In un’intervista rilasciata al New York Post, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non escludere l’invio di soldati americani in Iran qualora le circostanze operative lo richiedessero, utilizzando una formulazione volutamente distante dal linguaggio prudenziale adottato dai suoi predecessori alla Casa Bianca.
“Non dico come ogni presidente: ‘Non ci saranno uomini sul campo’“, ha affermato Trump. “Dico ‘probabilmente non ne abbiamo bisogno’ o ‘ci saranno se sono necessari’“. Le parole del presidente giungono in una fase di intensa attività militare statunitense nei confronti di Teheran, segnata dall’operazione denominata Epic Fury, lanciata congiuntamente con Israele il 28 febbraio 2026 con attacchi mirati contro strutture governative, nucleari e infrastrutture strategiche iraniane, tra cui obiettivi a Teheran, Qom e Isfahan.
Lo stesso Trump ha descritto l’operazione come un successo, affermando che l’avanzamento delle operazioni si trova “molto in anticipo sui tempi previsti” rispetto alla pianificazione originaria. In un’intervista separata al New York Times, ha precisato che il Pentagono dispone di “forze, missili e bombe sufficienti a sostenere le operazioni se necessario”, rivendicando al contempo che le forze statunitensi e israeliane hanno già neutralizzato “una parte” della marina iraniana, inclusi nove vascelli e il quartier generale della flotta .
Il conflitto segna un’ulteriore tappa nell’escalation tra Washington e Teheran, con implicazioni profonde per gli equilibri regionali e per il futuro del dossier nucleare iraniano, che rimane al centro delle preoccupazioni della comunità internazionale. La domanda sull’eventuale dispiegamento di truppe di terra resta aperta, con Trump che ha scelto deliberatamente di non escludere alcuno scenario, in una strategia comunicativa orientata a mantenere la massima pressione psicologica sul regime e sui suoi potenziali successori . Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
