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Crans-Montana, Emanuele Galeppini: dubbi sulle cause della morte “Non ha nemmeno un’ustione”

Il corpo senza ustioni, gli oggetti intatti, nessuna risposta dalla Svizzera: attorno alla morte di Emanuele Galeppini resta un mistero che la famiglia ora chiede di chiarire.

Un piccolo borgo, un grande dolore. Questa mattina, alle 11.30, la chiesa di Sant’Antonio a Boccadasse, quartiere marinaro cartolina incastonato tra le scogliere di Genova, accoglierà l’ultimo saluto a Emanuele Galeppini, il giovane talento del golf italiano morto nella strage di Capodanno a Crans-Montana. Sedici anni appena, una carriera sportiva promettente, spezzata nella tragedia del bar “Le Constellation”, dove le fiamme hanno ucciso 40 persone, in gran parte adolescenti.

Ma intorno alla morte di Emanuele, come riportato da ANSA, resta un alone di mistero che rende ancora più insopportabile il dolore dei genitori, Edoardo e Beatrice, che in queste ore chiedono chiarezza, verità, risposte che ancora non sono arrivate. “Il corpo di nostro figlio era perfettamente integro. Nessun segno di ustione. Non sono bruciati neppure il cellulare o il portafoglio. Non sappiamo nemmeno se si trovasse all’interno del locale, o se sia morto a causa del gas”.

Domande sospese, senza risposta. I genitori, racconta ancora il legale, hanno cercato in tutti i modi di ottenere informazioni dalle autorità svizzere: una cartella clinica, un referto, un’autopsia. Nulla. Nessun documento, nessuna comunicazione ufficiale. Solo una devastante attesa fatta di false speranze e improvvisi crolli emotivi. Prima la notizia della possibile morte, poi la richiesta del Dna per il riconoscimento, infine la conferma ufficiale che Emanuele era tra le vittime della tragedia.

Eppure – si domanda ancora l’avvocato – perché, se il corpo era intatto, non è stato possibile riconoscerlo immediatamente, soprattutto mentre i genitori lo cercavano disperatamente tra gli ospedali della zona? Ora, il legale si prepara a prendere contatto con un collega svizzero e valuterà, nelle prossime ore, se presentare una denuncia formale alla Procura di Roma per accertare con precisione le cause della morte.

Nel frattempo, mentre la famiglia si prepara a dare l’ultimo saluto al figlio, il dolore si mescola alla rabbia per una vicenda in cui troppo è rimasto nell’ombra. L’inchiesta in Svizzera è ancora in corso, ma la sensazione, per chi resta, è che qualcosa non torni. E che Emanuele, insieme a tanti altri ragazzi, meriti non solo il ricordo ma anche la verità. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!