In Italia, circa 24 milioni di persone soffrono di una malattia cronica, pari a circa il 40% della popolazione. Per molti di questi pazienti, la patologia può compromettere in modo irreversibile la capacità lavorativa, rendendo necessario un sostegno economico da parte dello Stato. Ma quali malattie croniche danno diritto alla pensione? E quali requisiti bisogna soddisfare nel 2026? Ecco una guida completa aggiornata.
L’Inps riconosce diverse forme di tutela economica per chi non è più in grado di lavorare a causa di condizioni di salute irreversibili. La pensione di inabilità è prevista per chi si trova in stato di totale incapacità lavorativa, mentre l’assegno ordinario di invalidità (AOI) spetta a chi ha una capacità lavorativa ridotta di almeno due terzi. Esistono inoltre l’indennità di accompagnamento, riservata a chi non può autonomamente svolgere le attività quotidiane, e la pensione per invalidità civile al 100%, quest’ultima riservata ai casi di maggiore gravità. La durata della prestazione può essere temporanea o permanente, a seconda della valutazione medico-legale effettuata dall’Istituto.
Per ottenere la pensione o l’assegno di invalidità è necessario ricevere il riconoscimento medico-legale dell’INPS con una percentuale di invalidità pari o superiore al 74%. Con questa percentuale si ha diritto a prestazioni economiche concrete. Per il 2026, la pensione base per invalidi civili passa da 336,00 a 340,71 euro mensili, come stabilito dalla circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025. L’assegno mensile per invalidi civili parziali ammonta a 340,71 euro mensili per 13 mensilità, in presenza di redditi personali inferiori a 20.029,55 euro annui.
Dal 1° gennaio 2026 sono entrate in vigore nuove tutele per i lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche. La legge 106/2025 prevede 10 ore annue di permesso retribuito aggiuntivo per visite, esami e cure, rispetto a quelle già previste dalla Legge 104. Questo diritto spetta ai dipendenti del settore pubblico e privato con un grado di invalidità pari o superiore al 74%, affetti da malattia oncologica in fase attiva o in follow-up precoce, oppure da malattie invalidanti o croniche, anche rare. Il beneficio è riconosciuto anche ai genitori di figli minorenni con le stesse patologie.
Le malattie croniche che danno diritto alla pensione
L’elenco delle patologie che possono dare accesso a questi benefici è ampio e non rigidamente predeterminato. Tra le malattie oncologiche, i tumori in fase avanzata o metastatica, con recidive multiple o che richiedono trattamenti invasivi continui, rientrano nelle tabelle dell’invalidità con percentuali elevatissime, che possono arrivare fino al 100%. Le malattie neurologiche degenerative rappresentano un’altra categoria importante: la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson avanzato, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), l’epilessia grave con crisi frequenti e l’Alzheimer o le demenze senili invalidanti possono tutte portare al riconoscimento di un’invalidità permanente.
Non meno rilevanti sono le malattie cardiovascolari gravi, come l’insufficienza cardiaca cronica, gli infarti ripetuti con danni permanenti e le cardiopatie congenite complesse. Tra le patologie respiratorie, la BPCO in stadio avanzato, l’enfisema polmonare grave e la fibrosi polmonare compromettono profondamente la qualità della vita e la capacità lavorativa. Il diabete mellito con complicanze, come la retinopatia, la nefropatia e la neuropatia invalidante, può portare ad amputazioni, perdita della vista o alla necessità di dialisi, condizioni che danno diritto a prestazioni economiche significative.
Le malattie autoimmuni sistemiche, tra cui il lupus eritematoso sistemico, l’artrite reumatoide deformante e la spondilite anchilosante grave, così come le malattie psichiatriche invalidanti come le psicosi croniche (schizofrenia, disturbo bipolare severo), la depressione maggiore resistente ai trattamenti e i disturbi cognitivi gravi, completano il quadro delle patologie che possono garantire l’accesso alla pensione. L’insufficienza renale cronica in dialisi merita una menzione specifica: chi è sottoposto a dialisi continua può ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile al 100% e, in alcuni casi, l’indennità di accompagnamento.
Tra le patologie respiratorie croniche, la bronchite asmatica cronica ostruttiva e il trapianto di polmone danno diritto a percentuali di invalidità elevate. Per l’apparato digerente, sono riconosciute la stenosi esofagea, la cirrosi epatica, il trapianto di fegato, le malattie infiammatorie croniche intestinali come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, oltre al diabete, la diverticolosi e l’ulcera gastrica e duodenale. Le malattie rare, come l’emoglobinuria parossistica notturna, la mielofibrosi e la talassemia major, sono anch’esse incluse nelle tabelle con percentuali di invalidità specifiche.
I requisiti per fare domanda
Oltre alla diagnosi della malattia e al riconoscimento medico-legale dell’INPS, è necessario soddisfare alcuni requisiti amministrativi: raggiungere una percentuale di invalidità del 74% o più per avere diritto a pensioni o indennità; non superare determinati limiti di reddito (variabili in base alla prestazione richiesta); essere cittadino italiano o regolarmente residente in Italia. La domanda va presentata online sul sito dell’INPS, oppure tramite patronato, medico certificatore o CAF abilitati, allegando il certificato medico telematico e tutta la documentazione clinica aggiornata.
Conoscere i propri diritti è il primo passo per affrontare con maggiore sicurezza una situazione di malattia cronica invalidante. L’Italia offre un sistema di tutela che, pur con complessità burocratiche, può rappresentare un sostegno fondamentale per chi si trova nell’impossibilità di lavorare a causa di patologie gravi e irreversibili. Le novità introdotte nel 2026 dalla Legge 106/2025 rappresentano un passo avanti significativo nella tutela dei lavoratori con malattie croniche, ampliando le protezioni sia in ambito lavorativo sia in ambito assistenziale. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
