Per il terzo giorno consecutivo la Terra si trova immersa in un flusso di particelle cariche ad alta energia proveniente dal Sole, che secondo i dati più recenti viaggia a oltre 600 chilometri al secondo. A generare questa prolungata instabilità non è un brillamento solare, bensì un buco coronale: un’ampia regione dell’atmosfera solare dove le linee del campo magnetico si aprono verso lo spazio esterno anziché ripiegarsi sulla superficie, agendo come un canale preferenziale attraverso cui il plasma solare fuoriesce a velocità superiori rispetto al normale vento solare.
La pressione costante di questo flusso sta comprimendo la magnetosfera terrestre, inducendo gli esperti a prevedere una tempesta geomagnetica di classe G1. Si tratta della categoria più bassa nella scala internazionale delle perturbazioni geomagnetiche, considerata lieve e quasi impercettibile per la grande maggioranza della popolazione.
Dal punto di vista tecnologico, gli effetti attesi sono di entità minore: possibili deboli fluttuazioni nelle reti elettriche e piccoli impatti sulle operazioni di alcuni satelliti in orbita, senza tuttavia compromettere la stabilità delle infrastrutture quotidiane. Le agenzie spaziali e gli operatori di rete tengono sotto controllo la situazione in via precauzionale.
L’aspetto più suggestivo della perturbazione riguarda la possibilità di osservare aurore polari a latitudini più basse del solito. L’energia trasportata dal vento solare stimola i gas dell’atmosfera superiore, intensificando il fenomeno luminoso. Nelle regioni prossime ai circoli polari lo spettacolo potrebbe risultare particolarmente vivido nelle prossime ore.
L’evoluzione della tempesta dipenderà dall’orientamento del campo magnetico trasportato dal vento solare: se la pressione dovesse mantenersi elevata, l’attività geomagnetica potrebbe protrarsi ancora per qualche ora. Gli aggiornamenti delle agenzie di monitoraggio spaziale forniranno un quadro più preciso nel corso della giornata. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
