Si è spento all’età di 96 anni Antonino Zichichi, uno dei protagonisti più brillanti e carismatici della fisica italiana del secondo Novecento. Scienziato, divulgatore, uomo di fede e instancabile promotore della cultura scientifica, Zichichi ha lasciato un’impronta profonda non solo nei laboratori di ricerca, ma anche nella coscienza collettiva del Paese, contribuendo in modo determinante a costruire un ponte tra scienza, società e spiritualità.
Nato a Trapani nel 1929, Zichichi ha attraversato quasi un secolo di storia della fisica con il passo del pioniere. A Ginevra, al CERN, nel 1965 fu alla guida del team che osservò per la prima volta l’antideutone, una delle particelle fondamentali dell’antimateria. Dall’altra parte dell’Atlantico, lavorò presso il Fermilab di Chicago, partecipando alla stagione più intensa della fisica delle particelle, mentre in Italia contribuiva alla crescita di una nuova generazione di ricercatori, da Bologna ai Laboratori di Frascati. Professore emerito dell’Università di Bologna, ha formato intere generazioni di fisici, trasmettendo loro non solo il rigore del metodo sperimentale, ma anche la visione della scienza come vocazione e responsabilità morale.
Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dal 1977 al 1982, Zichichi fu tra gli artefici della nascita dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, oggi centro d’eccellenza mondiale. Fu anche presidente della Società Europea di Fisica nel 1978, ruolo che ne consacrò la statura internazionale, pur segnato da un controverso episodio: nel 1979, la sua candidatura alla direzione del CERN fu respinta dopo forti tensioni diplomatiche, con una frattura tra l’Italia e gli altri Stati membri che rimase negli annali della comunità scientifica.
Ma Zichichi non fu solo un uomo di laboratori e conferenze. Fu anche il fondatore, nel cuore della sua Sicilia, del Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana” di Erice, un luogo unico in Europa dove premi Nobel e giovani ricercatori si incontrano da decenni per discutere delle frontiere della conoscenza. E fu proprio attraverso questo centro che contribuì a dare prestigio internazionale alla sua terra d’origine, come ha ricordato oggi il ministro Adolfo Urso: “Ha saputo dare prestigio alla Sicilia e all’Italia nel mondo”.
Accanto al rigore scientifico, Zichichi non nascose mai la sua fede cattolica, né la sua convinzione che scienza e religione potessero dialogare senza contraddirsi. Una posizione che difese con forza anche nelle arene pubbliche, opponendosi con eguale vigore tanto al dogmatismo antiscientifico quanto all’arroganza scientista. La sua crociata contro le pseudoscienze, in particolare l’astrologia – che definiva senza mezzi termini una “Hiroshima culturale” – fu tra le sue battaglie più note, e gli valse spesso l’ammirazione di chi credeva nel valore educativo della scienza.
I messaggi di cordoglio delle istituzioni politiche e accademiche tracciano oggi un ritratto condiviso: quello di un uomo che ha saputo unire il sapere alla passione, la ricerca alla divulgazione, l’identità italiana a una visione autenticamente cosmopolita. “Una mente gigantesca”, lo ha definito la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, mentre il vicepremier Antonio Tajani ha ricordato “un uomo di fede, capace di sostenere con coraggio la correlazione tra scienza e religione”.
La comunità scientifica perde oggi non solo un fisico di primo piano, ma anche un testimone instancabile del valore umano del sapere, della ricerca come motore di pace e della conoscenza come bene universale. Il suo insegnamento continuerà a vivere nei laboratori, nelle aule e nei sogni di tanti giovani che, anche grazie a lui, hanno scelto di cercare, capire e non smettere mai di domandare. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
