Approda in Senato una proposta di legge bipartisan destinata a fare discutere: vietare la macellazione degli equini in Italia. Una battaglia per riconoscere a cavalli e pony, ma anche a muli, asini e bardotti lo status giuridico di “animale di affezione”, sottraendoli definitivamente dalla filiera alimentare.
La proposta porta la firma delle senatrici Susanna Cherchi del Movimento 5 Stelle e Luana Zanella di Alleanza Verdi e Sinistra, anche se una richiesta analoga è arrivata da Michela Brambilla di Noi Moderati. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, il testo è appena stato incardinato in commissione Ambiente a Palazzo Madama, dando avvio a un iter legislativo che dopo quattro legislature di tentativi falliti potrebbe finalmente arrivare in porto.
La proposta prevede di attribuire la dicitura “Non Dpa – non destinato alla produzione alimentare” a tutte queste specie animali. Le conseguenze sarebbero immediate e severe: reclusione da tre mesi a tre anni e multa da 30mila a 100mila euro per chi alleva equini da destinare alla macellazione, con un inasprimento di un terzo della pena se le carni sono immesse sul mercato.
Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia, impegnata da anni contro la commercializzazione della carne di cavallo, parla di un segnale “di un passaggio politico rilevante e atteso”. “Il Parlamento ha deciso di affrontare una pratica crudele e opaca, che provoca gravi sofferenze agli animali e pone seri interrogativi anche sul piano della tutela della salute pubblica”, ha dichiarato al quotidiano.
Animal Equality ha realizzato negli anni numerose inchieste sulla macellazione degli equini nel nostro Paese, documentando gravi abusi e violazioni delle norme sul benessere animale. Nel 2023 l’associazione animalista ha presentato una petizione al Governo per fermare la macellazione, raccogliendo ben 247mila firme, un dato che testimonia la crescente sensibilità dell’opinione pubblica sul tema.
Le norme prevedono anche un “Fondo per la riconversione degli allevamenti di equidi”, pensato per dare incentivi economici agli allevatori che vorranno riconvertire le loro attività. Il fondo avrebbe una dotazione di 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, con l’obiettivo di accompagnare la transizione del settore verso modelli produttivi alternativi.
Se la legge dovesse entrare in vigore nella versione proposta da Avs e M5S, entro due mesi scatterebbe l’obbligo di iscrizione nel Registro anagrafico di tutti gli equidi, pena una sanzione da 20mila a 50mila euro. Questo permetterebbe di identificare e monitorare ogni singolo animale attraverso l’inoculazione di un transponder, un microchip elettronico sottopelle. Ogni animale iscritto nel registro, in base al nuovo provvedimento, sarà automaticamente dichiarato “Non Dpa”.
Secondo i dati più recenti, aggiornati al 20 gennaio 2026 e allegati alla proposta di legge, negli ultimi anni il macello di equini nel nostro Paese è progressivamente calato. Al primo gennaio 2012 erano 4.609 gli animali macellati, di cui 2.952 provenienti dall’estero e 1.657 dall’Italia. Nel 2019 il numero complessivo è sceso a 3.636, con 1.304 animali provenienti dall’estero e 2.332 dall’Italia.
A inizio 2025 il numero è ulteriormente diminuito fino a 2.012 capi, di cui 567 da Stato estero e 1.445 dall’Italia. La regione con il più alto numero di esemplari macellati è la Puglia con il 34,32%, seguita da Emilia-Romagna con il 20,30% e Veneto con il 13,67%. Questi dati mostrano un trend in costante discesa, probabilmente legato al cambiamento culturale in atto nel rapporto tra italiani e cavalli.
Il dibattito che si aprirà nelle prossime settimane sarà sicuramente acceso. Da un lato le associazioni animaliste e una parte crescente dell’opinione pubblica che considera il cavallo un animale da compagnia e non da reddito, al pari di cani e gatti. Dall’altro chi difende una tradizione culinaria radicata in alcune regioni italiane e gli allevatori che dovranno affrontare una riconversione delle loro attività.
La proposta rappresenta comunque un punto di svolta storico: per la prima volta dopo quattro legislature di tentativi, un provvedimento di questo tipo entra effettivamente nell’iter parlamentare con possibilità concrete di approvazione. Il dibattito in commissione Ambiente sarà il primo banco di prova per capire se questa battaglia animalista potrà finalmente trasformarsi in legge dello Stato. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
