Il prezzo del Brent, il benchmark internazionale per le quotazioni del greggio, è schizzato a 80 dollari al barile negli scambi over the counter, registrando un’impennata del 10% rispetto alle quotazioni precedenti. Il balzo è avvenuto nelle ore successive all’attacco contro l’Iran e all’escalation in tutto il Golfo Persico, mentre i mercati regolamentati riapriranno solo nelle prossime ore. Gli analisti già pronosticano un avvicinamento a quota 100 dollari.
“Prevediamo che i prezzi apriranno vicini ai 100 dollari al barile e forse supereranno tale livello se assisteremo a un’interruzione prolungata dello Stretto di Hormuz”, afferma Ajay Parmar, direttore del settore energia e raffinazione dell’Icis. Una stima condivisa anche dagli analisti di Barclays.
La situazione nei pressi dello Stretto di Hormuz è critica. Secondo i dati elaborati dalla piattaforma Marine Traffic e riportati da Al Jazeera, almeno 150 petroliere — tra cui navi che trasportano greggio e gas naturale liquefatto — hanno gettato l’ancora nelle acque aperte del Golfo. Altre decine di navi erano ferme dall’altra parte dello stretto, in prossimità delle coste di Iraq, Arabia Saudita e Qatar, tra i principali produttori mondiali di petrolio e Gnl.
Nel tentativo di stabilizzare i mercati, l’Opec+ ha annunciato un aumento della produzione di 206mila barili al giorno ad aprile, una quantità superiore ai 137.000 barili aggiuntivi previsti dagli analisti prima del fine settimana. Nel comunicato diramato al termine della riunione virtuale, il cartello non cita l’attacco all’Iran ma parla di “una stabile prospettiva economica globale” e di “attuali solidi fondamentali del mercato”, ribadendo la necessità di un approccio cauto e flessibile.
Tuttavia, secondo gli esperti, l’aumento produttivo non sarà sufficiente a contenere il rialzo dei prezzi. “È un segnale, non una soluzione. Se il petrolio non può transitare attraverso lo Stretto di Hormuz, ulteriori 206.000 barili al giorno fanno ben poco per alleviare il mercato”, afferma Jorge Leon, analista di Rystad Energy, sottolineando che “i rischi logistici e di transito contano più degli obiettivi di produzione in questo momento”. Secondo Homayoun Falakshahi, analista di Kpler, in uno scenario di guerra prolungata con interruzioni dell’approvvigionamento, i prezzi del greggio potrebbero superare i 120 dollari al barile.
L’Opec+ si riunirà nuovamente il 5 aprile 2026 e potrebbe valutare ulteriori aumenti produttivi. Solo Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e, in misura minore, Kuwait e Iraq dispongono tuttavia della capacità necessaria per incrementare concretamente l’output, mentre gli altri membri del cartello presentano margini limitati, pur dipendendo fortemente dal regolare funzionamento dello stretto per le proprie esportazioni.
Sul fronte politico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non essere preoccupato per l’impatto dell’attacco sui prezzi del petrolio. “Non sono preoccupato per nulla. Faccio solo ciò che è giusto. Alla fine, funziona”, ha detto Trump in un’intervista a Fox News. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
