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Meteo, non faceva così FREDDO da quasi 20 anni! Gelate diffuse e Galaverna imbiancano l’Italia

Dalle Alpi al cuore dell’Appennino, l’Italia riscopre il gelo vero: un evento raro che ci parla del clima che cambia, tra minime polari e scenari sempre più estremi.

Un’ondata di gelo di portata eccezionale sta investendo gran parte del continente europeo, Italia compresa, con caratteristiche che, per intensità e diffusione, non si osservavano da quasi vent’anni. Responsabile di questo brusco e diffuso raffreddamento è una massa d’aria artica continentale, in discesa dal Nord Europa, che ha causato un drastico crollo delle temperature su vaste aree del nostro Paese, accompagnata da nevicate fino in pianura e lungo le coste, in particolare sul versante adriatico.

Il dato più significativo di questa irruzione fredda riguarda le temperature minime registrate nelle prime ore dell’8 gennaio 2026, con valori che, in molte zone del Nord Italia, si sono portati ben al di sotto della soglia dei -10°C. In Piemonte, regione storicamente soggetta a intense inversioni termiche, si sono toccati i -13.7°C a Camerana, in località San Giovanni Belbo (CN), -12.3°C a Capriglio (AT), -10.7°C a Castellero (AT) e -10.5°C a Castellalfero (AT). Questi valori rappresentano minimi assoluti degni di nota, considerando il contesto climatico degli ultimi due decenni, fortemente segnato da anomalie termiche positive.

Anche l‘Emilia-Romagna ha vissuto un risveglio pienamente artico, con valori prossimi ai -13°C a bassa quota. A Botteghino di Zocca (BO), a soli 120 metri di altitudine, si sono registrati -13.1°C; a Piratello, frazione di Imola (BO), -12.5°C; a Medicina (BO), situata a soli 26 metri di quota, -12.3°C. Spostandosi verso la Toscana, il termometro è sceso fino a -11.8°C a Vaglia (FI), a 300 metri di altitudine.

Un ruolo determinante nel raffreddamento notturno è stato svolto dall’albedo della neve. La presenza di uno spesso manto nevoso sul terreno ha riflesso la radiazione solare durante il giorno, limitando l’accumulo di calore al suolo. Con cielo sereno e assenza di vento, il raffreddamento radiativo ha favorito la dispersione del poco calore disponibile, determinando minime eccezionalmente basse anche in pianura. È questo uno dei motivi per cui le gelate appaiono particolarmente persistenti anche nei giorni successivi all’evento nevoso.

Il gelo non ha risparmiato nemmeno il Nordest: in Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia si sono diffusamente registrate minime comprese tra i -6 e i -7°C, mentre sulle Alpi centro-orientali si sono raggiunti picchi di -20°C, riportando alla memoria scenari più tipici degli inverni degli anni 2000, quando simili condizioni erano più frequenti.

Va sottolineato che questa intensa ondata di freddo non rappresenta un’eccezione al riscaldamento globale, ma ne è piuttosto una conseguenza indiretta. L’aumento della temperatura media del pianeta non implica infatti solo un progressivo riscaldamento, ma anche una maggiore instabilità del sistema climatico. Il riscaldamento accelerato delle regioni polari sta alterando il comportamento del vortice polare e della corrente a getto, favorendo incursioni fredde improvvise verso latitudini più basse e, parallelamente, periodi di caldo anomalo in altri settori.

In questo scenario, l’episodio dell’8 gennaio assume un valore simbolico e scientifico importante: nonostante un clima che tende complessivamente al riscaldamento, le dinamiche atmosferiche possono ancora generare ondate di gelo estremo, segno tangibile della crescente complessità del clima contemporaneo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!