Nel clima solenne e internazionale delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, l’intervento di Ghali sui social arriva come una nota stonata. Il cantante, invitato alla cerimonia inaugurale dell’evento, ha affidato a Instagram un lungo post – redatto in italiano, inglese e arabo – in cui denuncia di non essere stato autorizzato a cantare l’Inno d’Italia e di essere stato limitato nell’inserire versi in arabo all’interno di una poesia sulla pace. “So che poteva contenere più di una lingua. So che una lingua, quella araba, all’ultimo era di troppo”, scrive Ghali, alludendo a una censura culturale e linguistica.
Ma proprio nel momento in cui il Paese si prepara a mostrare il meglio di sé sul palcoscenico olimpico, il cantante sceglie di alzare i toni e di parlare – ancora una volta – di esclusione, discriminazione, silenzio imposto. “So che è tutto un gran teatro”, conclude, lasciando trasparire una visione amara e cinica dell’intera manifestazione. Ma se davvero ritiene che il tutto sia solo una messa in scena, perché accettare l’invito? Perché continuare a stare in scena, partecipare, per poi criticare dall’interno?
A rispondere con equilibrio e senso delle istituzioni è stato il presidente del Coni Luciano Buonfiglio, che in occasione della cerimonia d’inaugurazione di Casa Italia alla Triennale di Milano ha preferito non alzare i toni, ricordando il valore del momento: “Io penso che in questo momento sono portato a leggere solo cose positive, fare polemica in questi momenti lo trovo fuori luogo”.
Parole che risuonano con il buon senso. Le Olimpiadi non sono né un festival della canzone né una tribuna politica. Sono, prima di tutto, un evento sportivo e simbolico, che rappresenta l’unità nazionale e l’apertura internazionale attraverso lo sport. Se Ghali sente di non potersi esprimere, nessuno lo obbliga a partecipare. Ma lanciare frecciate e accuse, insinuare retroscena oscuri, alzare muri proprio mentre si celebra un evento che vuole abbatterli, rischia di danneggiare non tanto l’organizzazione, ma lo spirito stesso della manifestazione.
L’Italia ha bisogno di essere rappresentata da chi la ama e la difende, anche nei suoi simboli, anche nelle sue celebrazioni condivise. Se c’è davvero un palcoscenico che Ghali considera solo una recita, allora abbia il coraggio di non salirci. E lasci spazio a chi, con fierezza e senza polemiche sterili, vuole essere parte di un momento che unisce, non divide. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
