Un nuovo focolaio di virus Nipah (NiV) ha riacceso l’allarme sanitario in India, nello Stato del Bengala Occidentale. Secondo fonti locali e internazionali, alla data del 23 gennaio sono stati confermati cinque casi positivi, tutti tra il personale sanitario di un ospedale privato di Barasat. Il paziente indice sarebbe un uomo deceduto prima dell’arrivo dei risultati dei test. Le autorità sanitarie hanno identificato circa 200 contatti stretti, di cui almeno 100 sono già stati posti in quarantena, pur risultando al momento asintomatici e negativi ai test. L’isolamento durerà 21 giorni, periodo che copre l’intervallo massimo noto di incubazione del virus.
Il virus Nipah è una zoonosi ad altissimo tasso di mortalità, stimato tra il 40% e il 75% a seconda delle epidemie. L’infezione è causata da un paramyxovirus appartenente al genere Henipavirus, trasmesso all’uomo principalmente attraverso i pipistrelli frugivori dei generi Pteropus e Hipposideros, noti serbatoi naturali del virus. Il contagio può avvenire anche tramite altri animali infetti, come i maiali, o per contatto diretto da persona a persona, oltre che attraverso alimenti contaminati, in particolare frutti o derivati della palma contaminati da escrezioni dei pipistrelli.
I sintomi iniziali dell’infezione sono aspecifici e spesso simili a quelli influenzali: febbre, dolori muscolari, mal di testa, nausea, vomito e brividi. In molti casi l’infezione evolve rapidamente verso complicazioni neurologiche e respiratorie gravi, come encefalite e insufficienza respiratoria acuta, che possono condurre al coma e alla morte. Non esistono al momento terapie specifiche né vaccini autorizzati; la gestione clinica è esclusivamente di supporto, e ciò accresce il timore per il potenziale epidemico del virus.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito Nipah tra i patogeni a massima priorità per la ricerca e lo sviluppo di contromisure mediche, come ribadito anche in un recente articolo scientifico pubblicato su Nature Health. L’inclusione nella lista CEPI (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations) evidenzia il rischio rappresentato da un patogeno capace di colpire duramente comunità intere con poche possibilità terapeutiche.
Il professor Matteo Bassetti, infettivologo e direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, ha confermato in un post pubblicato su X l’attenzione internazionale per il caso indiano. “L’India si sta muovendo rapidamente per contenere un’epidemia di virus Nipah nello Stato orientale del Bengala Occidentale, dopo la conferma di cinque casi, tra cui medici e infermieri infettati. Sono state adottate tempestivamente misure locali di quarantena e sorveglianza, ma si teme una rapida diffusione“, ha dichiarato. Due pazienti, un uomo e una donna, sono attualmente ricoverati in terapia intensiva all’ospedale per malattie infettive di Beleghata, a Calcutta. Le condizioni dell’infermiera risultano in leggero miglioramento, ma permangono gravi.
Il virus Nipah non è nuovo all’India. Dal 2018 a oggi, lo Stato del Kerala ha affrontato almeno dieci focolai, alcuni con esiti tragici. Tuttavia, la comparsa di un nuovo cluster in un’area densamente popolata come il Bengala Occidentale – e soprattutto in un contesto ospedaliero – accende nuove preoccupazioni sulla capacità del sistema sanitario di circoscrivere l’infezione in fase precoce. La sorveglianza epidemiologica resta l’arma principale in assenza di strumenti farmacologici efficaci. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
