Il Sole torna protagonista in questo inizio di marzo. Secondo le previsioni dello Space Weather Prediction Center della NOAA, nel corso del weekend la Terra potrebbe essere raggiunta da un flusso ad alta velocità di vento solare, con effetti sulla magnetosfera terrestre e possibili fenomeni aurorali alle alte latitudini.
Gli esperti indicano sabato 7 marzo come il momento più probabile per l’interazione del vento solare con il campo magnetico del pianeta. Il fenomeno, se confermato, potrebbe innescare una tempesta geomagnetica di classe G1, il livello più basso nella scala ufficiale che va da G1 a G5, ma comunque capace di produrre effetti visibili nel cielo.
Le tempeste geomagnetiche sono perturbazioni causate dall’impatto del vento solare sulla magnetosfera terrestre. Quando le particelle cariche provenienti dal Sole raggiungono la Terra, comprimono e agitano il campo magnetico del pianeta. Una tempesta G1, corrispondente a un indice Kp intorno a 5, viene classificata come “minore” e nella maggior parte dei casi non comporta rischi per la popolazione né conseguenze significative sulle infrastrutture a basse e medie latitudini.
Gli effetti più comuni di una perturbazione di questa entità riguardano possibili lievi fluttuazioni nelle reti elettriche ad alta latitudine e piccoli disturbi nelle comunicazioni radio ad alta frequenza. Il fenomeno si traduce però, soprattutto, in uno spettacolo naturale: le aurore boreali e australi, che in queste condizioni risultano più intense e diffuse del normale alle latitudini polari.
Durante una tempesta geomagnetica, le particelle solari vengono incanalate verso i poli magnetici della Terra, dove collidono con gli atomi dell’atmosfera generando i caratteristici bagliori colorati. In caso di intensificazione dell’attività geomagnetica oltre le previsioni attuali, le aurore potrebbero rendersi visibili anche a latitudini leggermente inferiori rispetto al consueto, in alcune zone della Scandinavia, del Canada settentrionale e dell’Alaska.
Il contesto è quello di un ciclo solare particolarmente attivo. Il 2026 si colloca in prossimità del massimo del ciclo solare 25, un periodo storicamente favorevole all’osservazione delle aurore anche alle medie latitudini. Gli eventi di gennaio 2026 avevano già mostrato come l’attività solare possa produrre tempeste di intensità superiore, con ripercussioni visibili ben oltre i circoli polari. Tuttavia, per fenomeni aurorali spettacolari alle latitudini dell’Europa centrale o dell’Italia occorrerebbero tempeste di classe almeno G3 o G4.
Per questo weekend gli aggiornamenti del servizio NOAA rimangono la fonte di riferimento per seguire in tempo reale l’evoluzione dell’attività geomagnetica e valutare se le condizioni si intensificheranno rispetto alle previsioni iniziali. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
