L’orrore che ha travolto la rinomata località sciistica svizzera di Crans-Montana nella notte di Capodanno ha ora il suo primo, straziante volto ufficiale. Si tratta di Emanuele Galeppini, sedicenne di origini genovesi ma residente da anni a Dubai, una delle più brillanti promesse del golf giovanile italiano, la cui vita è stata spezzata nel devastante rogo che ha ridotto in cenere il locale «Le Constellation». La conferma, temuta e attesa dopo ore di angoscioso silenzio, è giunta direttamente dalla Federazione Italiana Golf, che attraverso una nota ufficiale ha voluto rendere omaggio a un ragazzo che non era solo un atleta di talento, ma un esempio di dedizione e passione sportiva.
Il dramma si è consumato nelle prime ore del 2026, quando quello che doveva essere il culmine dei festeggiamenti per il nuovo anno si è trasformato in una trappola mortale per decine di persone. Emanuele si trovava all’interno del locale, un ritrovo esclusivo e affollato di giovani, per celebrare l’arrivo dell’anno nuovo in compagnia di alcuni amici. Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti elvetici, la scintilla fatale sarebbe scoccata da un banale quanto tragico incidente: l’accensione di fuochi pirotecnici da interno, o forse di candele scintillanti applicate alle bottiglie di champagne, avrebbe innescato un incendio fulmineo che ha aggredito il soffitto del locale, propagandosi con una velocità terrificante a causa dei materiali infiammabili presenti nella struttura.
La Federazione Italiana Golf, nel comunicare la notizia che ha gettato nello sconforto l’intero movimento sportivo nazionale, ha utilizzato parole cariche di commozione per descrivere il giovane campione: «La Federazione piange la scomparsa di Emanuele Galeppini, giovane atleta che portava con sé passione e valori autentici. In questo momento di grande dolore, il nostro pensiero va alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene». Un messaggio che sottolinea non solo la perdita sportiva, ma il vuoto incolmabile lasciato da un ragazzo che aveva fatto del golf la sua ragione di vita e che, nonostante la giovane età, aveva già dimostrato di possedere la stoffa dei grandi.
Nato a Genova, Emanuele si era trasferito con la famiglia negli Emirati Arabi Uniti, a Dubai, dove aveva trovato l’ambiente ideale per coltivare il suo talento cristallino. I campi da golf del Medio Oriente erano diventati la sua seconda casa, e proprio lì aveva iniziato a mietere i primi successi significativi che avevano attirato l’attenzione degli osservatori internazionali. Soltanto pochi mesi fa, nella primavera del 2025, aveva trionfato nell’Omega Dubai Creek Amateur Open, una vittoria che lo aveva proiettato tra le speranze più concrete del golf giovanile, confermando le aspettative di chi vedeva in lui un futuro protagonista dei circuiti maggiori.
La cronaca delle ore successive al disastro racconta il calvario vissuto dalla famiglia Galeppini, in particolare dal padre Edoardo, che si era precipitato sul luogo della tragedia non appena appresa la notizia dell’incendio. L’uomo ha vagato per l’intera giornata del primo gennaio tra le macerie fumanti del locale e gli ospedali della zona, aggrappandosi alla speranza sempre più flebile di ritrovare il figlio tra i feriti o i sopravvissuti. L’ultimo contatto telefonico risaliva alla mezzanotte, un breve scambio di auguri prima che le linee tacessero per sempre. Gli appelli disperati lanciati attraverso i media e le autorità locali testimoniavano l’angoscia di un genitore di fronte all’impossibilità di avere notizie certe in un contesto di caos totale, dove l’identificazione delle vittime è stata resa estremamente complessa dalle condizioni dei corpi, spesso resi irriconoscibili dalla furia delle fiamme.
Il bilancio della tragedia di Crans-Montana è di quelli che lasciano senza fiato: le autorità elvetiche parlano di almeno quaranta vittime accertate e oltre cento feriti, molti dei quali versano ancora in condizioni critiche nei reparti grandi ustionati degli ospedali svizzeri. La dinamica dell’evento, che ricorda tristemente altri disastri avvenuti in locali notturni in giro per il mondo, ha sollevato immediate polemiche sulla sicurezza e sul rispetto delle normative antincendio in luoghi così affollati. La presenza di un’unica via di fuga accessibile, che si sarebbe trasformata in un imbuto mortale durante il panico generale, è al centro dell’inchiesta aperta dalla magistratura del Canton Vallese, che dovrà accertare le responsabilità di una strage che ha colpito al cuore l’Europa nel primo giorno dell’anno.
Per il mondo del golf, la perdita di Emanuele Galeppini rappresenta un colpo durissimo. Chi lo conosceva lo descrive come un ragazzo solare, determinato, capace di affrontare la competizione con un sorriso ma anche con una disciplina ferrea, insolita per la sua età. La sua carriera, seppur breve, era stata costellata di partecipazioni a tornei prestigiosi come il King Hamad Trophy in Bahrain e la UAE Cup ad Al Ain, dove aveva rappresentato con orgoglio i colori italiani. Il suo sogno era quello di calcare un giorno i green del tour europeo professionistico, un sogno che sembrava assolutamente alla sua portata e che è stato infranto nel modo più crudele e insensato possibile.
La comunità italiana, sia quella residente in Svizzera che quella in patria, si è stretta attorno alla famiglia Galeppini in un abbraccio di solidarietà. I messaggi di cordoglio si moltiplicano sui social network, provenienti da compagni di squadra, avversari sportivi e semplici appassionati che avevano seguito le gesta del giovane golfista. Anche le istituzioni, attraverso il Ministero degli Esteri e l’Ambasciata italiana a Berna, stanno fornendo assistenza ai familiari in queste ore terribili, mentre prosegue il lento e doloroso processo di identificazione delle altre vittime, tra le quali si teme possano esserci altri connazionali.
Crans-Montana, località che per gli appassionati di golf è sinonimo di eccellenza ospitando ogni anno l’European Masters, sarà d’ora in poi legata indissolubilmente anche a questo lutto. Il contrasto tra la bellezza mozzafiato delle Alpi innevate, scenario di vacanza e spensieratezza per migliaia di turisti, e la devastazione del «Le Constellation» rende ancora più amara la riflessione su quanto accaduto. La morte di Emanuele Galeppini non è solo una statistica in un elenco di vittime, ma il simbolo di una generazione colpita nel momento della festa, della gioia, della proiezione verso il futuro.
Mentre le indagini proseguiranno per fare piena luce sulle cause e sulle responsabilità di questo disastro, resta il dolore per una vita spezzata troppo presto. Emanuele Galeppini lascia un vuoto incolmabile nella sua famiglia, nel suo circolo sportivo e in tutti coloro che avevano avuto la fortuna di incrociare il suo cammino, sui campi da golf o nella vita di tutti i giorni. La sua memoria rimarrà legata a quei valori autentici che la Federazione ha voluto ricordare, valori che lo avevano reso un esempio per tanti coetanei e che oggi risuonano come un testamento spirituale di un ragazzo che amava la vita e lo sport. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
