Il rischio di diffusione della Chikungunya in Italia e in Europa è più elevato di quanto stimato finora. Un nuovo studio scientifico evidenzia che il virus può trasmettersi anche a temperature più basse rispetto a quelle considerate finora critiche, ampliando di fatto la finestra stagionale di possibile circolazione. Nel 2025 in Italia sono stati registrati 472 casi, in larga parte concentrati in Emilia-Romagna, un numero nettamente superiore a quello dell’anno precedente.
Secondo i ricercatori, il virus è in grado di diffondersi già a partire da 13 gradi Celsius, mentre in passato si riteneva necessaria una soglia compresa tra i 16 e i 18 gradi. “Questo significa che la stagione di rischio è più lunga di quanto ipotizzato finora”, spiegano gli autori dello studio. In Italia la finestra favorevole alla trasmissione si estenderebbe per 4-5 mesi nella maggior parte del territorio nazionale, fino a raggiungere i 5-6 mesi nelle aree costiere, dove le temperature miti persistono più a lungo.
La malattia è trasmessa dalla zanzara Aedes albopictus, nota come zanzara tigre, ormai stabilmente diffusa in molte regioni italiane. Il cambiamento climatico, con l’aumento delle temperature medie e stagioni calde più prolungate, sta creando condizioni sempre più favorevoli alla proliferazione del vettore. “Il riscaldamento globale sta ampliando le aree e i periodi in cui la trasmissione è possibile”, sottolineano gli studiosi.
La Chikungunya provoca febbre alta e forti dolori articolari — tanto che il nome, di origine swahili, significa “ciò che piega” o “che contorce”. Nella maggior parte dei casi l’infezione si risolve spontaneamente, ma i dolori alle articolazioni possono persistere per mesi, incidendo significativamente sulla qualità della vita. L’Organizzazione mondiale della sanità aveva già messo in guardia sul potenziale aumento del rischio in Europa, alla luce della crescente presenza della zanzara tigre e delle mutate condizioni climatiche. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
