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Cuba senza petrolio e senza Turisti, parte la Flotilla “Nueva America”

L’isola caraibica è nel caos dopo il blocco delle forniture venezuelane imposto da Trump. Russia e Canada evacuano i turisti. Una flotta di navi con aiuti si prepara a partire: “Non vi lasceremo soli”.

Una flotta di navi umanitarie si prepara a salpare verso Cuba per portare aiuti e solidarietà all’isola caraibica, messa in ginocchio dall’embargo americano rafforzato dall’amministrazione Trump dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro. L’iniziativa, che richiama quella della Global Sumud Flotilla per Gaza, si chiama «Nueva America» e dovrebbe partire entro aprile dalle coste di Messico e Colombia.

La situazione a Cuba si è drammaticamente aggravata dall’indomani del blitz con cui gli Stati Uniti hanno catturato Maduro. Donald Trump ha immediatamente bloccato le forniture di petrolio venezuelano all’isola e minacciato nuovi dazi a chiunque avesse osato inviare carburante all’Avana. Il risultato, come ha ammesso il presidente cubano Miguel Díaz-Canel, è che «neppure una goccia di greggio è arrivata» da allora.

Senza le forniture venezuelane, che garantivano tra i 27mila e i 35mila barili di petrolio al giorno, Cuba riesce a coprire solo il 40% del suo fabbisogno energetico con la produzione interna. Le conseguenze sono devastanti: i trasporti pubblici sono praticamente fermi, le strade sono sempre più vuote e molti cubani sono tornati ad utilizzare carbone e legna per cucinare, in scene che riportano indietro di decenni.

Di fronte a questa emergenza, la società civile internazionale si è mobilitata. Il nome della flotta, «Nueva America», è un riferimento diretto al saggio di José Martí, eroe dell’indipendenza cubana. L’obiettivo degli attivisti è duplice: da un lato portare sostegno umanitario concreto al popolo cubano, dall’altro dimostrare simbolicamente che un Paese terzo non ha alcun diritto di limitare i flussi commerciali di un altro Paese per mere ragioni politiche.

«Vogliamo far sapere al popolo cubano che non è solo e ha il diritto di autodeterminarsi», spiega Thiago Avila, uno dei promotori dell’iniziativa. Gli attivisti hanno avviato una raccolta fondi e, sebbene i dettagli operativi non siano ancora definitivi, l’ipotesi più probabile è che le navi partano da Messico e Colombia piuttosto che dagli Stati Uniti.

L’iniziativa ha già raccolto un ampio consenso tra figure progressiste di spicco a livello internazionale. Hanno espresso il loro sostegno David Adler, politologo ed ex consulente di Bernie Sanders oggi coordinatore di Progressive International, l’ex leader dei laburisti britannici Jeremy Corbyn, la deputata statunitense Rashida Tlaib e l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau.

La flotilla richiama l’esperienza della Global Sumud Flotilla, che ha tentato di bucare il blocco navale imposto da Israele su Gaza per portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese. Anche in quel caso l’iniziativa aveva generato forte attenzione mediatica internazionale e mobilitato l’opinione pubblica progressista mondiale.

La gravità della situazione è testimoniata anche dall’annuncio di Russia e Canada che hanno dato ordine di evacuare tutti i turisti presenti a Cuba, prima che neppure gli aerei possano contare sul carburante necessario per lasciare l’isola. La fuga dei turisti rischia di innescare un circolo vizioso devastante per l’economia cubana, che dipende in larga parte proprio dall’afflusso di presenze dall’estero.

Senza turismo e senza petrolio, l’economia dell’isola è sull’orlo del collasso. I negozi sono sempre più vuoti, i blackout elettrici si moltiplicano e la vita quotidiana dei cubani diventa ogni giorno più difficile. Le immagini delle strade deserte dell’Avana, un tempo animate da turisti e traffico, restituiscono plasticamente l’impatto dell’embargo.

Mentre l’ONU lancia l’allarme e chiede agli Stati Uniti di interrompere l’embargo, a L’Avana il governo si prepara soprattutto a scongiurare eventuali proteste anti-regime. Il ricordo è ancora vivo delle manifestazioni del 2021, che portarono a migliaia di arresti e rappresentarono la più grave crisi interna per il governo cubano degli ultimi decenni.

La combinazione tra crisi economica, mancanza di beni di prima necessità e frustrazione popolare crea un mix potenzialmente esplosivo. Il regime di Díaz-Canel sa che l’assenza di forniture energetiche non è solo un problema economico, ma anche una potenziale miccia sociale che potrebbe innescare una nuova ondata di proteste.

L’inasprimento dell’embargo americano ha suscitato critiche anche da parte di alleati tradizionali di Washington. L’Unione Europea ha espresso preoccupazione per le conseguenze umanitarie delle sanzioni, mentre diversi Paesi latinoamericani hanno condannato quella che considerano un’ingerenza illegittima negli affari di uno Stato sovrano.

La flotilla «Nueva America», se riuscirà a partire, rappresenterà un test importante per verificare fino a che punto l’amministrazione Trump è disposta a spingersi nell’applicazione dell’embargo. Gli organizzatori si dicono consapevoli dei rischi, ma determinati a portare a termine la missione: «Non lasceremo solo il popolo cubano», è il messaggio che vogliono lanciare al mondo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!