Nuova battuta d’arresto per il governo Meloni sul fronte dell’immigrazione. Il Tribunale di Palermo ha condannato lo Stato italiano a risarcire la ong Sea Watch con oltre 76mila euro per il fermo amministrativo subito dalla nave Sea Watch 3 nel 2019. Una sentenza che riapre la ferita politica del caso Rackete e che ha scatenato la reazione furibonda del governo.
La vicenda risale all’estate del 2019, quando la comandante tedesca Carola Rackete, al comando della Sea Watch 3, forzò il blocco navale di Lampedusa per far sbarcare 42 migranti soccorsi in zona Sar libica. L’operazione causò lo speronamento di una motovedetta della Guardia di Finanza durante le manovre, e la Rackete fu arrestata per resistenza a nave da guerra, inosservanza dell’ordine di fermarsi e favoreggiamento aggravato dell’immigrazione irregolare. L’attivista tedesca rischiava fino a 15 anni di carcere, ma nel 2021 il gip di Agrigento dispose l’archiviazione del procedimento penale.
Il risarcimento deciso dal tribunale di Palermo riguarda però un altro episodio: il fermo amministrativo subito dalla Sea Watch 3 dal 12 luglio al 19 dicembre 2019, durante il quale la nave rimase bloccata nel porto di Lampedusa. Secondo i giudici palermitani, il fermo fu illegittimo. La ong aveva presentato opposizione al prefetto di Agrigento il 21 settembre 2019, ma non ricevette mai risposta. In base alla legge applicabile in casi simili, il silenzio del prefetto avrebbe dovuto comportare il silenzio-accoglimento, cioè la cessazione automatica del sequestro. La nave, tuttavia, rimase bloccata fino a quando, dopo un ricorso d’urgenza, il tribunale di Palermo ne ordinò la restituzione il 19 dicembre 2019.
Il tribunale ha stabilito che i ministeri dell’Interno, dei Trasporti e dell’Economia, insieme alla prefettura di Agrigento, dovranno versare alla ong la somma di 76mila euro per i danni patrimoniali documentati, più 14mila euro per le spese di giudizio. Una cifra che rappresenta la compensazione per i mesi di blocco ingiustificato della nave umanitaria.
La reazione del governo è stata immediata e durissima. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la sentenza “assurda” e “vergognosa”, accusando i giudici di lasciare “senza parole”. Anche il leader della Lega Matteo Salvini, che all’epoca dei fatti era ministro dell’Interno, ha attaccato la decisione definendola una “provocazione”. Dalla maggioranza sono arrivate critiche forti verso quello che viene definito un ennesimo “schiaffo dei giudici” allo Stato italiano.
La vicenda Sea Watch continua intanto a tenere banco anche su altri fronti. Nella stessa giornata in cui il Tribunale di Palermo emetteva la sentenza sul risarcimento, quello di Catania ha revocato il fermo amministrativo di 15 giorni e la relativa multa per la Sea Watch 5, altra nave della stessa ong tedesca, permettendole di tornare in mare per le operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale. L’organizzazione ha commentato: “Presto torneremo nel Mediterraneo e saremo pronti a supportare le persone in transito”.
Un doppio colpo per la politica migratoria del governo, che negli ultimi anni ha puntato molto sul blocco delle ong e sulla chiusura dei porti. Le sentenze dei tribunali, tuttavia, continuano a dare ragione alle organizzazioni umanitarie, generando un conflitto sempre più acceso tra potere giudiziario e esecutivo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
