Tra il 20 e il 24 gennaio l’Italia si appresta a vivere una fase meteorologica decisamente invernale, dettata da un’imponente irruzione di aria artica continentale che getterà le basi per un possibile ritorno della neve fino in pianura, in particolare al Nord-Ovest. Secondo le più recenti elaborazioni modellistiche, a partire da martedì 20 gennaio, una massa d’aria molto fredda, di origine artica, affluirà sull’Italia settentrionale, innescando la formazione del cosiddetto “cuscino freddo” nei bassi strati della Pianura Padana. Questo fenomeno, ben noto in meteorologia sinottica, si verifica quando uno strato d’aria gelida e pesante si adagia al suolo, soprattutto in presenza di condizioni anticicloniche pregresse che ne favoriscono la stabilizzazione.
Le temperature previste per le ore notturne scenderanno diffusamente al di sotto dello zero, con valori minimi anche inferiori ai -5°C in pianura tra Piemonte e Lombardia occidentale. Le massime giornaliere rimarranno rigide, difficilmente superiori ai 2–3°C, condizioni ideali per la persistenza dello strato freddo al suolo.
Il passaggio successivo avverrà a partire da venerdì 23 gennaio, quando una saccatura atlantica in ingresso da ovest veicolerà correnti più umide e temperate in quota. Tali correnti, impattando contro l’aria gelida preesistente nei bassi strati, scorreranno al di sopra del cuscino freddo senza riuscire a rimescolarlo, innescando precipitazioni nevose anche a quote pianeggianti. La configurazione prevista ricalca quella delle nevicate da “scorrimento caldo su cuscino freddo”, una dinamica classica ma oggi sempre più rara a causa del progressivo riscaldamento climatico e della frequente erosione termica verticale indotta da infiltrazioni calde premature.
Le zone con la maggiore probabilità di vedere neve fino in pianura includono il Piemonte centro-occidentale, la Lombardia sudoccidentale e le aree interne della Liguria, in particolare il savonese e l’entroterra genovese. Le precipitazioni potranno risultare abbondanti tra Alpi e Prealpi, dove gli accumuli potrebbero superare i 40–50 cm oltre i 1000 metri, specie sul settore occidentale alpino.
Non è escluso che, qualora la tenuta del cuscino gelido fosse confermata anche oltre il 24 gennaio, il peggioramento possa estendersi a buona parte della Val Padana, con fiocchi anche su Emilia occidentale e basso Veneto.
Eventi di questo tipo, caratterizzati da nevicate persistenti su pianure a bassa quota senza immediata transizione in pioggia, sono ormai diventati una rarità. La loro eventuale comparsa rappresenta dunque un’interessante occasione di studio meteorologico e una testimonianza del potenziale ancora inespresso della stagione invernale, quando le condizioni sinottiche riescono a sincronizzarsi favorevolmente. Restano tuttavia elementi di incertezza, legati principalmente all’esatta traiettoria del minimo depressionario e alla resistenza del cuscino freddo sotto la spinta delle correnti atlantiche.
Per ora, i modelli numerici lasciano intravedere una finestra favorevole per un ritorno della neve a quote inusuali, ma sarà necessario monitorare con attenzione i prossimi aggiornamenti per confermare l’evoluzione e la localizzazione precisa degli accumuli nevosi. L’Italia, almeno per qualche giorno, potrebbe ritrovare il volto autentico dell’inverno, quello fatto di silenzi ovattati e fiocchi lenti che cadono fino alle strade delle città di pianura.
Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it - Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
