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Tragedia di Crans-Montana, ecco chi sono le tre vittime italiane identificate: Giovanni Tamburi, Achille Barosi ed Emanuele Galeppini

Identificate tramite test del DNA le prime tre vittime italiane della tragedia di Capodanno a Crans Montana: i sedicenni Giovanni Tamburi di Bologna, Achille Barosi di Milano ed Emanuele Galeppini, diciassettenne golfista residente a Dubai.

La tragedia di Capodanno al Constellation di Crans Montana ha un volto sempre più definito e doloroso. Sono state ufficialmente identificate nella serata di sabato le prime tre vittime italiane del rogo che ha devastato il locale svizzero nella notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio. Si tratta dei sedicenni Giovanni Tamburi di Bologna, Achille Barosi di Milano ed Emanuele Galeppini, diciassettenne nato a Genova ma residente a Dubai. La conferma è arrivata dall’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, dopo che i test del DNA hanno permesso di dare un nome a tre dei quaranta corpi recuperati dal locale andato in fiamme.

Il bilancio della strage si fa sempre più pesante. Sale da tredici a quattordici il numero dei connazionali feriti, di cui nove sono già stati rimpatriati e ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano, dove il centro grandi ustionati sta garantendo le cure necessarie ai sopravvissuti. Altri cinque italiani rimangono ricoverati in Svizzera, alcuni in condizioni così critiche che le autorità sanitarie elvetiche hanno sconsigliato il trasferimento. Tra i feriti italiani ci sono ragazzi con ustioni sul trenta o quaranta per cento del corpo, intubati e sedati per permettere ai medici di intervenire nel modo più efficace possibile.

Giovanni Tamburi aveva sedici anni, li aveva compiuti da poco, il ventuno dicembre. Frequentava il liceo scientifico Righi di Bologna ed era considerato uno studente brillante e partecipe. Si trovava a Crans Montana con il padre Giuseppe, imprenditore bolognese a capo della Rinaldi 1957, azienda che importa e distribuisce vini e liquori pregiati, e il fratello. La famiglia possiede una casa nella località sciistica svizzera, dove trascorre abitualmente le vacanze natalizie. La sera di Capodanno Giovanni era uscito con gli amici per festeggiare. Sono andati prima a cena allo Chalet, poi si sono spostati al Constellation. Un amico ha raccontato di averlo perso di vista durante la fuga disperata tra le fiamme. Da quel momento di lui non si è saputo più nulla, fino alla tragica conferma dell’identificazione tramite DNA. Addosso portava una catenina d’oro con l’immagine di una Madonnina, un regalo del battesimo.

Achille Barosi, anche lui sedicenne, era di Milano e frequentava il liceo artistico delle Orsoline. Alto un metro e ottantacinque, capelli biondi, occhi azzurri. Era stato visto per l’ultima volta intorno all’una e trenta di quella notte mentre rientrava nel locale per prendere la giacca e il telefono. A Crans Montana la sua famiglia ha una casa dove trascorre le vacanze. Il ragazzo era amico di Chiara Costanzo, altra vittima al momento non ufficialmente identificata dalle autorità svizzere, sebbene il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana abbia espresso pubblicamente le condoglianze alla famiglia della sedicenne milanese.

Emanuele Galeppini aveva diciassette anni, era nato a Genova ma da tempo viveva a Dubai con la famiglia. Era una promessa del golf italiano e internazionale, considerato uno degli atleti più dotati nell’ambiente golfistico. Nell’aprile del 2025 aveva conquistato l’Omega Dubai Creek Amateur Open, il prestigioso torneo di golf amatoriale che si svolge al Dubai Creek Golf and Yacht Club, imponendosi all’attenzione degli addetti ai lavori per il grande talento e la maturità sportiva. Era originario di Rapallo e grande tifoso del Genoa. Il Circolo Golf e Tennis Rapallo, dove il ragazzo si allenava, ha espresso il proprio cordoglio con un messaggio commosso sui social, definendolo il proprio campione.

Le famiglie delle vittime sono state informate dopo giorni di angoscia insostenibile. Le procedure di identificazione sono risultate particolarmente complesse a causa delle gravissime ustioni riportate dalle vittime, che hanno reso i corpi in molti casi irriconoscibili. Le autorità svizzere hanno attivato il protocollo DVI, Disaster Victim Identification, una metodologia internazionale utilizzata in caso di disastri con numerose vittime. Il processo prevede la raccolta di dati ante mortem dai familiari, come fotografie, connotati fisici, segni particolari, cartelle dentistiche e radiografie, che vengono poi confrontati con i dati post mortem raccolti sui corpi delle vittime attraverso misurazioni antropometriche, esame del cadavere, rilievi odontoiatrici, impronte digitali ed estrazione del DNA. La procedura è estremamente meticolosa perché deve garantire la certezza assoluta dell’identificazione, senza margini di errore.

Il bilancio complessivo della tragedia, secondo gli ultimi aggiornamenti forniti dalle autorità elvetiche, è di centoventuno feriti, di cui cinque ancora non identificati, e quaranta deceduti. Al momento otto vittime sono state identificate ufficialmente, tra cui le prime quattro erano di nazionalità svizzera. Si tratta di due ragazze di ventuno e sedici anni e di due ragazzi di diciotto e sedici anni, i cui corpi sono già stati restituiti alle famiglie. L’ambasciatore Cornado ha precisato che le procedure di identificazione proseguiranno nei prossimi giorni, ma alcuni casi richiederanno più tempo a causa delle condizioni dei corpi.

L’incendio è divampato poco dopo l’una di notte del primo gennaio all’interno del locale Le Constellation, situato nel seminterrato di un edificio a Crans Montana. Secondo le prime ricostruzioni della procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, il rogo sarebbe partito da candele pirotecniche posizionate sopra bottiglie di champagne durante i festeggiamenti di Capodanno. Le candele erano state collocate troppo vicino al soffitto, che era ricoperto di materiale altamente infiammabile. Le fiamme hanno rapidamente attinto il controsoffitto, innescando quello che gli esperti chiamano flashover, un fenomeno pericolosissimo in cui tutti i materiali combustibili presenti in un ambiente chiuso prendono fuoco contemporaneamente. In pochi minuti, probabilmente in meno di due, l’aria all’interno del locale è diventata irrespirabile. La temperatura è salita di centinaia di gradi in pochi istanti, trasformando il Constellation in una trappola mortale.

Molti ragazzi sono rimasti intrappolati nel bar interrato. Le testimonianze dei sopravvissuti raccontano di una fuga disperata verso l’unica via di uscita utilizzabile, una scala stretta che portava verso l’esterno. La porta per uscire era angusta e il panico ha reso tutto ancora più difficile. I video girati all’interno del locale nei primi istanti mostrano le fiamme che divampano lentamente sul soffitto mentre i festeggiamenti continuano, poi il rapido propagarsi del fuoco e il caos della fuga. Alcuni testimoni hanno raccontato di aver gridato al fuoco, ma inizialmente molti hanno pensato che fosse una cosa da poco, parte dello spettacolo pirotecnico previsto per la serata.

La Procura cantonale del Vallese ha aperto un’indagine penale e ha iscritto nel registro degli indagati Jacques Moretti e Jessica Maric, i due gestori del locale Le Constellation. Le accuse sono di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo. I due proprietari, entrambi francesi, possiedono il locale dal 2015 e gestiscono altri due ristoranti nella zona di Crans Montana e Lens. Jacques Moretti, quarantanove anni originario della Corsica, ha dichiarato alla stampa che lui e sua moglie non riescono più a mangiare né a dormire e si trovano in pessime condizioni. Ha assicurato la piena collaborazione con le autorità e ha confermato che il locale era stato ispezionato tre volte negli ultimi dieci anni e che tutto era stato fatto secondo le norme. Al momento dell’incendio era presente nel locale solo Jessica, che è rimasta ferita riportando ustioni a un braccio. Jacques si trovava in un altro ristorante di proprietà della coppia. Al momento non è stata disposta alcuna misura di detenzione preventiva nei confronti dei due indagati.

Le indagini si concentreranno sui lavori di ristrutturazione recenti del locale, sui materiali utilizzati, sui dispositivi di sicurezza, sulle uscite di emergenza e sulla capienza effettiva del Constellation. Secondo quanto emerso, il locale aveva un’unica uscita di sicurezza utilizzabile, un elemento che solleva interrogativi sulla conformità alle norme di sicurezza. Il soffitto era ricoperto di schiuma altamente infiammabile, nonostante il locale avesse superato le ispezioni di controllo. Inoltre, è emerso che il Constellation accettava l’ingresso di sedicenni, anche se secondo alcune testimonianze frequentavano il bar anche ragazzi più giovani, di tredici o quattordici anni, che dichiaravano tanto non controllano.

L’ospedale Niguarda di Milano ha accolto i primi feriti italiani già nella giornata del primo gennaio. Sono arrivati in elicottero, intubati, con ustioni sul trenta o quaranta per cento del corpo. Il centro grandi ustionati del Niguarda ha messo a disposizione diciotto posti letto ed è pronto ad accogliere altri pazienti se necessario. Il direttore della Medicina d’urgenza e Pronto soccorso Filippo Galbiati ha spiegato che dal punto di vista clinico la situazione dei pazienti ricoverati è buona. I parametri respiratori, metabolici e circolatori stanno andando bene in tutti, aspetti decisivi nelle primissime fasi. Il secondo fronte nei prossimi giorni sarà curare al meglio le ustioni e prevenire le infezioni. Due ragazzi sono stati estubati, gli altri restano intubati per scelta clinica, per permettere ai medici di eseguire le cure necessarie nella condizione migliore possibile.

Sabato sono arrivate al Niguarda altre due ragazze sedicenni, Sofia Donadio da Zurigo e Francesca Nota da Losanna, trasferite con elisoccorso. Si tratta dell’ottavo e del nono paziente presi in carico dal centro ustioni lombardo dall’inizio dell’emergenza. Altri tre feriti italiani rimangono ricoverati in Svizzera e sono stati dichiarati non trasportabili a causa delle condizioni critiche. Si tratta di due ragazzi e di un trentenne italo-svizzero. Tra i feriti identificati grazie al test del DNA c’è Kean, quindicenne milanese, e si attendono conferme su altri due ragazzi, tra cui probabilmente Leonardo. Rimane ricoverata in coma a Zurigo una sedicenne italiana in condizioni molto gravi.

Bologna si è stretta attorno alla famiglia di Giovanni Tamburi. La Chiesa di Bologna aveva espresso vicinanza alla madre Carla Masiello e l’arcivescovo Matteo Zuppi aveva pregato per il ragazzo durante i giorni dell’attesa. La preside del liceo Righi Angela Rita Iovino ha espresso infinita vicinanza verso la famiglia da parte di tutta la comunità scolastica. Don Vincenzo Passarelli, il sacerdote che ha avuto Giovanni per due anni nell’ora di religione, lo ha ricordato come un ragazzo simpatico, educato e allegro, che poneva domande serie e importanti mettendosi in gioco con interventi belli e profondi. Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha espresso il cordoglio della città. I compagni di scuola hanno scritto su Instagram che si impegneranno al massimo per far sì che Giovanni non venga dimenticato nella loro scuola.

Anche Milano piange i suoi ragazzi. Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha espresso il profondo cordoglio di tutta la Lombardia per Chiara Costanzo e la vicinanza ai genitori, ai fratelli, agli amici e ai compagni di scuola, definendo la sua morte un dolore immenso per una giovane vita spezzata troppo presto. Genova e il mondo del golf piangono Emanuele Galeppini. La Federazione Italiana Golf aveva pubblicato un post di cordoglio già prima dell’identificazione ufficiale, poi smentito dalla famiglia che si aggrappava alla speranza. Il circolo di Rapallo dove si allenava lo ha definito il suo campione, esprimendo un abbraccio infinito ai genitori, al piccolo fratello, ai nonni e agli zii.

L’ambasciatore Cornado ha sottolineato che i familiari sono logorati dalla lunga attesa e ha espresso comprensione per la loro angoscia. Il silenzio è molto pesante, rimanere senza notizie dei familiari è una prova durissima, ha dichiarato. Le autorità svizzere stanno lavorando senza sosta per completare le identificazioni, ma il processo richiede tempo e precisione assoluta. Sono coinvolte più di trenta persone tra agenti della polizia scientifica e giudiziaria, medici legali, dentisti forensi, genetisti e specialisti in radiologia. I dossier vengono preparati con estrema cura e poi trasmessi alla commissione di identificazione che deve validare le correlazioni tra i dati, prima di inviare tutto al ministero pubblico che autorizza il rilascio del corpo. Solo successivamente vengono informate le famiglie.

La Svizzera ha proclamato cinque giorni di lutto nazionale per la strage di Crans Montana. Il presidente del Canton Vallese Mathias Reynard ha definito quanto accaduto una tragedia per la Svizzera e per l’Unione Europea, sottolineando che una serata di festa si è trasformata in un incubo. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani si è recato a Crans Montana per seguire personalmente la situazione e ha confermato che è difficilissimo identificare le vittime e che ci vorranno settimane per comprendere di chi si tratta. Diciannove famiglie italiane hanno comunicato alle autorità che i loro cari non rispondono all’appello. La Farnesina ha attivato l’unità di crisi e il consolato generale di Ginevra ha istituito al centro congressi Le Régent un punto di riferimento per i familiari. Sul posto opera anche un team del Dipartimento nazionale della Protezione civile con sanitari e psicologi dell’emergenza provenienti dalla Valle d’Aosta e dalla Lombardia.

Rimangono ancora da identificare altri due italiani classificati come dispersi. Su di loro si concentra l’angoscia delle famiglie che non conoscono il destino dei loro cari. Angoscia che si sta trasformando in rabbia per i tempi con cui le autorità svizzere stanno procedendo al riconoscimento dei corpi trovati nel disco bar. In totale i feriti risultano essere centoventuno, di cui cinque non identificati, e quaranta i deceduti. La tragedia di Crans Montana rappresenta una delle peggiori stragi in un locale pubblico degli ultimi anni in Europa. Le indagini dovranno chiarire se ci sono state responsabilità specifiche e se le norme di sicurezza erano effettivamente rispettate, come dichiarato dai proprietari, o se invece c’è stata negligenza nella gestione del locale e nell’organizzazione della serata. I giovani che hanno perso la vita stavano semplicemente festeggiando l’inizio del nuovo anno, circondati dagli amici, in quello che pensavano fosse un luogo sicuro dove divertirsi. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!