L’Abruzzo ha vissuto in questi giorni una delle fasi più rigide dell’intero inverno europeo, con valori termici che si collocano tra i più bassi registrati nel continente. L’ondata di freddo di origine artica che ha investito la regione è ormai in fase di esaurimento, ma ha lasciato un’impronta meteorologica degna di nota, tanto per l’intensità delle precipitazioni nevose quanto per il successivo tracollo termico. La cessazione delle nevicate, favorita dallo spostamento verso sud-est del nucleo perturbato, ha aperto la strada a una stabilizzazione del campo barico, che ha determinato condizioni ideali per il raffreddamento notturno: cieli sereni, umidità relativa contenuta e assenza di vento hanno innescato forti inversioni termiche, soprattutto nelle conche interne e sugli altopiani dell’Appennino centrale.
Le temperature più estreme si sono registrate nella conca di Campo Felice, sui Piani di Pezza e sull’Altopiano delle Cinque Miglia, dove le minime hanno sfiorato i –30 °C, con valori ufficiali che oscillano tra i –26 °C e i –29 °C a seconda delle esposizioni e delle quote. Questi numeri pongono l’Abruzzo tra le aree più fredde d’Europa nella giornata dell’11 gennaio, in linea con i valori rilevati in alcune vallate alpine interne della Svizzera e dell’Austria. Particolarmente degna di nota la stazione meteorologica automatica dei Piani di Pezza, a circa 1.450 metri di quota, che ha registrato una temperatura minima di –28,8 °C, un dato eccezionale anche in relazione alle medie climatologiche del sito.
Anche l’Altopiano delle Cinque Miglia, noto per la sua predisposizione al raffreddamento radiativo in condizioni di alta pressione invernale, ha fatto registrare valori prossimi ai –27 °C. Analogamente, nella conca del Fucino e in alcune località dell’Alto Sangro, si sono osservati picchi minimi tra i –15 °C e i –20 °C. Questi valori, pur inferiori rispetto alle punte estreme dell’Aquilano, rientrano comunque in un contesto di gelo severo e diffuso. Le dinamiche termiche osservate confermano l’efficienza con cui l’aria fredda si stratifica nei bassi strati in presenza di topografie chiuse e condizioni atmosferiche stabili.
Il raffreddamento, seppur meno intenso, ha raggiunto anche le aree collinari e costiere, dove si sono registrate minime negative fin quasi al livello del mare. Nella fascia litoranea tra Pescara, Giulianova e Vasto, le temperature sono scese sotto lo zero, con valori prossimi ai –2 °C in assenza di ventilazione marittima. Questo elemento conferma la penetrazione profonda della massa d’aria artica, che ha investito l’intero comparto abruzzese, dal massiccio del Gran Sasso fino alle spiagge dell’Adriatico, senza soluzione di continuità.
Nei prossimi giorni si attende un graduale aumento delle temperature massime, favorito da una maggiore insolazione diurna, ma le condizioni notturne continueranno a favorire il gelo, seppur in misura meno marcata. Il contesto attuale è emblematico delle dinamiche tipiche dell’inverno appenninico, dove le inversioni termiche possono produrre estremi termici comparabili a quelli delle valli alpine più fredde d’Europa. Un fenomeno che, come dimostrano i dati, fa dell’Abruzzo una delle regioni climaticamente più estreme dell’Italia peninsulare.
Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it - Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
