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Groenlandia in vendita? Ecco quanto vale e quanto dovrebbero pagare gli Stati Uniti

Trump torna a parlare della Groenlandia: tra terre rare, strategia artica e precedenti storici, l’isola danese potrebbe valere più di quanto sembri. E gli USA non smettono di guardarla.

L’idea di acquistare la Groenlandia, più volte ribadita da Donald Trump a partire dal 2019, potrebbe sembrare una boutade mediatica, ma è invece espressione di un pensiero strategico di lungo periodo che affonda le radici nella storia espansionistica americana. “Sarebbe essenzialmente una grande operazione immobiliare”, ha detto l’ex presidente, sintetizzando con il suo stile diretto una visione in cui politica estera, risorse naturali e interessi economici si intrecciano in un’unica, ambiziosa mossa.

La Groenlandia, territorio autonomo ma appartenente al Regno di Danimarca, ha un valore che va ben oltre i suoi ghiacci e le sue distese apparentemente desolate. Secondo le stime riportate dal Corriere della Sera, l’isola custodisce risorse minerarie dal valore complessivo di circa 4.400 miliardi di dollari: 1.700 miliardi in petrolio e gas (la cui estrazione è stata proibita dal 2021 per motivi ambientali) e 2.700 miliardi in metalli, comprese le terre rare, fondamentali per l’industria tecnologica e la transizione energetica globale. Tuttavia, al momento, i giacimenti effettivamente sfruttabili ammonterebbero a un valore più contenuto, pari a circa 186 miliardi di dollari.

Se da un lato le restrizioni ambientali limitano l’estrazione, dall’altro una proprietà americana potrebbe aprire la strada a una politica estrattiva aggressiva, in linea con lo slogan “Drill, baby, drill” già utilizzato da Trump. A ciò si aggiunge la crescente rilevanza strategica dell’Artico: lo scioglimento dei ghiacci ne sta ridefinendo gli equilibri geopolitici, rendendo la regione una nuova arena di competizione tra potenze come Stati Uniti, Russia e Cina. In questo contesto, la posizione geografica della Groenlandia, con la sua vicinanza alle rotte artiche emergenti e all’Europa settentrionale, diventa un asset militare e commerciale di prim’ordine.

Il valore della Groenlandia può essere calcolato anche in base al suo territorio: applicando il prezzo al chilometro quadrato stimato per l’Islanda (1,38 milioni di dollari), l’Aaf ha quantificato il prezzo dell’intera isola groenlandese in circa 2.760 miliardi di dollari, pari al 9% del PIL statunitense e al 7% del debito pubblico. Una cifra enorme, ma non del tutto fuori scala, se si considerano i precedenti storici: l’acquisto della Louisiana nel 1803 costò agli Stati Uniti il 3% del loro PIL dell’epoca, mentre l’Alaska fu acquistata dalla Russia nel 1867 con un investimento equivalente allo 0,09% del PIL. Più modeste furono le operazioni per la Florida e le Isole Vergini, quest’ultime vendute proprio dalla Danimarca per una cifra irrisoria rispetto ai valori odierni.

Il dossier Groenlandia, dunque, si inserisce in un quadro ben più ampio di visione strategica statunitense. L’eventuale interesse per l’acquisto dell’isola non è solo una provocazione da campagna elettorale, ma un’ipotesi di investimento a lungo termine che tiene conto del futuro energetico, tecnologico e geopolitico del mondo. Per ora, resta una proposta rifiutata con fermezza da Copenhagen. Ma le dinamiche artiche e la corsa globale alle risorse potrebbero rendere questa “grande operazione immobiliare” qualcosa di più di una semplice fantasia presidenziale. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!