, tuttavia, è tutt’altro che neutrale: rappresenta il secondo strappo in pochi mesi con Washington, dopo il rifiuto spagnolo, al vertice Nato dell’Aja dello scorso giugno, di impegnarsi ad aumentare le spese militari fino al 5% del Pil. In quell’occasione Trump commentò che la Spagna “forse andrebbe buttata fuori dalla Nato”.
Sul fronte interno, un esponente del governo spagnolo ha motivato la posizione con parole dure: “Questa guerra non ha senso e non è pensata per portare la democrazia in Iran”, ha detto al quotidiano El País sotto anonimato, descrivendo Trump come un politico “che si muove alla disperata dopo la sconfitta sui dazi, col rischio di una disfatta alle elezioni di mid-term”. Dagli Stati Uniti è arrivata la risposta del senatore repubblicano Lindsey Graham, che ha definito il governo Sánchez “il modello di una leadership europea pateticamente debole, che ha perso la bussola”.
Tensioni ancora più accese sul fronte israelo-spagnolo. Dopo che l’ambasciata iraniana a Madrid ha pubblicamente elogiato la scelta di negare le basi agli americani, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha attaccato Sánchez ricordando che il premier spagnolo ha ricevuto gli apprezzamenti di Hamas, degli Houthi e ora dell’Iran, chiedendo ironicamente se questo fosse per lui “essere dal lato giusto della storia”.
Primero Hamas les agradecen a Sánchez.
— Gideon Sa'ar | גדעון סער (@gidonsaar) March 2, 2026
Después los Huthis le agradecieron a Sánchez.
Ahora Irán le agradecen.
Eso es estar en el “lado correcto” de la historia? pic.twitter.com/9moC6A3L1X
Madrid ha risposto con fermezza: “È assurdo e ridicolo”, ha replicato Albares a Euronews, rivendicando una politica estera coerente che in passato ha condannato anche le violazioni dei diritti umani da parte del regime di Teheran. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
