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Allerta Virus Nipah, ha un tasso di letalità allarmante fino al 70%

Un virus mortale, trasmesso dai pipistrelli, con sintomi iniziali lievi ma potenzialmente devastanti. Senza cure né vaccini, il Nipah continua a preoccupare la comunità scientifica.

Il virus Nipah rappresenta una delle minacce emergenti più temibili in ambito infettivologico, soprattutto nei contesti in cui la convivenza stretta tra uomo e fauna selvatica favorisce il salto di specie. Identificato per la prima volta nel 1999 durante un’epidemia in Malesia, il virus appartiene alla famiglia Paramyxoviridae e si trasmette dagli animali all’uomo, causando una malattia zoonotica che, nei casi più gravi, può condurre a un rapido deterioramento neurologico fino al coma. La sua origine è strettamente legata ai pipistrelli della frutta del genere Pteropus, serbatoi naturali del virus, che rilasciano il patogeno attraverso saliva, urine o escrementi, spesso contaminando alimenti destinati al consumo umano, come il succo di palma.

La malattia da virus Nipah si manifesta dopo un’incubazione che può variare da 4 a 20 giorni. I sintomi iniziali – febbre, cefalea, nausea, mal di gola, mialgie – sono comuni a molte infezioni virali, ma nel caso del Nipah possono rapidamente evolvere verso una forma grave di encefalite, accompagnata da vertigini, disorientamento, convulsioni e, nei casi più critici, coma. Non è raro che si presenti anche una polmonite atipica, che in alcuni pazienti degenera nella sindrome da distress respiratorio acuto. Tra coloro che sopravvivono all’encefalite, oltre il 20% sviluppa complicanze neurologiche permanenti, come crisi epilettiche o alterazioni della personalità e dell’umore.

Il tasso di letalità è allarmante: varia tra il 40 e il 70% e dipende fortemente dalla tempestività dell’intervento medico e dalla gravità dell’encefalite. Fattori come l’età avanzata, la presenza di comorbidità come il diabete e la comparsa precoce di sintomi neurologici peggiorano sensibilmente la prognosi.

L’epidemiologia della malattia è prevalentemente asiatica, con focolai documentati in Malesia, Singapore, India e Bangladesh. Le modalità di trasmissione, però, sono molteplici: oltre al contatto diretto con pipistrelli infetti, anche gli animali da allevamento – in particolare i maiali – possono fungere da ospiti intermedi. Negli allevamenti colpiti, gli animali sviluppano sintomi respiratori e diventano fonte di contagio per gli esseri umani. Altri animali domestici come cani, gatti e cavalli sono risultati sieropositivi, anche se il loro ruolo nella trasmissione resta marginale. Rilevante è il rischio per gli operatori degli allevamenti e dei mattatoi, ma casi di trasmissione da uomo a uomo sono stati osservati, soprattutto in ambito ospedaliero, dove il contatto con liquidi biologici infetti può favorire la diffusione del virus.

Ad oggi, non esistono cure specifiche né vaccini approvati contro il virus Nipah. La terapia resta di tipo sintomatico e di supporto: gestione delle complicanze respiratorie, trattamento delle crisi convulsive, monitoraggio neurologico intensivo. Alcuni antivirali come la ribavirina sono stati sperimentati, ma la loro efficacia non è stata dimostrata in modo conclusivo. Per prevenire la trasmissione, soprattutto in ambiente sanitario, è essenziale il rigoroso isolamento dei pazienti e l’adozione di dispositivi di protezione individuale completi, dalle maschere facciali ai guanti doppi.

In un’epoca in cui la circolazione dei virus zoonotici è favorita dalla deforestazione, dall’urbanizzazione e dalla crescente interazione tra uomo e fauna selvatica, il virus Nipah rappresenta un campanello d’allarme per la salute globale. La scarsità di strumenti terapeutici e l’alto tasso di mortalità lo rendono un sorvegliato speciale nella lista delle potenziali pandemie future. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!