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Iran, Schlein attacca Meloni: “Amica di Trump ma non sapeva dell’attacco”

La leader dem colpisce Palazzo Chigi per non essere stata avvertita dell’attacco all’Iran. Ma nessun alleato europeo era stato informato da Washington: attaccare Meloni per questo è ingiustificato.

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha colto l’occasione dell’escalation militare in Medio Oriente per sferrare un attacco a Palazzo Chigi, prendendo di mira la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La critica, però, si rivela debole nei fatti e strumentale nella sostanza.

Schlein ha pubblicato una lunga nota in cui, dopo aver espresso preoccupazione per i cittadini italiani bloccati nella regione e aver condannato le azioni militari unilaterali di USA e Israele contro l’Iran, ha puntato il dito contro la premier: “Meloni non interviene, eppure l’amicizia che rivendica con Trump non gli ha impedito di non avvertirla dell’attacco, tanto da avere il nostro ministro della Difesa bloccato a Dubai”.

Il riferimento è alla situazione del ministro Guido Crosetto, rimasto intrappolato negli Emirati Arabi Uniti a causa della chiusura dello spazio aereo seguita ai raid missilistici iraniani sul Golfo. Un episodio certamente problematico sul piano logistico, ma che Schlein usa come arma politica contro Meloni in modo quanto meno scorretto.

Il punto che la leader dem ignora è decisivo: quasi nessun leader occidentale era stato informato in anticipo dell’Operazione “Lion’s Roar”, il massiccio attacco congiunto USA-Israele scattato il 28 febbraio che ha colpito installazioni militari, arsenali missilistici e la leadership dell’Iran, causando tra l’altro la morte della Guida Suprema Ali Khamenei. La Francia ha reagito convocando d’urgenza il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, segno di una risposta reattiva e non preventiva. La Norvegia ha apertamente criticato i raid come non conformi al diritto internazionale. Il Regno Unito ha saputo dei missili iraniani diretti verso le basi di Cipro praticamente in tempo reale. La NATO ha alzato le difese antimissile senza poter rivendicare alcuna previsione degli eventi.

L’unica eccezione parziale è stata la Germania, con il cancelliere Friedrich Merz che ha dichiarato di essere stato informato in anticipo anche se i fatti sul campo suggeriscono una conoscenza tutt’altro che completa da parte europea e che i giornali statunitensi hanno smentito categoricamente questa notizia.

In questo quadro, l’Italia non era affatto un caso isolato: era, semmai, la norma. Attaccare Meloni per non aver ricevuto una notifica preventiva da Washington significa ignorare deliberatamente che l’intera alleanza atlantica è stata tenuta all’oscuro di un’operazione militare di portata storica. La scelta di Trump e Netanyahu di agire senza consultare gli alleati europei è certamente un tema politico serio e legittimo ma il bersaglio di quella critica deve essere la Casa Bianca, non Palazzo Chigi.

Schlein stessa riconosce, nella stessa nota, che “Trump solo qualche giorno fa convocava il Board of Peace con cui intende sostituire l’ONU e poi decide da solo insieme a Netanyahu dove e come colpire”. Una critica sacrosanta a Trump, che però stride con l’attacco successivo a Meloni: se Trump decide tutto da solo, come può essere colpa della premier italiana non essere stata avvertita?

La contraddizione è evidente e rivela una strumentalità difficile da ignorare. Mentre la crisi in Medio Oriente richiede risposte politiche serie — a partire dal rimpatrio dei connazionali bloccati e da un’azione diplomatica europea coordinata — l’opposizione sceglie di trasformare un dramma geopolitico in una frecciata da campagna elettorale permanente. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!