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Freddo Record in Alto Adige, raggiunti i -25°C: fino a quando durerà il gelo

L’Alto Adige ha registrato la notte più fredda dell’inverno 2026 con -25°C sull’Anticima Cima Libera a 3.399 metri. Il gelo ha colpito duramente anche le vallate con -20°C in Val di Vizze, gelando persino il lago di Caldaro.

L’Alto Adige ha vissuto nella notte tra il 6 e il 7 gennaio 2026 la notte più fredda di questo inverno, con la stazione meteorologica posta sull’Anticima della Cima Libera, a 3.399 metri di quota lungo la cresta di confine, che ha registrato una temperatura di -25°C. Si tratta del valore più basso dell’intera stagione invernale, segnando un momento di particolare intensità per l’ondata di gelo polare che ha investito l’intero territorio regionale nei giorni dell’Epifania.

Il freddo intenso ha colpito in maniera diffusa l’intera regione, con minime ben al di sotto dello zero in tutte le località. A valle i valori, pur rimanendo estremamente rigidi, non hanno raggiunto livelli da record a causa della presenza di nuvole e vento che hanno in parte mitigato il calo termico. La notte compresa tra il 4 e il 5 gennaio aveva già fatto registrare temperature eccezionali, con -20°C a San Giacomo in Val di Vizze e -19°C a Sesto Pusteria, località natale del campione di tennis Jannik Sinner.

Le temperature registrate in questi giorni rappresentano un ritorno a valori tipicamente invernali per il territorio altoatesino, anche se non si tratta di record storici assoluti. Il primato di freddo per una località abitata in Alto Adige risale infatti a febbraio 1969, quando a Dobbiaco la colonnina di mercurio scese fino a -29 gradi. Tuttavia, si tratta comunque di temperature eccezionalmente rigide che non si osservavano con tale intensità da diversi anni nella regione.

Anche il vicino Trentino ha sperimentato condizioni analoghe di gelo intenso. La temperatura più bassa è stata registrata a Cima Cavaion, a 2.895 metri di quota, dove il termometro ha toccato -20,5°C. Nei fondovalle trentini le temperature hanno raggiunto valori significativi, con Trento Roncafort che ha fatto segnare -8,5°C nella mattinata del 7 gennaio, un dato che non si registrava dal gennaio 2017. Per ritrovare temperature ancora più basse nella località bisogna risalire a nove anni fa, quando tra il 7 e il 9 gennaio si toccarono anche -10,7°C.

L’ondata di gelo polare ha prodotto effetti visibili anche sui corpi idrici della regione. Il lago di Caldaro, normalmente uno dei laghi balneabili più caldi dell’intero arco alpino con temperature estive che superano i 28°C, si è trovato in gran parte gelato, un fenomeno che negli ultimi anni era diventato sempre più raro. Sulla riva sudorientale del lago il ghiaccio misurava già 5 centimetri di spessore nella giornata del 6 gennaio, con la prospettiva di un ulteriore aumento dello spessore a causa del perdurare delle basse temperature. Tuttavia, il lago non risulta completamente ghiacciato in tutti i punti, e le autorità hanno raccomandato la massima prudenza per chi si muove sul ghiaccio a piedi o con i pattini.

Il freddo intenso ha interessato soprattutto le vallate alpine e le zone già innevate, con temperature che sono scese stabilmente sotto i -15°C in diverse località. In particolare, l’alta Val Pusteria e altri comuni montani hanno visto oscillare le temperature minime tra i -16 e i -20°C. Anche nel resto del territorio provinciale il freddo si è fatto sentire con intensità, con minime previste ovunque tra i -8 e i -16°C. Le temperature massime diurne sono rimaste in molte aree sotto lo zero, configurando vere e proprie giornate di ghiaccio in cui il termometro non è mai salito sopra la soglia di congelamento.

La Protezione Civile della Provincia autonoma di Bolzano ha emesso nei giorni scorsi un bollettino di allerta con livelli di attenzione giallo e arancione in relazione alle temperature estreme. Il direttore dell’Agenzia per la Protezione Civile Klaus Unterweger ha sottolineato che temperature eccezionalmente rigide possono avere ripercussioni concrete sulla salute delle persone che si trovano all’aperto. In condizioni di freddo estremo diventa fondamentale proteggersi con indumenti adeguati, limitare il più possibile la permanenza fuori casa e prestare attenzione ai segnali del corpo, per evitare rischi seri come ipotermia e congelamenti.

Le basse temperature hanno inoltre comportato potenziali impatti sul mantenimento dei servizi di base e sulle infrastrutture. In caso di freddo estremo possono verificarsi disagi al traffico a causa della formazione di ghiaccio sulle strade, rendendo necessario un intervento costante dei mezzi spazzaneve e spargisale. Sono possibili anche danni alle condutture dell’acqua potabile o alle fognature, con conseguenti problematiche per la popolazione residente. Queste informazioni risultano particolarmente rilevanti anche per i turisti che si trovano attualmente nella zona, molti dei quali potrebbero non essere abituati a temperature così basse.

L’ondata di freddo ha avuto origine da una massa d’aria di origine artico-continentale che ha investito gran parte dell’Europa settentrionale e occidentale nella prima settimana di gennaio. Dopo settimane caratterizzate da temperature relativamente miti, il drastico calo termico è arrivato anche in Italia, colpendo in particolare le regioni settentrionali. Le correnti fredde e instabili hanno favorito la formazione di una circolazione ciclonica sul Mediterraneo, con precipitazioni diffuse, venti intensi e clima rigido su molte regioni del Paese.

Le previsioni per i prossimi giorni indicano un graduale cambiamento delle condizioni meteorologiche. Nella giornata di giovedì 8 gennaio il cielo inizierà sereno, ma nel corso delle ore è previsto un aumento della nuvolosità da nord-ovest. Verso sera e durante la notte non si escludono deboli nevicate lungo la cresta di confine. Venerdì 9 gennaio il cielo si presenterà spesso nuvoloso, con condizioni più variabili. Le temperature, pur rimanendo su valori invernali, tenderanno a risalire leggermente rispetto ai minimi eccezionali registrati tra il 6 e il 7 gennaio.

Guardando alla tendenza di medio periodo, i modelli meteorologici europei mostrano anomalie termiche negative su gran parte del territorio italiano fino a domenica 11 gennaio, con il freddo che continuerà a caratterizzare questo periodo. Un primo cambiamento più marcato potrebbe arrivare nella seconda parte del mese, dopo il 15 gennaio, quando le anomalie termiche previste mostrano una generale risalita delle temperature, che torneranno a posizionarsi al di sopra della media su quasi tutta Italia, soprattutto al Centro e al Sud. Il Nord potrebbe rimanere parzialmente escluso da questo rialzo, con nebbie e nubi basse che manterranno un clima più fresco.

Per la popolazione altoatesina, abituata alle temperature rigide dell’inverno alpino, questi giorni rappresentano comunque un momento di particolare attenzione. Come sottolineato dagli esperti meteorologici, si tratta di temperature tipiche di gennaio, ma dopo diversi anni caratterizzati da inverni più miti a causa dei cambiamenti climatici, il contrasto risulta più evidente. Le gelate notturne intense e le temperature massime che non superano lo zero richiedono precauzioni particolari, specialmente per le categorie più vulnerabili come anziani e bambini, e per chi deve spostarsi nelle ore più fredde della giornata. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!