Dalle prime ore della giornata il Settentrione è interessato da una perturbazione ben organizzata, inserita in un flusso umido sud-occidentale in quota, che sta determinando precipitazioni diffuse e persistenti su gran parte del Nord Italia. Il quadro sinottico è tipicamente tardo-invernale, con isoterme a 850 hPa prossime allo zero e un profilo termico verticale favorevole a nevicate a quote relativamente basse, specie in presenza di precipitazioni moderate e di aria fredda preesistente nei bassi strati.
Sul Nord-Ovest e lungo l’arco alpino centrale le precipitazioni risultano continue e a tratti di moderata intensità, con locali rinforzi sui versanti maggiormente esposti allo stau da correnti sud-occidentali. In queste aree il limite delle nevicate si attesta mediamente tra 400 e 700 metri, ma nelle valli interne più chiuse, grazie alla presenza di un cuscinetto freddo nei bassi strati e al raffreddamento indotto dalla precipitazione la quota neve tende temporaneamente a scendere ulteriormente, con episodi fino a bassa collina nelle fasi più intense. Oltre i 1000–1200 metri si osservano già accumuli significativi, in progressivo aumento, soprattutto sui settori alpini lombardi e piemontesi.
Particolarmente interessante la situazione su Sondrio, dove la configurazione della Valtellina favorisce l’incanalamento delle correnti umide e la conservazione di aria fredda nei bassi strati. Qui la neve riesce a mantenersi solida o al più mista anche con termiche in quota marginali, consentendo accumuli localmente apprezzabili in ambito urbano e più consistenti già sulle prime alture circostanti.
Sul Nord-Est la distribuzione dei fenomeni appare più irregolare in pianura, ma con precipitazioni meglio organizzate sui rilievi prealpini e dolomitici tra alto Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. In quest’area la quota neve oscilla mediamente tra 500 e 800 metri, con temporanee sconfinamenti fino ai fondovalle nelle conche più chiuse, dove il raffreddamento notturno e l’isolamento termico hanno mantenuto temperature prossime allo zero. Emblematico il caso di Belluno, inserita in una conca prealpino-dolomitica che agisce da serbatoio naturale di aria fredda nei bassi strati: il sollevamento orografico associato al flusso umido in quota intensifica le precipitazioni e favorisce un ulteriore abbassamento della quota neve, con accumuli in crescita verso le Dolomiti e quantitativi più rilevanti oltre i 1000 metri.
Nel complesso, la combinazione tra isoterme prossime a 0 °C a 850 hPa, precipitazioni persistenti e orografia complessa sta creando condizioni favorevoli a nevicate localmente fino a bassa quota su molte aree montane del Settentrione. I settori più esposti si confermano quelli tra Valtellina e Dolomiti bellunesi, dove l’evento è destinato a lasciare accumuli importanti in media e alta montagna, con possibili ripercussioni sulla viabilità alpina e sulla gestione del rischio invernale nelle prossime ore. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
